Fazio
31 Marzo Mar 2017 1800 31 marzo 2017

E alla fine Fazio scoprì la Casta

Si dice tradito dalla politica. La stessa che per anni ha 'lisciato' per restare in sella. Adesso che è in uscita dalla Rai sarà il mercato a stabilire quanto il conduttore vale veramente. 

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Che resti in Rai è assai difficile. Che emigri a Mediaset è alquanto probabile. Che si guardi intorno è una seria possibilità. L’unica certezza è che Fazio Fazio ha deciso di staccare definitivamente il cordone ombelicale che lo ha tenuto legato alla Rai per oltre 20 anni, dove è arrivato a guadagnare quasi 2 milioni di euro all’anno. E se non fosse stato per il tetto ai compensi fissato a 240 mila euro, introdotto per legge e che ora il governo sta provando a smontare, probabilmente questa separazione non sarebbe mai avvenuta.

UN'INTERVISTA PIENA DI RANCORE. Evidentemente, come affermano i maligni, Fazio fa parte di quella eletta schiera di coloro che hanno il cuore a sinistra ma il portafoglio ben stretto e gonfio a destra. Altrimenti non si spiega come il conduttore di Che tempo che fa sia arrivato a sostenere, in una intervista rancorosa concessa al quotidiano La Repubblica, per giunta due giorni dopo il parere dell’Avvocatura dello Stato che ha definito il tetto ai compensi un capitolo molto dubbio, di sentirsi tradito dalla politica. Da quale politica? Quella che ha sempre assecondato, apparecchiando al potente di turno interviste dove le domande avevano già la risposta incorporata? O quella che lo ha difeso, superando anche il limite, quando al governo c’era Silvio Berlusconi?

DI QUALE POLITICA PARLA FAZIO? Difficile stabilire di quale politica vada parlando Fazio. Perché è proprio della politica che si è servito per restare in sella. «In questi mesi abbiamo assistito a un’intrusione della politica nella gestione della Rai che non ha precedenti», sostiene il conduttore di Rai Tre, «la politica non si è fatta custode di un bene, di uno spazio comune. La politica si è intromessa nella gestione ordinaria di un’azienda: addirittura nei contratti tra Viale Mazzini e gli artisti, i presentatori, gli attori di film e fiction». Peccato che la politica, attraverso il ministero del Tesoro, sia l’azionista di maggioranza di Viale Mazzini, e gli italiani che pagano il canone rappresentino quella sorta di azionariato diffuso di cui, troppo spesso, si sente parlare ma del quale non se conosce l’entità fisica. Che dovrebbe essere rappresentata in consiglio di amministrazione.

Renato Brunetta e Silvio Berlusconi.

Fabio Fazio, che lo voglia o no, è sempre stato pagato con soldi pubblici, versati dagli italiani al fisco sotto forma di canone. Dunque la Rai non è roba loro ma cosa nostra. Il problema è che le star della tivù hanno sempre invertito, volutamente, l’ordine dei fattori, facendo cambiare tutti i risultati. E quando il conduttore televisivo, per l’ennesima volta, sostiene che è la pubblicità a ripagare il suo programma sa di dire una cosa che non sta né in cielo né in terra. Con gli spot la Rai non è grado di sostenere gli enormi costi della tivù pubblica, figuriamoci i ricchi compensi delle star. Con gli inserzionisti Viale Mazzini riesce, al massimo, a stare dentro al budget di Sanremo. Uscire da quel perimetro e materialmente impossibile.

IL CERCHIO MAGICO FAZIANO. E se proprio vogliamo restare in questo ambito il vero ritorno pubblicitario lo hanno sempre ottenuto, a spese della Rai, gli amici del cerchio magico faziano. Il conduttore ha sempre invitato in trasmissione solo e soltanto chi fa parte del suo giro, che magari ha pure lo stesso agente, a scapito di coloro che erano considerati indesiderati. Senza nemmeno porsi il problema se il reclamizzato di turno lavora per la concorrenza. Che importa? Conta la rete di amici più di quella di trasmissione. Il presidente del deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, per esempio, è stato suo ospite solo perché lo ha imposto l’Agcom dovendo riequilibrare le presenze in studio. Più chiaro di così.

QUEL CHE FABIO NON DICE. Ecco, quando Fazio parla invasione di campo da parte politica, in parte dice una verità. È vero, governo e parlamento hanno battuto un colpo. Ma lo hanno fatto andando a colmare quel gap legislativo venutosi a creare con anni di latitanza, di consolidata filosofia del lasciar perdere. Ciò che Fazio non dice è che la politica, questa politica, dopo anni di latitanza sul fronte della gestione, si è assunta la responsabilità del canone in bolletta, chiedendo in cambio una gestione più oculata. Anni di rendite di posizione, di dominio assoluto sui palinsesti, di guadagni fuori dalla logica di mercato hanno indotto Fazio a parlare di lesa Maestà, sostenendo di essere stato esposto al pubblico ludibrio per aver messo in piazza il suo compenso milionario.

Michele Anzaldi.

«Non abbiamo riformato il canone per permettere a una piccola casta di sopravvivere», sostiene il deputato del Pd, Michele Anzaldi, replicando a Fazio, «così come non è un’intrusione obbligare gli italiani a pagare un canone, allo stesso modo non lo è fare un contratto di servizio, chiedere che venga applicato e vigilare affinché venga rispettato. Se si usa il termine 'intrusione' si dimostra di non avere chiaro il quadro generale». In realtà Fazio lo ha chiaro eccome, forse eravamo noi a non averlo. Soprattutto quando nessuno si occupava dei suoi affari.

ORA SARÀ IL MERCATO A PARLARE. «Fino a ieri non ci risulta che per Fazio fosse un problema la lottizzazione della Rai», dice Alberto Airola, senatore del Movimento 5 Stelle e membro della commissione di Vigilanza, «ora che si parla del suo stipendio milionario, tira fuori un coraggio da leone e denuncia l'intrusione della politica in Rai. Fazio non si nasconda dietro la scusa della politica: la verità è che si muove solo quando gli toccano i soldi. Almeno l’ipocrisia ce la risparmi». Anche perché se, come dice lui stesso, Fazio si metterà sul mercato sarà proprio quest’ultimo a dire quanto vale lui. E quanto vale la Rai, che lo ha ricoperto d’oro.

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