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MAMBO 8 Marzo Mar 2017 1029 08 marzo 2017

Feltri piccona Belpietro e il moralismo

Il direttore di Libero attacca il fondatore de La Verità: «In 5 anni ha preso 2,8 milioni in prestito da Angelucci». Che ora ritiene impresentabile. Questa è la fine che fa chi si erge a giudice.

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Immaginate la notizia: che l’onorevole X, segretario del partito Y o capogruppo della stessa formazione o suo parente, padre, fratello, cugino, compagno di merenda, si fosse fatto prestare da un discusso proprietario di cliniche, nonchè editore, una somma pari a 2.800.000 euro nell’arco di cinque anni, dal 2010 al 2015. Che diavolo avrebbe combinato Maurizio Belpietro sul proprio giornale e nella propria trasmissione tivù? Avrebbe fatto un casino, alternando questa terribile notizia sull’inquietante intreccio economico a intemerate veementi sull’immigrazione che affama gli italiani, tranne quelli che possono farsi prestare i soldi dal senatore Angelucci.

BELPIETRO MORALISTA. La stranezza è che quel politico o il suo parente non esistono perché, rivela Vittorio Feltri su Libero dell'8 marzo 2017, il signore che ha preso soldi in prestito per quella ingente somma e per cinque anni è Maurizio Belpietro, che si è fatto finanziare le proprie necessità abitative dal proprio, e oggi da lui considerato impresentabile, ex editore. Non so quale colpo basso restituirà il suddetto Belpietro a Feltri. So per certa una cosa. Prima o poi è questa la fine che fanno tutti i moralisti di professione.

FELTRI INVECE NON LO È. Feltri ad esempio non lo è. È un ex socialista, da tempo è molto di destra, civetta con chi vuole cacciare stranieri e qualche rom, inventa o dirige giornali di successo arricchendosi legittimamente col suo lavoro. Non lo trovate mai sul fronte dei moralisti. Anzi, più guarda il mondo con cinismo assoluto, più si allontana da chi, da cattedre ambulanti, vuole dare lezioni di vita.

Apprezzo i giornalisti schierati, mentre mi infastidiscono quelli che stanno ora qua e ora là e soprattutto i trasversali

È bene allora che si cominci a riflettere un po’ su queste cattedre. Collocate a destra o a sinistra. Il nostro mestiere si può fare in tanti modi. A me non è mai piaciuta la retorica di chi di fronte a domande urticanti risponde «faccio solo il giornalista», come fosse un mandato divino, inviolato e inviolabile. Apprezzo, per parte mia, i giornalisti schierati, mentre mi infastidiscono quelli che stanno ora qua e ora là e soprattutto i trasversali, mi sento parte del mondo dei giornalisti “politici”, cioè quelli che si portano felicemente sulla fronte il marchio di origine, considero con molto affetto quelli che fanno vere inchieste, penso a Jacona in tivù, mentre mi piacciono meno i megafoni dei Pm.

UMANI CHE HANNO PREGI E DIFETTI. In ogni caso sono convinto, forse qui mi distacco dal sentimento popolare, che sono umani, quindi con pregi e difetti, capacità di lavoro e cialtroneria, portatori di verità parziali o immaginifici imbroglioni. Non sopporto i moralisti. Non sopporterei un moralista neppure se tornasse Francesco sulla terra pur avendo molta simpatia per quello che porta il suo nome. Mi fanno impressione i politici che dicono di far politica per senso dello stato e non “per amor mio”.

A QUESTO MONDO SERVE UN RIDIMENSIONAMENTO. Avere molti anni, l’aver attraversato tante vicende da osservatore o da “incursore” mi ha fatto conoscere gente di ogni tipo, anche brava gente ma non ho trovato mai un super leader o un super giornalista. Fra questi ultimi ci sono stati i super moralisti dal passato ambiguo, quelli che si facevano aiutare a scrivere i pezzi, quelli che, oggi sono moltissimi, aspettano la nascita di un nuovo fenomeno politico per decantarlo e la sua caduta per massacrarlo (vedete che cosa sta succedendo al giovanotto di Rignano). Insomma, si sente il bisogno che questo nostro mondo si dia un ridimensionamento. Il discredito della politica si riverbera su di noi. Prima o poi ci beccheremo il giusto «vaffanculo» e ben venga un Vittorio Feltri che, per vendetta o pura cattiveria, scopre gli altarini.

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