Washington Post
SPIN DOCTOR 18 Gennaio Gen 2017 1603 18 gennaio 2017

Svolta digitale della carta e nuovi ruoli dei social: le news cambiano

Il Washington post rinasce grazie alla ricetta multimediale e tecnologica di mister Amazon Jeff Bezos. Mentre Facebook e Twitter puntano sul settore dei media e del giornalismo. La rivoluzione è iniziata.

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Il dibattito sulla post-verità e sulla pericolosità delle bufale ci ha accompagnato nel passaggio al 2017, dopo 12 mesi che hanno sconvolto in modo imprevedibile il mondo che ci circonda. Facciamo però un passo indietro, prima di farci risucchiare nella discussione su quanto le notizie false e le affermazioni prive di ogni fondamento abbiano agevolato la vittoria dell’eccentrico Donald Trump, pronto a prendere possesso della Casa Bianca venerdì 20 gennaio. Perché se è di notizie che stiamo parlando, dovremmo innanzitutto capire da dove le ricaviamo nella nostra vita quotidiana. L’informazione è ovunque: dal nostro cellulare a uno schermo in metropolitana, dalla rivista patinata alla timeline dei nostri profili social.

INNOVAZIONI ANCHE DOLOROSE. Le innovazioni tecnologiche sono fatte per essere cavalcate e migliorare la vita, ma provocano allo stesso tempo cambiamenti dolorosi e autentiche rivoluzioni. Se molti sostengono che sfogliare un quotidiano è ormai un gesto che sa di vintage e ricercato, è anche vero che scorrere il polpastrello sullo schermo del nostro iPad ha esattamente la stessa valenza: immergersi nel racconto della realtà. È quello che sta tentando di fare Jeff Bezos, il fondatore del colosso dell’e-commerce Amazon, a cui è stata ceduta nel 2013 una testata gloriosa come il Washington Post, ormai sommersa dai debiti.

Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon.

Come ha ricostruito in modo avvincente Enrico Marro su Il Sole 24 Ore, la scommessa di Bezos è stata tutto fuorché il capriccio di un miliardario annoiato. La cura di Mr Amazon ha infatti rimesso gradualmente in carreggiata il quotidiano, a suon di cospicui investimenti (oltre 50 milioni di dollari) e con l’idea ben chiara in testa di ridare un’identità alla testata, anche partendo dalla sua capacità di essere tecnologicamente ineccepibile.

IL VERO GIORNALISMO NON MUORE MAI. Prima sono arrivati i tecnici e gli esperti di dati, che hanno rivoluzionato la redazione lavorando sulla resa multimediale degli articoli e sulle innovazioni richieste per rendere il Post fruibile in modo rapido dai device mobili. In seconda battuta sono tornati i giornalisti: grazie alla boccata d’ossigeno dovuta al raddoppio in un solo anno degli abbonamenti e all’impennata degli investimenti pubblicitari, Bezos non ha esitato ad annunciare l'assunzione di 60 redattori, portando la redazione a oltre 750 membri. Perché a fare la differenza sono anche i contenuti (diffusi negli ultimi anni tramite un sistema innovativo di newsletter tematiche) e non solo lo strumento utilizzato. Il vero giornalismo, fortunatamente, non passa mai di moda.

Twitter si appresta al grande passo nel mondo delle news.

Un altro dibattito emerso con frequenza è quello sull’allergia dei principali social network ad assumersi la titolarità dei contenuti da essi veicolati. Dopo aver rifiutato per anni l’impegnativa etichetta di “media company”, Twitter sembra ora essere pronta a fare il grande passo. Lo sostiene il sito di news BuzzFeed, osservando maliziosamente come ormai il social dei cinguettii abbia abbandonato la categoria “social” dell’App Store per approdare, più o meno consapevolmente, in quella “News”.

OLTRE LA MERA AGGREGAZIONE. Lo sforzo, come dimostrato dalle partnership siglate negli ultimi anni per trasmettere live eventi sportivi e spettacoli di richiamo, sembra essere quello di andare oltre la mera aggregazione delle dichiarazioni in 140 caratteri dei propri utenti. Dirette video 24 ore su 24 e promozione di contenuti propri, anche coinvolgendo professionisti provenienti dal mondo televisivo, potrebbero essere i pilastri di una nuova identità. Una transizione ancora abbozzata, ma che ridarebbe probabilmente centralità a Twitter.

Mark Zuckerberg, numero uno di Facebook.

Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg durante una visita a Roma, ad agosto 2016, aveva dichiarato: «Non siamo una media company». Eppure anche l’enfant prodige del social più diffuso al mondo ha dovuto arrendersi alla fine del 2016, ammettendo in una videochat con la direttrice operativa Sheryl Sandberg di essere alla guida di una media company «non tradizionale».

NOTIZIE FALSE SEGNALATE. Una responsabilità che Facebook ha tutta l’intenzione di prendere sul serio, come dimostrato dall’impegno a “bollinare” le notizie false (per ora solo negli Stati Uniti) e dal desiderio di dialogare con gli altri player del settore news. A fare notizia è stata anche la recente assunzione dell’ex anchorwoman della Cnn e della Nbc, Campbell Brown, che si occuperà di favorire il dialogo tra i media tradizionali e il social network.

PONTE COL MONDO DEI MEDIA. Un rapporto delicatissimo: Facebook deve molti dei suoi contenuti alle testate e ai network, ma essi sono allo stesso tempo consapevoli di raggiungere grazie ai social oltre 1,8 miliardi di potenziali utenti, che difficilmente atterrerebbero sulle loro home page. Qualcuno ha insinuato si sia trattata di una scelta di comodo, visto che la Brown è considerata molto vicina alla prossima segretaria all’Istruzione di Trump, Betsy DeVos. Letture politiche a parte, la chiamata di una giornalista professionista ha segnalato un chiaro cambio di passo. Rinascita della carta grazie al digitale e nuovo ruolo per i social network. La rivoluzione delle news è appena cominciata.

*Professore di Strategie di comunicazione, Luiss, Roma

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