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24 Gennaio Gen 2017 1159 24 gennaio 2017

«Il caffè» di Gramellini e l'insostenibile banalità dei rubrichisti

L'autore del «Buongiorno», che in principio doveva chiamarsi «L'aiuola», passa al Corriere. E il suo nuovo spazio prende il nome di un'altra abitudine mattutina. Ora manca solo «Pipì», «Brioche» e «Dai che è verde».

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In un'attualità sempre più simile a un profiterole di disgrazie, concediamoci un momento di leggerezza parlando di quella che gli stessi protagonisti per primi chiamerebbero una quisquilia: il passaggio di consegne fra Massimo Gramellini e Mattia Feltri al «Buongiorno», la popolare rubrica quotidiana in prima pagina su La Stampa. Che, rivela il suo stesso fondatore, avrebbe dovuto chiamarsi «L'aiuola».

DECISIONE DELL'ULTIMO ISTANTE. Dovete sapere che, per ragioni oscure, la fondamentale scelta del titolo dell'appuntamento giornaliero con l'acuminata penna di un giornalista famoso, destinato a diventare un culto, citato e ripreso da rassegne stampa e social, avviene in genere all'ultimo momento, a tarda sera, praticamente quando il pezzullo inaugurale è già in pagina. L'autore che è già tornato a casa o sta facendo cose sue, viene messo telefonicamente alle strette dal direttore e deve sputare il titolo su due piedi.

L'ISPIRAZIONE FU "CANINA". Il povero Gramellini, nella fattispecie, racconta che quella sera del 1999 stava scortando il suo cane nella passeggiatina igienica sotto casa, di qui l'idea de «L'aiuola». L'ispirazione erbaceo-canina fu brutalmente cassata dall'allora direttore Marcello Sorgi, in favore di «Buongiorno», e si suppone che il futuro autore de L'ultima riga delle favole non ci sia rimasto bene: un momento di intimità fra un giornalista e il suo cane rovinato per un risultato così moscio.

La rubrica "Buongiorno" di Massimo Gramellini passa a Mattia Feltri.

Va detto che nemmeno al Corriere della sera, prossimo domicilio di Gramellini, si sono sforzati molto per battezzare la nuova rubrica che curerà da febbraio 2017: «Il caffè». Che in un contesto milanese può avere un edificante sapore illuminista; ma Pietro e Alessandro Verri volevano un energico svecchiamento delle istituzioni e la modernizzazione dello Stato a colpi di riforme, e forse all'anti-renziano Gramellini non sarebbero molto simpatici.

AIUOLA TROPPO SIMILE AD AMACA. È probabile quindi che «Il caffè» sia stato scelto semplicemente perché era sera tardi, Gram stava sempre portando a spasso il cane, il direttore Fontana ha scartato di nuovo «L'aiuola» (anche perché in effetti suona troppo simile alla concorrente «Amaca» di Michele Serra) e nella scala delle banalità mattutine «caffè» viene subito dopo «buongiorno».

Quel «Buongiorno» nel corso del tempo ha dato alla rubrica un tono «buonista» lontano dalle intenzioni di Gramellini

Ma alle banalità bisogna stare attenti. Nomen omen: secondo lo stesso Gramellini quel «Buongiorno» nel corso del tempo ha dato alla rubrica un tono «buonista» lontano dalle intenzioni dell'autore; e c'è da credergli, se come titolo lui si sarebbe ispirato più volentieri a uno spazio per deiezioni canine con inquietanti riferimenti danteschi, «l'aiuola che ci fa tanto feroci».

FELTRI AVRÀ GLI ANTICORPI? E forse anche quel «buon» ha contribuito a trasformare subliminalmente l'ex inviato di guerra e corsivista dal taglio decisamente satirico nell'attuale guru disincantato ma non troppo, autore di bestseller capaci di conquistare una platea che va dalla signora sentimentale al regista Marco Bellocchio. Vedremo se il fatale «Buongiorno» farà lo stesso effetto al suo prossimo inquilino, Mattia Feltri, che da papà Vittorio deve aver ereditato una formidabile dotazione di anticorpi contro il buonismo.

SPERIAMO IN UN GRAM PIÙ TONICO. Allo stesso modo, «Il caffè» potrebbe darci un Gram più tonico, amaro e adrenalinico. A questo punto, dovesse mai capitarmi di tenere una rubrica quotidiana, i «tòpoi» mattutini fra i quali dovrei scegliere sono sconfortanti: «Pipì», «Brioche», «Muoviti che è verde». Ma quello che mi spaventa sono i sondaggi fra i vari titolari di rubriche per dividersi le notizie da trasformare in 10 righe indimenticabili almeno per 24 ore: «Tu fai il bidello che si assenta per malattia ma poi fa lo stripper nelle orge del parroco?» «No, ho fatto il cinque stelle che rivaluta Bokassa e Voldemort». «Aspettate, volete dire che io mi becco di nuovo la foto choc del bambino profugo?».

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