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Editoria 16 Febbraio Feb 2017 1924 16 febbraio 2017

Editoria, l'Unità non chiude

Accordo tra i soci: sul piatto 1,5 milioni di euro, a fronte di un bilancio in perdita di quattro milioni. Staino: «Conseguenze dolorose per il ridimensionamento della forza lavoro».

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Il logo de l'Unità.

L'Unità non chiude. La storica testata, fondata nel 1924 da Antonio Gramsci e finita ancora una volta a rischio liquidazione, potrà proseguire la sua attività grazie all'accordo trovato nell'assemblea dei soci: Piesse, che controlla l'80%, ed Eyu con il 20%, hanno «assunto decisioni anche in merito al riequilibrio della situazione patrimoniale della società».

L'accordo prevede la crescita della quota di Piesse dall'80 al 90% e la riduzione della partecipazione di Eyu, la fondazione del Partito democratico, dal 20 al 10%. Sarà Piesse a farsi carico della ricapitalizzazione. Per rimpinguare le casse societarie sarebbe stato messo per il momento sul piatto 1 milione e mezzo di euro, a fronte di una chiusura dell'ultimo bilancio con un passivo attorno i 4 milioni.

Gli accordi tra le parti, che non riguardano solo la parte economica, dovrebbero consentire di contenere fortemente le perdite. L'accordo prevede che entro i prossimi 60 giorni sia messo a punto il piano editoriale, con il passaggio del sito sotto la testata che si chiamerà Unità.it (attualmente Unità.tv è realizzato da una redazione esterna).

In base al progetto verranno definiti i tagli al personale, che ora conta 28 redattori. La decisione dei soci arriva nel pieno della battaglia all'interno del Pd, con l'ipotesi scissione alle porte e dopo una dura lotta condotta dalla redazione, guidata da Sergio Staino, contro i licenziamenti collettivi senza ammortizzatori sociali che erano stati annunciati nelle scorse settimane dall'ad Guido Stefanelli.

Una mobilitazione culminata negli appelli e nei successivi contrasti con Matteo Renzi. Il segretario aveva comunque assicurato a Staino l'impegno del partito per il futuro del giornale: «Figurati se chiudo l'Unità sotto elezioni, perché ormai siamo sotto elezioni, mi ha detto Renzi», aveva riferito il direttore a Radio Popolare, «ma non ha fatto nulla per salvarla».

Il 16 febbraio Staino ha scritto un sms a Renzi: «Si riparte. In prognosi riservata ma si riparte». Il direttore ha poi dichiarato: «Sono stati bravi sia la società, sia il partito, anche se ci saranno conseguenze dolorose per il ridimensionamento della forza lavoro. Non conosco ancora i dettagli economici della decisione, ma dopo aver sistemato la situazione economica occorrerà ripensare il giornale, mettere mano al progetto editoriale sia dell'edizione cartacea che del sito».

I distinguo arrivano anche dal comitato di redazione: «L'Unità è viva, ma non è ancora salva». Il cdr plaude alla ricapitalizzazione e alla riscrittura degli accordi parasociali, che «permetterà al giornale di rientrare in possesso del proprio spazio web Unità.it». Ma restano i timori sul futuro dei lavoratori: «Nonostante le rassicurazioni, l'azienda non ha dato risposte concrete sui progetti editoriali e sulla salvaguardia dei posti di lavoro. Riteniamo ancora insufficienti le risposte ai nostri interrogativi sul piano industriale».

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