Sergio Staino L'unità
12 Gennaio Gen 2017 1747 12 gennaio 2017

L'Unità, Pd disposto all'aumento di capitale: servono 5 milioni

Assemblea dei soci rinviata di 2 settimane. Il quotidiano perde 400 mila euro al mese, tra i Pessina e i dem è braccio di ferro. Il direttore Staino traballa, giornalisti in stato di agitazione. Resta lo spettro liquidazione.

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È stata rinviata di due settimane l'assemblea dei soci del quotidiano l'Unità, la storica testata fondata da Antonio Gramsci che era stata rilanciata negli ultimi anni dal Partito democratico di Matteo Renzi. Dopo le minacce di licenziamento di 12 giornalisti da parte del socio di maggioranza, il gruppo Pessina (con l'amministratore delegato Guido Stefanelli) che detiene l'80%, il Pd tramite la fondazione Eyu si è detto disponibile a partecipare a un nuovo aumento di capitale.

TESTATA IN MANO A INTESA. Servono almeno 5 milioni di euro per arrivare alla fine dell'anno, dal momento che l'Unità perde quasi 400 mila euro al mese. Non solo. La testata è di fatto in mano a Banca Intesa Sanpaolo che negli ultimi mesi ha assicurato grazie a una vecchia fidejussione la sopravvivenza del giornale. I nodi da sciogliere sono molti, ma passa tutto attraverso il braccio di ferro tra i Pessina e il Pd sul controllo del quotidiano.

La poltrona del direttore Sergio Staino è sempre più traballante, in particolare dopo le critiche mosse a Renzi dal vignettista negli ultimi giorni. Toni che né Antonio Funiciello, scelto da Luca Lotti per seguire la vicenda, né Francesco Bonifazi avrebbero gradito. La sconfitta di Renzi al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 pesa, così come le incognite sul futuro politico dei democratici.

«PROFONDAMENTE DELUSO». Il vignettista ha anche reso pubblica una lettera inviata proprio a Renzi il 23 dicembre 2016. E a cui non ha mai ricevuto risposta. L'oggetto è il "tradimento" degli impegni iniziali nei confronti de l'Unità. «Credo che anche tu sia fra quelli che neanche scorrono la prima pagina del quotidiano eppure, quando mi hai congedato a Palazzo Chigi, hai urlato allegramente: "Voglio un giornale bello, di tante pagine e non preoccuparti per i soldi... quelli ci sono!" Chissà se te lo ricordi. Dirti quindi che sono profondamente deluso, e in prima fila deluso da te, è dir poco"».

A FINE GENNAIO SI DECIDE. L'11 gennaio l'assemblea dei giornalisti ha di fatto proclamato uno stato di agitazione permanente destinato a proseguire fino alla fine del mese. Solo allora si potrà sapere se sono stati trovati nuovi soci oppure saranno ancora i Pessina e il Pd a mettere mano al portafoglio per salvare l'Unità. C'è chi scommette che le cose potrebbero andare male. Il rischio liquidazione del quotidiano cartaceo c'è. Sarebbe il terzo fallimento degli ultimi anni. Il sito unita.tv invece, in mano a Eyu, continuerà a vivere.

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