Freejourn Foto
30 Aprile Apr 2017 0900 30 aprile 2017

Crowdfunding, il momento giusto per salvare i giornali dal basso

Le inchieste finanziate dal pubblico ritrovano slancio. Vedi i casi di Bellingcat, Byliner e De Correspondent, la rivista che ha raccolto 1,7 milioni da 18.933 persone. Fino al "nostro" FreeJourn. L'articolo su pagina99.

  • Lelio Simi
  • ...

«Sempre più persone stanno finanziando i media e l’attivismo. Se mai c’è stato un momento favorevole nel provare a fare giornalismo d’inchiesta finanziato dal basso è adesso», ha scritto su Twitter Dave Pell. E se lo dice Pell, il “caporedattore di internet”, come ama definirsi con il suo tipico stile tra il sarcastico e lo sbruffone, c’è da fidarsi perché l’autore di Next Draft, considerata da molti la newsletter più interessante per capire che aria tira nella Rete, difficilmente sbaglia nel dare consigli e dritte.

CRESCITA COSTANTE DAL 2009. Quello del finanziamento di inchieste giornalistiche attraverso il crowdfunding - molti piccoli donatori che sostengono con pochi euro un progetto utilizzando piattaforme online dedicate - sembra davvero un fenomeno in ascesa. Nel 2016 il Pew Research Institute ha pubblicato un report Crowdfunded Journalism: A Small but Growing Addition to Publicly Driven Journalism che analizzava il fenomeno prendendo in considerazione la sola Kickstarter (la piattaforma di crowdfunding più usata al mondo, ovviamente non solo per il giornalismo) e metteva in luce numeri decisamente positivi: dai 17 progetti finanziati nel 2009 ai 173 del 2015 c’è stata una crescita costante nel tempo, con cifre complessive raccolte per i progetti di giornalismo che dal 2012 hanno sempre superato il milione di dollari.

BELLINGCAT RACCONTA LE GUERRE. Kickstarter è stata anche la piattaforma scelta dall’attivista inglese Eliot Higgins per lanciare Bellingcat, un progetto di giornalismo di inchiesta open source e online, che - grazie alle capacità di Higgins e del suo staff di verificare con strumenti aperti l’attendibilità di immagini e documenti che circolano in Rete - racconta conflitti come la guerra in Siria o l’intervento russo in Ucraina (nel 2013 Higgins fu tra i primi a confermare l’uso di armi chimiche da parte di Bashar al Assad). Dopo aver raccolto nel 2014 circa 50 mila sterline, oggi la testata online è uno dei punti di riferimento del giornalismo investigativo.

Byliner raccoglie un gruppo di freelance “residenti” dando la possibilità sia di finanziare i singoli progetti da loro proposti sia di fare una sorta di abbonamento nel tempo per sostenerli

Quella del crowdfunding journalism è una storia che parte un po’ di anni fa e il suo racconto, va subito detto, non è costellato di soli successi. Anzi. Tutto è iniziato alla fine del 2008, quando a un giovane giornalista, David Cohen, venne l’idea di associare il crowdfunding, reduce dalle formidabili performance della prima campagna elettorale di Obama, al giornalismo d’inchiesta. Il risultato fu Spot.us, la prima piattaforma esclusivamente dedicata al giornalismo finanziato dai cittadini.

NEL 2016 HA CHIUSO BEACON READER. Ma Spot.us oggi non esiste più, così come hanno cessato la loro attività altri progetti simili partiti con grandi ambizioni come Emphas.is (dedicato a un ambito ancora più specifico: il fotogiornalismo) o Contributoria (finanziata dal gruppo editoriale del Guardian e attiva solo per poco più di 12 mesi). Nel 2016 ha chiuso anche quella che era considerata fino ad allora una delle più interessanti storie di successo del crowdfunding legato al giornalismo indipendente: Beacon Reader, lanciata nel 2013 da un ex managing editor di Facebook, che al 2015 era riuscita a raccogliere a sostegno del giornalismo indipendente circa un milione di euro grazie a 20 mila sostenitori.

DIFFICOLTÀ NEL GENERARE DENARO. Difficoltà nel gestire e, soprattutto, nel generare denaro a sufficienza per tenere in vita queste piattaforme sono emerse molto spesso nel tempo. Ma per quanti progetti interamente dedicati al crowdfunding journalism chiudano altri ne nascono: come per esempio Byliner che raccoglie un gruppo fisso di freelance “residenti” dando la possibilità sia di finanziare i singoli progetti da loro proposti sia di fare una sorta di abbonamento nel tempo per sostenerli nel loro lavoro. Tra le proposte lanciate in queste settimane, un approfondimento sull’indagine relativa alle intercettazioni telefoniche del Sun ha già raccolto oltre 13 mila sterline delle 15 mila richieste.

In Italia una delle piattaforme più utilizzate dai giornalisti è Produzioni dal Basso: tra gli ultimi progetti finanziati quello di Gabriele Del Grande

Il crowdfunding sembra essere sempre più parte di strategie alternative per un giornalismo che tenta oggi di passare, non senza difficoltà e ripensamenti, da un modello di business fondamentalmente basato sui proventi della pubblicità a uno, invece, basato anche se non esclusivamente sui soldi provenienti direttamente dai lettori.

DE CORRESPONDENT HA FATTO BOOM. In questa direzione si sono mossi nei Paesi Bassi i fondatori della rivista De Correspondent che, sull’idea di un giornalismo d’inchiesta indipendente, solo per abbonati e senza pubblicità, hanno costruito la campagna di crowdfunding di maggior successo in campo giornalistico: 1,7 milioni di dollari di finanziamento complessivo versati da 18.933 persone. Oggi questa rivista online ha una base di 56 mila abbonati (che versano circa 63 dollari l’anno) ed è riuscita a sbarcare negli Stati Uniti forte anche di un finanziamento da parte della Knight Foundation di oltre 500 mila dollari.

PER IL LIBRO SULLA SIRIA 47 MILA EURO. In Italia una delle piattaforme più utilizzate dai giornalisti è Produzioni dal Basso anche se non ha una sezione esclusivamente dedicata al giornalismo (ne ha una “documentari e inchieste” e un’altra “editoria e libri”). Tra gli ultimi progetti finanziati quello di Gabriele Del Grande, che per il suo libro sulla guerra in Siria, Un partigiano mi disse, ha raccolto oltre 47 mila euro (dei quali circa 10 mila solo nel primo giorno di lancio dell’iniziativa).

FreeJourn, la nostra iniziativa

Arriva online a metà giugno 2017 FreeJourn, prima piattaforma italiana di crowdfunded journalism, con cui il gruppo News 3.0 (editore di pagina99) ha vinto il bando Digital News Initiative di Google. FreeJourn consente a reporter, videomaker e fotografi freelance, selezionati in base a competenze e aree geografiche in cui operano, di cercare fondi per i propri progetti. E a lettori, editori e associazioni di proporre e finanziare storie. Seguici su www.freejourn.com e su twitter @freejourn.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "cosa faremo da grandi", in edicola, in digitale e in abbonamento dal 28 aprile al 4 maggio 2017.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso