Murdoch
16 Marzo Mar 2017 1903 16 marzo 2017

Fox-Sky, Londra frena sull'acquisizione: palla all'authority

Il governo di Theresa May congela l'operazione da oltre 13 miliardi voluta dal magnate dell'editoria Rupert Murdoch. Dubbi sull'«interesse pubblico».

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La Gran Bretagna frena sull'acquisizione di Sky da parte di Twenty-First Century Fox e lancia un segnale allo squalo Rupert Murdoch: il clima sull'isola, per lui, non è più quello di prima, dopo gli anni dei minuetti col New Labour di Tony Blair o dell'amicizia, appena un po' più discreta, con i Tories di David Cameron. La megaoperazione da 11,7 miliardi di sterline (oltre 13 miliardi di euro) per ora è congelata. Il governo di Theresa May dice di volerci vedere un po' più chiaro e la ministra della Cultura, Karen Bradley, annuncia alla Camera dei Comuni di aver deciso di passare la palla all'authority di controllo sulle telecomunicazioni del regno, l'Ofcom, e all'antitrust per verificarne la congruità con «l'interesse pubblico» e la compatibilità con le regole sulla concorrenza in vigore nel Paese.

PROPRIETARIO DI FOX E AL 39% DI SKY. Insomma, per stabilire se la posizione preminente dalla famiglia Murdoch - che controlla Fox e di Sky possiede già una quota del 39% - sia o meno «idonea ed equa». Non si tratta ancora d'uno stop, ma neppure di un intoppo da poco. Bradley - dopo aver ascoltato le argomentazioni della holding senza ritenerle sufficienti a fugare tutte le incognite, come ha tenuto a puntualizzare - si riserva infatti di dare ora luce verde (o negarla) non prima del 16 maggio prossimo. E solo sulla scorta dei pareri «legali» delle due autorità. Tutt'altro che scontati. Dal fronte Fox, l'azienda fa buon viso a cattivo gioco e si dice «fiduciosa» che il takeover, premessa della nascita di un super colosso mediatico, sarà alla fine approvato. «Il mercato dei media», si legge in una nota diffusa a stretto giro, «è cambiato drammaticamente negli ultimi anni, così come il nostro modello di business. Crediamo di aver proposto un progetto, con un investimento da 11,7 miliardi di sterline, che sarà benefico per l'industria creativa nel Regno Unito».

GLI SCANDALI FAMILIARI. Per il gruppo dell'anziano, ma coriaceo magnate australiano il problema non è tuttavia solo quello di superare lo scoglio delle perplessità giuridiche. A pesare è anche la memoria degli scandali che hanno investito i suoi tabloid al di qua della Manica. Il figlio ed erede designato, James Murdoch, «ha chiesto scusa per la sua condotta, ma questo non basta a far cambiare l'opinione di molti», avverte l'analista Alice Enders. Ai Comuni lo hanno ricordato chiaro e tondo figure di spicco dell'attuale opposizione laburista - rivoluzionata rispetto all'era blairiana - come il ministro ombra della Cultura, Tom Watson, da anni bestia nera dello squalo. O come l'ex leader Ed Miliband. «Molti di noi», ha tuonato proprio Miliband dagli scranni di Westminster, «ritengono che basti guardare al comportamento passato dei Murdoch, e al potere incondizionato di cui hanno già goduto, per rendersi conto come non sia nel pubblico interesse che essi acquisiscano Sky e ne assumano il pieno controllo». Quasi un epitaffio.

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