Giorgio Squinzi
24 Marzo Mar 2017 0800 24 marzo 2017

L'ombra di Squinzi sugli affari controversi del Sole 24 Ore

I pm di Milano indagano sulla cessione di Business Media a Tecniche Nuove. Società spinta dai rapporti stretti con l'ex n.1 di Confindustria, che è tra i suoi maggiori clienti. E da Benedini. La ricostruzione inedita.

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Con i migliori clienti, si sa, i rapporti sono ottimi. E così sono stati e sono tuttora quelli tra la casa editrice Tecniche Nuove e Giorgio Squinzi, amministratore unico della Mapei e presidente di Confindustria dal 2012 al 2016. Tecniche Nuove è stata per anni leader incontrastata dell'editoria specializzata nell'edilizia e il gruppo di Sassuolo è da sempre tra i suoi migliori clienti, arrivando in alcuni periodi a essere la sua principale fonte di entrate.

L'AFFARE DELLA DISCORDIA. In questa relazione si deve incastonare la vicenda della cessione di Business Media, la società editoriale acquisita dal Sole 24 Ore tra il 2006 e il 2007, prima della quotazione in Borsa, al costo di 40 milioni di euro, e rivenduta al prezzo simbolico di un euro appena sei anni dopo. Una storia di bilanci costantemente in perdita e nella quale i principi su cui gli industriali italiani amano impartire lezioni, il mercato, il progetto industriale, il rischio di impresa, non trovano spazio. E su cui sta indagando anche la procura di Milano.

Giorgio Squinzi.

Siamo tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre del 2013. Giorgio Albonetti, fondatore del gruppo editoriale Lwsr, si trova negli uffici di Mediobanca, advisor del Sole 24 Ore nella cessione, per firmare l'accordo di acquisizione del ramo di azienda, quando scopre che all'ultimo momento, la sera prima per la precisione, la società è stata venduta all'editrice milanese. Lswr Group, realtà che opera principalmente nell'editoria specializzata, è appena nata, ma il suo fondatore viene da 20 anni di esperienza come direttore editoriale proprio di Tecniche Nuove. In quel momento è l'unico offerente con tali competenze. «Abbiamo iniziato la trattativa a giugno 2013», spiega oggi, «ho incontrato Donatella Treu molte volte, a novembre, quando avevamo definito quasi tutto si è inserita l'altra società e poi il giorno prima che noi firmassimo hanno chiuso con loro».

IL MANCATO ACCORDO COSTA CARO AL SOLE. A livello economico quell'accordo saltato potrebbe essere costato al Sole fino a 6 milioni di euro. «La nostra offerta era sicuramente più vantaggiosa. Avevamo anche noi una dote che, se le cose fossero andate bene, avremmo restituito ed era previsto anche un premio. C'era un contratto in cui era definito tutto, quando avremmo restituito la dote, quando e come avremmo riconosciuto il premio al Sole 24 Ore se avessimo raggiunto un certo fatturato». L'intesa, secondo quanto racconta Albonetti, prevedeva che il quotidiano di via Monte Rosa versasse 3-4 milioni di euro di dote finanziaria, e se Lswr avesse raggiunto determinati obiettivi il Sole avrebbe incassato circa 3 milioni. Tecniche Nuove, invece, ottiene una dote di 12 milioni, che include però 4-5 miliioni di euro di Tfr dei dipendenti, al prezzo simbolico di un euro.

DA UNA SOCIETÀ IN CRISI ALL'ALTRA. Oggi Lwsr è un'azienda internazionale che si appresta a chiudere il 2017 con circa 40 milioni di fatturato. Allora, riconosce Albonetti, «avevo appena iniziato, la società non aveva nemmeno un anno e dal punto di vista di mercato io ero più rischioso». In più Tecniche Nuove aveva offerto una fideiussione immobiliare a garanzia di tutto il pacchetto: «Io non avrei mai dato questa garanzia». Il paradosso però è che Tecniche Nuove era allora in solidarietà, al pari di Business Media: in sostanza, il Sole 24 Ore sceglie di vendere una sua società in crisi, «con personale in esubero» secondo la definizione di Albonetti, a un'altra in difficoltà. Tecniche Nuove si accolla una società in perdita - ora rinominata New Business Media srl - e con 114 dipendenti in solidarietà. Che peraltro lo sono ancora: il 21 febbraio 2017 i lavoratori della New Business Media hanno rinnovato per un altro anno il regime di stipendi ridotti. Con la promessa dell'ad Ivo Nardella di uscire dalla solidarietà nel 2018. Le perdite a bilancio, effettivamente, sono in calo.

Nella sede di Bologna proseguono le trattative per le fuoriuscite con i singoli lavoratori. I soli esuberi sono già stati decine, ma tutti volontari. Anche perché, in caso contrario, i manager del Sole 24 Ore avrebbero dovuto spiegare come hanno fatto a comprare nel 2006 una società di 77 dipendenti e 1,4 milioni di euro di perdite come risulta da bilancio della Gpp a 40 milioni di euro (con tanto di annunci anticipati e azionisti assai discutibili pronti a guadagnarci), per finire nel 2009 ad annunciarne la ristrutturazione dopo averne svalutato asset immateriali per 11 milioni di euro. Nel 2010 la Business Media viene incorporata nel gruppo e i suoi bilanci quindi non sono più consultabili separatamente. Le perdite non solo proseguono negli anni successivi, ma il numero dei dipendenti della divisione arriva a gonfiarsi fino a 174.

Benito Benedini, presidente del Gruppo Sole 24 ore dal 2013 al 2016.

Per capire il senso di quell'operazione bisogna guardare a Piazza Affari. «In vista della quotazione in Borsa avvenuta alla fine del 2007, [il Sole 24 Ore] si è mosso per arricchire il suo portafoglio di testate specializzate», spiega lo stesso amministratore delegato di Tecniche Nuove Nardella, intervistato dal mensile Prima comunicazione dopo l'acquisizione di Business Media.

LA QUOTAZIONE "STRAORDINARIA". Quella quotazione è straordinaria nel suo genere, con le azioni speciali quotate e quelle ordinarie no, e dopo appena un mese il titolo del Sole 24 Ore si svaluta del 40% rispetto al prezzo dell'Ipo. La Consob non batte ciglio. Intanto però, secondo i calcoli riportati da Fabio Pavesi in una lettera aperta ai colleghi scritta in occasione dell'assemblea del 2010, l'approdo in Borsa paga in tre anni 40 milioni di super dividendo a Confindustria. Mentre i frutti avvelentati rimangono nel bilancio del gruppo editoriale. Una divisione chiara tra chi ha preso e chi ha dato.

IL PRESSING DI BENEDINI. Non a caso a spingere per l'opzione Tecniche Nuove all'interno del consiglio di amministrazione, sottolineando la presenza della garanzia della fideiussione, è Benito Benedini. Gli altri manager sono se non favorevoli all'opzione Lwsr, almeno laici. Ma le relazioni contano. E sicuramente Tecniche Nuove ne ha di migliori. Il rapporto con Squinzi è di quelli che s'intrattengono con i migliori clienti, «di massima disponilbilità», fanno sapere fonti vicine alla vicenda. E pensare che Luigi Abete, il più duraturo dei consiglieri del Sole 24 Ore, ancora a fine dicembre spiegava come Confindustria non avesse alcun ruolo nel coordinamento aziendale. O almeno così recitano gli accordi in vista della quotazione.

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