Gomorra 2 debutta il 10 maggio su Sky
INTRATTENIMENTO 10 Maggio Mag 2016 0900 10 maggio 2016

Gomorra, il business della serie Sky

Un milione di spettatori in media su Sky Atlantic. Oltre al 10% di share su Rai 3. Giro d'affari e indotto della serie televisiva. Venduta in 130 Paesi del mondo.

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Sta’ senza penzier” e “doje frittur” sono intercalari trasversali ormai al Nord quanto al Sud del Belpaese.
Salvatore Esposito, alias Genny Savastano, è stato l’ospite d’onore negli spogliatoi del Paris Saint Germain, dove le Roi Zlatan Ibrahimovic – suo fan – festeggiava l’ennesimo scudetto.
Tutti attendono la nuova stagione di Gomorra, ma non è tutto oro quel che luccica. Almeno sul versante economico.
Il coproduttore Riccardo Tozzi, patron di Cattleya e Palma d’oro a Cannes per Padre padrone dei Taviani e L'albero degli zoccoli di Olmi, ammette che «a livello di business, è tutto un po’ più complicato di come si possa immaginare. Con la prima edizione pensavamo di fare una serie simile a Romanzo criminale, invece abbiamo sforato il budget».
VENDUTO IN 130 PAESI. Più in generale, i guadagni non sono enormi. «Gomorra», spiega, «è un prodotto all’avanguardia, ma siccome è italiano, viene venduto all’estero a un prezzo minore di quelli realizzati in Gran Bretagna, Scandinavia, Israele».
La serie segna comunque un punto di svolta per l’industria nostrana dell’entertainment. Lo dicono i numeri: 1 milione di spettatori in media su Sky Atlantic, il 10% di share su Rai 3, diritti venduti in 130 Paesi, troupe da 600 persone che hanno girato in 400 location, da Napoli alla Costa Rica.

Un affare anche per la Rai

Una scena di Gomorra.

«In media», dice Tozzi, «una puntata costa sugli 1,35 milioni di euro». Il budget complessivo per ogni stagione dovrebbe sfiorare i 16 milioni. Di questi il 60% è a carico di Sky. Molto lento il recupero di quanto speso.
Numeri ufficiali non ce ne sono, ma Tozzi spiega che se «Romanzo criminale ha recuperato sul versante estero tra il 20 e il 30% di quanto investito, con Gomorra siamo oltre al 40%». Finora, ufficiosamente, si parla di circa 10 milioni incassati grazie ai diritti piazzati all’estero, ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri 3 legati alla vendita dei dvd.
GLI INTROITI DI SKY E FANDANGO. Parte degli introiti dovrebbe andare anche a Domenico Procacci della Fandango, detentore pure dei diritti cinematografici: da Cattleya avrebbe ottenuto una fiche (si dice meno di 200 mila euro) che in base al successo del prodotto potrebbe salire fino a 1 milione di euro.
Sempre su questo fronte è interessante quanto successo per la trasmissione in chiaro. In un primo tempo Gomorra doveva andare su La7: l’accordo – circa 250 mila euro per i diritti – è saltato con il cambio di proprietà. Ne ha approfittato la Rai, per molto meno (sotto i 150 mila euro). Ma sarebbe un errore soffermarsi soltanto su queste cifre. «Perché Gomorra», dice il produttore, «rappresenta il futuro, all’estero è sinonimo di qualità. Il racconto è moderno perché incentrato sull’analisi del male, su quello di cui non si parla. Per livello di scrittura, numero di ambientazioni ed esiguità dei costi siamo molto più avanti degli stessi americani».
A Hollywood la star o lo showrunner guadagnano anche mezzo milione di dollari a puntata, in Italia Marco D’Amore, alias Ciro l’immortale, ha confessato a Vanity Fair che «con un anno di lavoro su Gomorra, se va bene, mi pago una settimana di vacanza».

Questo articolo è un estratto del numero di pagina99 in edicola da sabato 7 maggio con uno speciale dedicato a Gomorra, la serie. Da martedì 10 maggio va in onda su Sky Atlantic la seconda stagione.

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