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TELEVISIONE 9 Maggio Mag 2016 1655 09 maggio 2016

Rai, Crozza e Bonolis non arrivano

A Renzi non va giù la satira anti-governo: il comico resta a La7. No pure al Paolo nazionalpopolare: troppo 'primadonna'. Per Ballarò avanza Maria Teresa Meli.

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Maurizio Crozza e Paolo Bonolis.

Al di là dei proclami fatti dall’amministratore delegato della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, in occasione delle ultime uscite pubbliche - tese a rassicurare più Palazzo Chigi che i telespettatori -, la verità è che a poco più di un anno dal suo insediamento in Viale Mazzini non si sono visti cambi di rotta, nuovi corsi, inversioni di tendenza.
L’unica impronta lasciata sul cavallo della tivù pubblica dal manager voluto dal premier Matteo Renzi sono le 20 assunzioni esterne finite nel mirino della Corte dei conti.
Doveva essere la volta buona, ma molto probabilmente non sarà questa.
UNA RAI ALLINEATA. Anche perché dopo l'ennesima intervista che il presidente del Consiglio si è apparecchiato nello studio di Fabio Fazio, conduttore di Che tempo che fa su RaiTre, è chiaro a tutti qual è l’idea di servizio pubblico che ha in testa il capo del governo: un megafono di Palazzo Chigi.
Per questa ragione, nonostante i proclami di Campo Dall’Orto, simili a desideri più che a buoni propositi, in Rai non sono destinati ad arrivare né Maurizio Crozza né Paolo Bonolis.
SATIRA? NO, GRAZIE. Il primo, mattatore del venerdì sera di La7 con Crozza nel Paese delle meraviglie e copertina traino di DiMartedì - programma di approfondimento della stessa rete condotto da Giovanni Floris che ha superato nella gara degli ascolti Ballarò, trasmesso da RaiTre e guidato dal già dimissionato Massimo Giannini (pronto a tornare a la Repubblica come spalla del direttore Mario Calabresi) -, è stato bloccato dallo stesso Renzi, nonostante la trattativa con la Rai fosse già a buon punto.
Il comico ligure, al momento, rappresenta la falange avanzata della satira anti-governativa e la cosa non piace affatto all’esecutivo, che preferisce i ''comici alla camomilla''.
La carta vetrata della satira va messa in soffitta. O, al massimo, che resti a La7.

I dirigenti della tivù pubblica trattano con Fiorello

Un posto nella nuova Rai anche per Maria Teresa Meli, giornalista che collabora con il Corriere della sera.

Bonolis, invece, rimane a Mediaset per una strana combinazione di fattori.
Tecnicamente il suo contratto con il colosso di Cologno Monzese scade a giugno 2016 e il numero di puntate realizzate è nettamente inferiore a quanto previsto.
Uno scarto che Mediaset ha deciso di far valere, in modo da bloccare la fuga del Paolo nazionalpopolare verso l’emittente pubblica.
NO A CHI ''FA LA STAR''. Dall’altra parte c’è la scarsa voglia della Rai d’investire su un personaggio considerato difficile da gestire.
Viale Mazzini, su preciso input di Palazzo Chigi, vuole ridurre al minimo i problemi che possono arrivare dalle ''star abituate a fare le star''.
Bonolis sotto le insegne della televisione pubblica non sarebbe disposto ad accontentarsi del minimo.
E visto che i dirigenti della Rai stanno trattando con Fiorello, che piace tanto anche agli esponenti del governo vicini a Renzi, due galli nello stesso pollaio sarebbero davvero troppi.
MELI VERSO LA TIVÙ. Chi sembra avere la strada spianata verso la consacrazione del video è la notista politica del Corriere della sera Maria Teresa Meli, «che sta a Renzi come Augusto Minzolini stava a Silvio Berlusconi», sussurrano maliziosamente i maligni.
La pasionaria del renzismo - tutto ciò che fa il governo è perfetto, è il suo vademecum - potrebbe ottenere la conduzione di Ballarò al posto di Giannini, se non addirittura il timone del Tg3, dove Bianca Berlinguer ha già iniziato ad accusare la stanchezza del costante pressing nei suoi confronti.
RIOTTA AL POSTO DI PORRO? Ovviamente se dovesse prevalere la scelta del talk show la ''direttora'' del terzo Canale, Daria Bignardi, si ritroverà sul tavolo l’accordo già fatto, visto che le trattative non passano dalla sua scrivania.
E lo stesso vale per Gianni Riotta, al quale spetta comunque un premio di consolazione. Magari su RaiDue al posto di Nicola Porro.
Un altro chiaro segnale di chi comanda davvero in Viale Mazzini.

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