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24 Marzo Mar 2017 1224 24 marzo 2017

Sole 24 Ore, Confindustria applaude il piano stroncato dalle banche

Occhio di lince s'infiltra al Consiglio generale, in una sala piena di speranze. Per l'aumento si attendono dal mercato ben 20 milioni. Da Porro papabile direttore alle mire della cordata Tamburi-Riffeser: i rumor inediti.

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Cari e affezionati lettori, ce l’ho fatta. Giovedì 23 marzo, cercando di non dare nell’Occhio (pardon, visto che sono io Occhio dovrei cambiare metafora), sono riuscito a introdurmi nella mitica sala Pininfarina di viale dell’Astronomia, dove Confindustria teneva il Consiglio generale, suo sommo concistoro.

MOMENTI ESILARANTI IN CONSIGLIO. Beh, vi devo dire che ci sono stati dei momenti in cui mi sono sinceramente divertito. Il più esilarante quando Michelangelo Agrusti, presidente degli Industriali di Pordenone, ha fatto sentire agli astanti un pezzo della Zanzara, la fortunata trasmissione di Radio 24, in cui un ascoltatore insultava Sergio Mattarella come emblema dei politici sanguisuga. Il problema, però, non stava tanto nello sfogo anti-Casta, quanto nel fatto che il conduttore Giuseppe Cruciani non si fosse speso sdegnato a difesa della nostra somma istituzione.

VERSO UN PIANO LACRIME E SANGUE. Morale, ne è venuto fuori un pieno. Il Quirinale ha tuonato e il Sole 24 Ore, come ha prontamente informato il suo presidente Giorgio Fossa per placare l’inorridito brusio nella sala, ha porto doverose e deferenti scuse. Ma mi sono anche sinceramente divertito per altre cose. Come forse sapete, cari lettori, il tema del Consiglio era fare il punto sulla situazione del quotidiano rosa, atteso da un aumento di capitale robusto per corroborare un piano industriale che promette (per ora sulla carta) lacrime sangue.

Sul tema si è svolto un surreale teatrino dell’assurdo, che a me che ho l’occhio lungo ha lasciato perplesso. Tutti plaudevano festanti alla bontà di un piano che ancora il giorno prima era stato respinto (e non è la prima volta) dalle banche che dovrebbero finanziarlo. Lì per lì, d’impeto, avrei voluto intervenire. Avrei voluto alzare la mano e dire: «Signori, ma che festeggiate a fare se le banche vi hanno chiuso la porta in faccia?». Ovvio che invece me ne sono stato zitto e schiscio, ci mancava che scoprissero il vostro Occhio e lo denunciassero per violazione di proprietà privata.

MARCEGAGLIA A DIFESA DI BOCCIA. Ah, tra l’altro una cosa che mi ha colpito è stato l’intervento di Emma Marcegaglia che ha difeso Vincenzo Boccia a spada tratta. Un ritorno, visto che in questi mesi aveva preso le distanze. «L’unico presidente di Confindustria», l'ha definito il 23 marzo, «che sta affrontando la questione Sole senza paura di intraprendere azioni che facciano perdere consenso». Così dandosi anche un po’ la zappa sui piedi, visto che lei regnante a viale dell’Astronomia nominò Donatella Treu amministratore delegato del Sole e Gianni Riotta direttore.

UNA SALA TRABOCCANTE DI SPERANZA. A questo punto ho lasciato una sala Pininfarina traboccante di speranza sulle radiose sorti del suo prestigioso asset editoriale e mi sono diretto all’uscita. Ma in corridoio c’era un piccolo conciliabolo di soci da cui, soffermandomi a distanza di ascolto con la scusa che mi dovevo allacciare una scarpa, ho carpito le seguenti cose.

Vincenzo Boccia.

ANSA

Alle tante cordate che ambirebbero a mettere le mani sul Sole se n’è aggiunta una inedita formata dal banchiere d’affari Gianni Tamburi e, udite udite, dall’editore bolognese Andrea Riffeser. Bologna, la città di Alberto Vacchi, ovvero lo sfidante di Boccia alla presidenza dell’organizzazione. Gatta ci cova?

DAL MERCATO ATTESI 20 MILIONI. Ho saputo anche che per l’aumento di capitale si stima una cifra di una ottantina di milioni così suddivisa: 40 Confindustria, 20 le banche (ammesso che venga loro finalmente presentato un piano credibile) e 20 il mercato. Il mercato? Permettete al vostro Occhio, visti i disastri della quotazione, di dubitare che ci sia ancora qualcuno voglioso di mettere mano al portafoglio. A meno che non cambi lo statuto, si abolisca il vincolo del 2% su possesso azionario, cosa su cui scommettono i compratori del titolo che in pochi giorni è raddoppiato di prezzo.

GUBITOSI E MOSCETTI SPINGONO PORRO. Last but not least: nel toto-direttori entra il nome di Nicola Porro, sponsorizzato da Luigi Gubitosi e dell’amministratore delegato Franco Moscetti, che non a caso aveva detto di gradire un direttore che non avesse mai avuto a che fare col Sole. Affermazione incauta, che ha fatto andare di traverso il boccone a Banca Intesa, che un direttore ce l’ha in mente da un pezzo. A proposito, sulla partita si sta anche indirizzando Mediobanca, che quando c’è da fare a pugni con Ca’ de Sass non si tira mai indietro. E sulla banca che fu di Enrico Cuccia ho saputo che… Questo me lo tengo per la prossima volta, se no vi dico troppe cose e andate in confusione.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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