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22 Aprile Apr 2017 0800 22 aprile 2017

Mediaset torna al passato tra incognite e conti in rosso

Fallito il matrimonio con i francesi di Vivendi, Cologno Monzese si asserraglia nei mercati domestici. Puntando forte sulla tivù generalista. E lasciando un ruolo marginale a Premium. Ma quanto può durare?

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A Cologno Monzese c’è la stessa aria di festa che un tempo si respirava quando si celebrava la liberalizzazione. L’aggressione francese dell’ex alleato Vincent Bolloré è stata respinta alla porta (per ora e soltanto grazie all’Agcom). Ed è stata bloccata sul nascere anche la restaurazione dell’ancient regime (il patron Silvio, per esempio, sarebbe accordo con il bretone) con il potere ancora saldamente nelle mani dell’erede Pier Silvio Berlusconi. Il quale, si dice, con la sua “pretesa” di mantenere un ruolo operativo nelle tivù di famiglia, avrebbe contribuito a compromettere il clima di collaborazione con Vivendi.

UN'AZIENDA ASSERRAGLIATA. Fuori dal fortino di Cologno Monzese, però, l’impressione che si ha è diversa. Meno di un anno fa Mediaset era protagonista di un’operazione dai contorni internazionali: la creazione della pay tivù latina che avrebbe unito Sud Europa e America Latina nella produzione e nella diffusione di contenuti, limitando gli spazi di manovra del grande nemico Rupert Murdoch. Adesso, invece, è tutta rinchiusa su stessa: si è asserragliata nei mercati domestici (Italia e Spagna) quanto nel business tradizionale, la tivù generalista, abbandonando le velleità di quella a pagamento.

Le nozze saltate con Canal+ hanno lasciato in eredità al Biscione un rosso di 294 milioni di euro: il peggiore della sua storia

Le nozze saltate con Canal+ hanno lasciato in eredità al Biscione un rosso di 294 milioni di euro: il peggiore della sua storia. Anche se l’azienda è sicura di ritornare in pareggio già dal 2018. Ma con l’ultima trimestrale Berlusconi jr ha ammesso di aver perso la scommessa su Premium. Ufficialmente la colpa è tutta di Vivendi, che non ha voluto rispettare il precontratto firmato lo scorso anno con il quale s’impegnava ad acquistare la tivù a pagamento. «Senza la vicenda delle violazioni contrattuali di Vivendi, che ha prodotto un impatto negativo di 341,3 milioni», ha tuonato, «avremmo chiuso il 2016 in pareggio».

DIRITTI PER IL CALCIO SVALUTATI. In realtà, a leggere bene le carte, si scopre che i diritti per il calcio (soprattutto quelli in esclusiva della Champions League, costati 690 milioni di euro) sono stati svalutati per una settantina di milioni. A riprova che le coppe non sono sufficienti né ad aumentare gli abbonamenti (da tempo sono bloccati a quota 1,7 milioni) né a permettere a Mediaset di fare quel salto qualitativo in termini di programmazione e di customer satisfaction che i transalpini di Vivendi hanno sempre sottolineato tra le cause del fallimento dell'affare.

EMORRAGIA DI RICAVI PUBBLICITARI. Negli ultimi cinque anni la tivù ha perso circa un quarto dei suoi ricavi pubblicitari. Una riduzione secca di quasi 1,5 miliardi di euro. Eppure a Mediaset sono convinti che quest’attività possa ancora essere remunerativa nel mercato italiano, dove gli Over the top non sono stati ancora metabolizzati, il pubblico anziano tiene saldamente il possesso del telecomando e manca una rete a banda larga degna di questo nome capace di fare sviluppare piattaforme alternative. Non a caso nel primo trimestre dell’anno la raccolta del gruppo è salita del 2,4%, mentre nel secondo dovrebbe raddoppiare. Ma fino a quando questo durerà? A questa domanda nessuno vuole rispondere.

Il business futuro quindi non sarà diverso da quello del recente passato: tivù generalista, produzione (migliore) di contenuti per la stessa, raccolta di spot, maggiore valorizzazione di asset munifici come Medusa e le torri di Ei Tower. Senza però fermare lo shopping nelle start up più innovative (l’ultima è stata Fazland) o gli investimenti verso l’Over the top di casa, Infinity. In questa strategia ha un ruolo marginale Premium. Congelato l’assetto societario - quindi nessun nuovo socio fino a quando non sarà conclusa la causa civile di risarcimento contro Vivendi - non ci saranno più gli investimenti mastodontici verso calcio e serial.

UNA AIRBNB DELLA PAY TIVÙ. La speranza, come dicono a Cologno, è farne una sorta di Airbnb della pay tivù, offrendo come se fosse un service le sue strutture produttive o commerciali ai broadcaster che vogliano cimentarsi nel digitale terrestre oppure nel satellite. Uno scenario difficilmente comprensivo vista la saturazione del mercato italiano, se non fosse che a breve la Lega Calcio indirà la prossima asta per i diritti e non vuole ritrovarsi soltanto con Sky. Non a caso avrebbero già chiesto informazioni agli uffici di Mediaset sia gli altri gruppi televisivi presenti nel Paese (Viacom, Discovery, La7) o gli Over the top come Amazon, in teoria più interessati alle trasmissioni via internet.

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