Boccia Sole 24 Ore
VISTI DA VICINISSIMO 28 Marzo Mar 2017 1620 28 marzo 2017

Il piano di Boccia per salvare Il Sole 24 Ore

Rendere contendibile il giornale è l'unica possibilità di non affondarlo. Confindustria abbasserà la sua quota aprendo ai molti investitori interessati. Da Intesa a Caltagirone, da Mediobanca ai fondi.

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Cari e affezionati lettori, questo signor Boccia che guida il sindacato degli imprenditori si dimostra uomo con del sale in zucca, almeno sulla spinosa vicenda de Il Sole 24 Ore. Vi confesso che la mattina del 28 di marzo sono rimasto alquanto basito nel leggere i lanci d’agenzia di un articolo de Il Messaggero in cui i vertici del quotidiano rosa avevano inviato un piano alle banche che prevedeva un aumento di capitale risibile (30 milioni) e la conversione dei crediti in capitale. Anzi, in "strumenti partecipativi", recitava sibillina la dicitura perché probabilmente coloro che avevano partorito l’idea si vergognavano di chiamare la cosa col suo vero nome.

VE LA IMMAGINATE MPS AZIONISTA? Tra l’altro, mi risulta che tra i creditori della casa editrice ci sia anche il Monte dei Paschi di Siena. E ve lo vedete il buon Marco Morelli che va in assemblea a dire che la banca è diventata azionista del giornale? Immaginiamo assembramenti di forconi fuori dal portone di Rocca Salimbeni. Persino Intesa, che è il maggior creditore, avrebbe difficoltà ad assecondare una simile sfacciata proposta. Meno male che il suo amministratore delegato Carlo Messina è stato perentorio: «Di mestiere prestiamo soldi, non facciamo gli editori».

SERVE CORAGGIO IMPRENDITORIALE. Ma poi, come dicevo poc’anzi, ci ha pensato Vincenzo Boccia a riportare tutti alla realtà. L’imprenditore salernitano sa bene in cuor suo che, se anche Confindustria riuscisse a tamponare l’emergenza nel breve, la perdita del controllo del giornale è ineluttabile non avendo lontanamente i soldi per risanarlo. Boccia però deve stare tranquillo, e non pensare di passare alla storia dell’organizzazione come colui che ha liquidato il lascito de Il Sole. Anzi, mostri coraggio imprenditoriale: dica che Confindustria si vuole tenere una quota di minoranza e magari il gradimento sulla nomina del direttore, salvi il giornale dalla balcanizzazione che paralizza oggi il suo azionista di maggioranza assoluta, e prima che il danno sia irreversibile renda la prestigiosa testata contendibile.

Do a Boccia uno spassionato consiglio dal profondo del cuore: allenti la presa di Confindustria sul giornale

Passerà ai posteri per la sua lungimiranza, non per aver dissanguato Confindustria nel tentativo di mantenere un anacronistico controllo. Neanche mi avesse letto nel pensiero, il presidente a margine della presentazione della nuova Federazione moda e tessile, ha aperto alla prospettiva. Naturalmente, come sa chi mi segue in queste mie esternazione sulle pagine dell’adorata Lettera43.it, occorre cambiare lo statuto che attualmente vincola gli investitori a non poter superare la soglia del 2%. Ma questi sono paletti che si rimuovono in fretta.

LE INDAGINI PROMETTONO TEMPESTA. Se poi, come so da più parti, Boccia è un mio fedele lettore, gli do dal profondo del cuore un altro spassionato consiglio: allenti la presa di Confindustria sul giornale, perché le indagini della magistratura non promettono niente di buono e non vorrei, io che ho tanti amici tra i soci, che i suoi cascami finissero per riflettersi negativamente anche sull’associazione. Sappia, ma questo glielo avranno detto, che il sostituto De Pasquale (lo sanno bene quelli dell’Eni) non è uno che molla facilmente la presa.

A Intesa pensano, e con ragione, che la complessità di un settore in costante recessione abbisogni di case editrici con un solo manico

E già che ci sono, siccome il mio Occhio è di lince perché guardo avanti, vi dico i tre scenari possibili e gli attori che si preparano a incarnarli. Su Il Sole è arrivata per vie indirette una offerta assai allettante di Franco Caltagirone, ché si sa come Il Sole costituisca un antico amore del Calta. Poi c’è Mediobanca, che mica sta a guardare Intesa che fa il bello e il brutto tempo. L’idea che circola a Piazzetta Cuccia è organizzare una cordata (i cui esiti speriamo più felici di quella messa insieme per Rcs) con capofila Marco Tronchetti Provera.

TORNA DI MODA LA FUSIONE COL CORRIERE. E, favorita sulla carta, c’è la banca di Nanni Bazoli, che tra le altre cose è anche la principale creditrice. Dopo aver affidato via Stefano Lucchini a Costanza Esclapon la comunicazione del giornale, sta pensando a una soluzione ponte per poi ritirare fuori dal cassetto il vecchio progetto di unire Il Sole al Corriere. A Intesa pensano infatti, e con ragione, che la complessità di un settore in costante recessione abbisogni di case editrici con un solo manico. E, almeno a guardare i conti, pare che dopo gli annosi fallimenti della gestione condominiale il manico di Rcs affidato a Urbano Cairo stia funzionando a dovere.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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