Verdelli
4 Gennaio Gen 2017 1221 04 gennaio 2017

Caos in Rai, lo sfogo di Verdelli: «Su di me la tempesta perfetta»

Scintille con Maggioni. Fragilità di Campo Dall'Orto. No dell'Usigrai. Così il piano editoriale è stato bocciato. «Vedevo nuvoloni da mesi. Ma sui conti non c'erano problemi», dice a Lettera43.it. Cosa c'è dietro l'addio.

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La tempesta perfetta. Carlo Verdelli, il giorno dopo, definisce così la bocciatura del suo piano editoriale, arrivata in una riunione informale del consiglio di amministrazione della tivù pubblica convocata senza che i consiglieri, teoricamente, dovessero esprimere un voto, ma in realtà divenuta l'atto finale della sua complicata avventura in Rai. C'è rammarico nella voce dell'ex vice direttore del Corriere della sera, direttore di Vanity Fair, de La Gazzetta dello Sport ed ex vice presidente di Condé Nast, che con Lettera43.it ammette: «I nuvoloni erano all'orizzonte da mesi, ma ora è arrivata la tempesta perfetta».

RESA DEI CONTI ATTESA. La sua biografia racconta una lunga lista di successi editoriali, per formule innovative e vendite, che però non è bastata a incidere sul campo limaccioso di Viale Mazzini. Sul suo piano - che prevedeva l'accorpamento delle redazioni per flussi di notizie e delle edizioni regionali, una nuova testata all digital in modo da liberare risorse giornalistiche da dedicare ai programmi di approfondimento - si preparava da mesi il redde rationem. Tanto che l'ormai ex direttore editoriale ne aveva anticipato la presentazione, prevista teoricamente a fine 2016.

TENSIONI CON I VERTICI. C'era il pressing serrato della stessa presidente Monica Maggioni, che forse non aveva digerito le critiche di Verdelli sullo share di Rainews24. E poi c'era la resistenza dei direttori di telegiornali, di rete e delle sedi regionali, del potente sindacato Usigrai. Ma soprattutto, commentano maligni nei corridoi di Mamma Rai, ha pesato la giravolta di Antonio Campo Dall'Orto - preso di mira per dati di ascolto calanti e costi esterni lievitati -, che all'ultimo avrebbe scaricato il suo direttore editoriale per salvare se stesso, o quantomeno non ne avrebbe difeso le proposte.

Antonio Campo Dall'Orto e Monica Maggioni.

Il dg che doveva rottamare la tivù pubblica in parallelo al premier rottamatore d'Italia è diventato progressivamente sempre più indigesto anche all'interno della maggioranza che lo appoggiava, al membro della commissione di vigilanza, Michele Anzaldi, fustigatore seriale, ma anche allo stesso sottosegretario alle comunicazioni Antonio Giacomelli. Uno che sulla poltrona è rimasto, mentre Renzi è andato.

«VOGLIONO FARMI PASSARE PER PIRLA». Tempesta perfetta, appunto. E che non smette di gonfiarsi, con il consigliere Franco Siddi che arriva a criticare le dimissioni dell'ex direttore editoriale con echi di referendum - «eccesso di personalizzazione» - e con Il Sole 24 Ore che ricorda «la mancata previsione dei costi contenuta nella bozza consegnata ai consiglieri». Verdelli dice: «Sto leggendo di tutto, ma sui conti non c'erano problemi: vogliono farmi passare per pirla. Sono stato dirigente di una multinazionale, conosco la materia». Per il resto, bocca quasi chiusa.

«LA BOCCIATURA? CHIEDETE A LORO». Degli interessi dietro alla bocciatura non vuole parlare. «Bisogna chiederlo a chi lo ha bocciato». Anzi, non vorrebbe parlare per niente. «Per correttezza», spiega. Sta ancora decidendo con la direzione generale come gestire il post dimissioni, il divorzio breve si direbbe, visto che alla eterna Rai la sua esperienza è stato un passaggio di pochi mesi.

La sede della Rai, in Viale Mazzini a Roma.

Era stato nominato a fine novembre 2015, con una nota che sembrava affidargli poteri enormi: «A Verdelli, che riporterà gerarchicamente al direttore generale, risponderanno funzionalmente i direttori delle testate giornalistiche. Avrà inoltre il raccordo con le direzioni competenti per gli aspetti produttivi e realizzativi dell’offerta informativa (in particolare produzione tivù, Radio, New Media Platforms) e la gestione delle priorità editoriali, anche di tipo straordinario, dell’offerta informativa Rai nel suo complesso», spiegavano da Viale Mazzini.

«ERO ENTRATO CON ENTUSIASMO». Ma in questo caso scripta volant: tra i vasi di ferro della televisione pubblica pronti a marcare il territorio, Verdelli ha fatto la fine del vaso di coccio, potendo decidere poco nulla. La sola responsabilità che gli hanno lasciato sembra essere quella di aver firmato la liberatoria per la puntata di Porta a porta con Riina Junior. Non proprio il migliore dei ricordi. Sognava una Bbc in salsa made in Italy, si è schiantato contro il carrozzone Rai. Ingenuità? «Il 7 gennaio avrei festeggiato l'anniversario in questa azienda», si limita a dire amaro. «Ero entrato con grande entusiasmo».

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