Bruno Vespa Rai
RAI 24 Febbraio Feb 2017 1544 24 febbraio 2017

Rai, Vespa guida la rivolta contro il tetto di 240 mila euro ai salari

Il conduttore di Porta a porta, 1,3 milioni di contratto più benefit, si muove per boicottare la scelta del cda. Anche se il limite è facilmente aggirabile grazie a case di produzione e agenti. Il braccio di ferro.

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«Favore alla concorrenza», «mercato falsato», fino a paventare una «fuga di massa» dalla Rai. Pur di difendere privilegi e stipendi milionari, i cosiddetti artisti della Rai - sia giornalisti sia uomini di spettacolo - hanno deciso di far ricorso a tutti i mezzi per contrastare la decisione assunta dal consiglio di amministrazione della tivù pubblica di portare a 240 mila euro all’anno il tetto massimo dei compensi.

ADDIO TRASPARENZA. Un tetto teorico, diciamolo subito, dato che molte star del video possono aggirare l’ostacolo dirottando quanto pattuito nel contratto alla propria casa di produzione o al proprio agente. In questo modo la Rai avrà ancora meno potere contrattuale, facendo crescere esponenzialmente quello dei manager delle stelle e delle società che realizzano i programmi, e, soprattutto, abdicherà definitivamente al principio della trasparenza.

CROCIATA "CARBONARA". Se sino a oggi era possibile intercettare le cifre, con quel sistema sarà praticamente impossibile. Alla faccia del servizio pubblico e della Rai "casa di vetro" degli italiani. Quando ci sono di mezzo i soldi, tanti, tutte le ragioni per difendere il proprio portafoglio sono più che legittime. E così e partita la crociata delle star contro il tetto. A guidarla in modo ufficiale, anche se tutto ciò che sta avvenendo in forma carsica, quasi carbonara, è il conduttore di Porta a porta, Bruno Vespa, pensionato della Rai e titolare di un contratto di collaborazione con l’azienda da un 1 milione e 300 mila euro all’anno più eventuali extra e benefit.

La sede della Rai.

Il giornalista, anche se con i soliti modi vellutati, ha fatto chiaramente capire di essere contro questa scelta e di aver già mosso tutte le sue pedine. «Credo che il cda abbia voluto in qualche modo invitare il ministero dell’Economia a una decisione di buon senso se si vuole che la Rai resti nel mercato», afferma a caldo il padrone di casa della cosiddetta "terza Camera" del parlamento. «E poiché il ministro Padoan ha dato molte prove di essere una persona di grande buon senso, sono fiducioso che si troverà presto una soluzione».

PADOAN SMENTIRÀ L'ESECUTIVO? Sulla soluzione è legittimo avere qualche dubbio. L’unico soggetto in grado sciogliere il nodo è il Tesoro, interpretando in modo estensivo quanto contenuto nella legge sull’editoria approvata a ottobre 2016. Insomma, Padoan dovrebbe smentire il governo. Difficile da credere, nonostante l’azione di persuasione intrapresa da Vespa. Il quale, fuori dall’ufficialità, si starebbe muovendo con molta frenesia.

Il governo facendo retromarcia sul tetto dei 240 mila euro dimostrerebbe di tutelare la "Casta" e non gli interessi dei cittadini che pagano il canone

In Rai parlano di contatti serrati fra il giornalista e vari esponenti del governo Gentiloni, a partire dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, con il quale il conduttore di Porta a porta vanta un particolare feeling. Anche il sottosegretario Maria Elena Boschi sarebbe stata investita della questione in modo da coinvolgere sia il ministro Luca Lotti sia il sottosegretario Antonello Giacomelli.

PROVVEDIMENTO COMPLICATO. Sinora, però, Vespa avrebbe ricevuto solo vaghe assicurazioni e non nitide certezze. Anche perché la partita sui 240 mila euro è tutt’altro che facile. Prima di tutto il governo dovrebbe individuare il provvedimento dove inserire l’emendamento che modifica quel capitolo della legge sull’editoria, e così facendo dimostrerebbe di tutelare la "Casta" e non gli interessi dei cittadini che pagano il canone.

Lucia Annunziata.

Con il Milleproroghe l’operazione non è riuscita, anche perché dal punto di vista dell’immagine sarebbe devastante per l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni. In molti avrebbero già consigliato a Vespa di attrezzarsi di conseguenza, facendo fatturare il suo compenso a una società di produzione, in modo da aggirare l’ostacolo. Cosa, questa, che riguarda anche gli altri conduttori e giornalisti destinati a fare i conti col tetto dei 240 mila euro. Ma non tutti.

ANNUNZIATA DICE SÌ. Lucia Annunziata, che la domenica conduce In Mezz’ora su RaiTre, si è tirata fuori dalla cordata dei ribelli. «Non c’è problema, è una legge dello Stato, una decisione del cda, io obbedisco», spiega l'ex presidente della Rai dal 2003 al 2004, prima di aggiungere: «Personalmente trovo anche giusto che il servizio pubblico offra un pagamento inferiore a quello che è il mercato». Perché il mercato, in realtà, non esiste. Bruno Vespa, e tanti come lui, probabilmente fuori dalla Rai farebbero ben altro. Porta a porta non serve né a La7 né a Mediaset.

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