Staino
29 Marzo Mar 2017 2009 29 marzo 2017

L'Unità, tagli lacrime e sangue per salvare il quotidiano

I Pessina vogliono una riduzione del personale del 65%. Rimarrebbero soltanto 12 giornalisti. Proseguono le trattative per nuovi soci. Mentre la redazione attacca il direttore Staino. E nel Pd tutto tace.

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Sul destino del quotidiano l'Unità si scatena il tutti contro tutti, mentre il Partito democratico resta in silenzio, in una fase per di più in cui la segreteria è vacante in attesa del congresso di fine aprile 2017. L'incontro di mercoledì 29 marzo, anticipato da Lettera43.it, tra i Pessina, azionisti di maggioranza, e il comitato di redazione dei giornalisti non è andato bene.

INCONTRO «IMPEGNATIVO». Certo, in una nota Piesse (80% di azioni) ha parlato di incontro «impegnativo», ma «improntato a uno spirito costruttivo e realista sulla situazione del quotidiano e sugli strumenti da mettere in campo per garantire un futuro solido al giornale». In realtà la manovra proposta dai Pessina è lacrime e sangue. E prevede il 65% di riduzione dei costi del personale per salvare e ristrutturare il quotidiano.

SOLUZIONE ENTRO 30 GIORNI. In pratica rimarrebbero solo 12 giornalisti, soglia sotto cui il direttore Sergio Staino non vuole scendere. Le parti si sono date 30 giorni per trovare una soluzione. Ma non sembrano esserci grosse possibilità di sopravvivenza all'orizzonte.

Nel frattempo il deputato del Pd Andrea Romano, renziano doc, non è più condirettore del giornale

A quanto si apprende i Pessina potrebbero rilevare la quota del 20% del Pd di Unità Srl, quella in mano alla Fondazione Eyu e allo stesso tempo starebbero cercando nuovi soci. Nel frattempo il deputato del Pd Andrea Romano, renziano doc, non è più condirettore e durante la riunione del 29 marzo mancava pure il presidente della società editrice Chicco Testa.

IL CDR: «TAGLI INACCETTABILI». I giornalisti, in una nota, hanno attaccato anche il direttore, perché l'assemblea «ritiene grave che Sergio Staino abbia dato la propria disponibilità a continuare a firmare il giornale pur con l'ipotesi del taglio di un numero inaccettabile di giornalisti. Non è su questi presupposti e progetti che a settembre del 2016 la redazione gli ha votato un gradimento quasi unanime».

L'augurio è che il Pd mantenga gli impegni pubblicamente assunti per garantire al giornale un futuro solido e degno della sua storia

IL CDR DE L'UNITà

E ancora: «Il Cdr, consapevole delle difficoltà e della situazione economica del giornale, ha ribadito all'azienda la propria disponibilità ad aprire un tavolo di trattativa purché ci sia una reale volontà di confronto al fine di arrivare a un accordo», sottolinea la nota. «L'augurio in questa delicata fase è che anche il Partito democratico, ancora azionista al 20% dell'Unità Srl, non si chiami fuori da questo snodo cruciale e che mantenga gli impegni pubblicamente assunti per garantire al giornale un futuro solido e degno della sua storia».

APPELLO (NEL VUOTO) AL PD. Infine: «Chiediamo ai candidati alla segreteria del Pd di esprimersi pubblicamente su quanto sta succedendo e di spiegare quali siano i loro progetti per il giornale di cui il Pd è ancora socio di minoranza. L'Assemblea dei redattori e delle redattrici de l'Unità ha consegnato un pacchetto di cinque giorni di sciopero al Cdr». Ma dalle parti del Pd, renziano o no, tutto tace.

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