Il Sole 24 Ore
VISTI DA VICINISSIMO 24 Febbraio Feb 2017 1654 24 febbraio 2017

Il Sole 24 ore, la manovra dei romani per prendersi il giornale

Capitolini contro lombardi. A Bonomi rispondono Abete e co. Ma come? Il quotidiano lancia un aumento di capitale tra i 50 e i 60 milioni, Confindustria sottoscrive per la sua quota e l’inoptato se lo prendono loro.

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Cari affezionati lettori, Occhio di lince vi aveva promesso che avrebbe sbirciato dal buco della serratura la riunione del Consiglio generale di Confindustria di giovedì 22 febbraio 2017. Si è parlato, e tanto, di Sole 24 Ore, ovvero il problema che arrovella di più il neo presidente Vincenzo Boccia che certo non sperava di iniziare il suo mandato con tra le mani cotanta patata bollente (senza allusioni, per carità).

ANCORA LA METAFORA DEL MIGLIO. Oltre allo sguardo, ho posato anche l’orecchio sulla porta della sala Pininfarina per veder di carpire qualcosa. Ma ho solo sentito il novello presidente della casa editrice Giorgio Fossa esordire con un «Siamo al primo miglio del lavoro» che lì per lì mi rammentava qualcosa. Gira che ti rigira alla fine ecco l’illuminazione. La metafora era già stata usata dal past president Benito Benedini il giorno in cui ha passato le consegne alla meteoritica gestione di Giorgio Squinzi, ovvero il predecessore di Fossa. «Abbiamo percorso tre quarti della strada», aveva detto il Cav. Lav. Dott. Benito, «ora bisogna percorrere l’ultimo miglio, che come tutti sanno è quello più breve ma certamente cruciale».

QUALCUNO CIURLA NEL MANICO. A quel punto al vostro Occhio di lince viene fatidica la domanda: Ma a che caspita di miglio siamo? Al primo o all’ultimo? E se prendiamo per buone le parole del presidente attuale perché mai dall’ultimo che eravamo siamo ritornati al primo? Qui c’è qualcuno che ciurla nel manico ( a proposito, mi devo ricordare con questa crisi Alitalia di controllare le mie miglia, non vorrei che anche lì si fosse tornati indietro).

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria.

Poi per la verità non è che abbia sentito molto altro, perché un usciere stava per scoprire che origliavo e ho pensato bene di allontanarmi in tutta fretta. Ci ha pensato però Il Sole all’indomani a ragguagliare i lettori sugli esiti della riunione facendo il resconto delle dichiarazioni di plauso al piano industriale dei vari big dell'associazione.

QUANTI PROCLAMA ENTUSIASTI. «Il sistema delle imprese del Lazio sostiene senza se e senza ma il rilancio del Sole 24 Ore», proclama il presidente di Unindustria Filippo Tortoriello. «Il piano sembra andare nella direzione giusta», gli ha fatto eco il suo omologo di Farmindustria Scaccabarozzi, che evidentemente deve aver visto qualcosa di cui nel comunicato che lo annunciava non c’è traccia.

L'IMPORTANTE È CREDERCI. E ancora. La spinta all’innovazione e al digitale del piano hanno convinto Elio Catania, presidente di Confindustria digitale: «Le linee guida del piano industriale indicano azioni incisive e di serio risanamento». Del resto lui di risanamenti se ne intende, viste le centinaia di milioni di buco aperto quando era numero uno delle Ferrovie. E via discorrendo in un tripudio all’insegna del credere, obbedire, combattere.

Sul giornale di Confindustria ci sono di quei sommovimenti che la guerra intestina al Partito democratico sembra un contrattempo tra educande

Insomma, a leggere le cronache, tutti fiduciosi che le parole d’ordine del piano siano da sole la garanzia del suo successo. Peccato però che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, e nessuno sappia bene come quegli obiettivi radiosi possano essere raggiunti a perimetro costante, come si usa dire in finanza quando si proclama la volontà di non vendere nulla, ma solo di procedere a significative riduzioni di costi.

RIDUZIONI SÌ, MA DI QUANTO? E qui sta il punto: riduzioni di quanto, di chi, come, dove? Ammesso che lo sappiano, la consegna al silenzio è rigorosa, anche perché dopo la pubblicazione dei verbali di una recente riunione del comitato direttivo di viale dell’Astronomia che annunciava centinaia di licenziamenti tutti si guardano dal proferir parola che non sia di assoluto plauso. Però se mi chiamo Occhio di lince un motivo ci sarà. Cari e affezionati lettori, sul giornale di Confindustria ci sono di quei sommovimenti che la guerra intestina al Partito democratico sembra una scaramuccia tra educande. E la battaglia tra romani e lombardi è più cruenta che mai.

I ROMANI HANNO UN PIANO. Sapere cosa hanno pensato i romani? Ve lo svelo io. Il Sole lancia un aumento di capitale tra i 50 e i 60 milioni di euro, Confindustria sottoscrive per la sua quota parte che è il 67% (restando senza un soldo) e l’inoptato se lo pappano loro.

Roberto Napoletano, direttore de Il Sole 24 ore.

Tra Maccaferri, Caltagirone, Abete e il suo compagno di vacanze Giuseppe Cornetto Burlot, gran capo di Schroders in Italia, è tutto un aumma aumma per organizzare una manovra da pochi spiccioli (Il Sole in Borsa capitalizza la miseria di 15 milioni) che nelle intenzioni è il preludio alla vendita del giornale. Sono loro, assieme al direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, che fanno argine a quanti all’interno dell’organizzazione chiedono la testa del direttore Roberto Napoletano. Il quale, ai loro occhi, è l’eroe che ha fermato facendo scudo col suo corpo il blitz ordito nell'estate del 2016 da Giorgio Squinzi, che d’intesa con Rocca voleva prendere il quotidiano rosa. Nell'eventialità, per sapere qualcosa di più, il consiglio è di citofonare a Luigi Gubitosi, influente consigliere d'amministrazione del Sole.

I LOMBARDI RISPONDERANNO. Ma ce la faranno i cospiratori? Difficile dirlo. Primo perché i lombardi, che già avevano tentato di incunearsi con Andrea Bonomi, non resteranno fermi a guardare. Così come il presidente Boccia, uomo sinceramente determinato a non fare uscire il quotidiano economico dall’orbita confindustriale, e che potrebbe invocare l’aiuto delle banche per respingere l’assedio. Cari e affezionati lettori, sto vedendo cose che voi umani… Ma non preoccupatevi, io sono qui per raccontarvele. À la prochaine.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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