Unita 200
MAMBO 3 Maggio Mag 2017 1006 03 maggio 2017

Il Pd renziano fa scempio dell'Unità e si scorda i diritti del lavoro

Proprietà e dirigenti scaricano sui giornalisti le loro colpe. Cercando di metterli l'uno contro l'altro. C’è una sola frase che sintetizza questo atteggiamento: fate schifo!

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Non ci sono parole per definire l’atteggiamento della attuale proprietà de l’Unità. Viene chiamato «piano industriale» il licenziamento della quasi totalità dei redattori dopo il fallimento di chi ha diretto, giornalisticamente e amministrativamente, il giornale. Gli stipendi dei dipendenti vengono decurtati del 95% perché l’azienda ha molte cause di lavoro con ex giornalisti, impiegati e tipografi. Agli attuali, e per poco ancora dipendenti, viene addirittura chiesto di imporre a chi è via, e pretende legittimamente i propri diritti e spettanze, di rinunciare ai diritti acquisti se vogliono che la situazioni torni alla normalità (diciamo così).

GIORNALE USATO COME SCUDO UMANO. Questa de l’Unità non è una crisi come un’altra. Lasciamo perdere il «giornale fondato da Antonio Gramsci» che tanti anti-comunisti incalliti hanno alzato come bandiera per portare la testata dove loro piaceva: lasciamo perdere la retorica. Lasciamo persino perdere che fra tante offerte per l’Unità, la segreteria del Pd, cioè Renzi e il suo amministratore-tesoriere, più Chicco Testa, Andrea Romano e altri che sanno sempre tutto, abbiano scelto la peggiore e la meno attrezzata a rilanciare il giornale. Lasciamo perdere che l’Unità sia sta usata come scudo umano per una relazione complicata fra politica e imprenditoria. Stiamo ad oggi.

LA PROPRIETÀ SCARICA LE SUE COLPE SUI DIPENDENTI. Oggi l’attuale proprietario chiede cose che, se accettate, sconvolgerebbero i rapporti sindacali in questo Paese. L’imprenditore si rivelerebbe irresponsabile dei propri fallimenti che verrebbero addossati ai dipendenti, una parte dei quali, buttati fuori, dovrebbero rinunciare a far valere i propri diritti scontrandosi, in caso contrario, con chi è ancora provvisoriamente dentro e a cui viene chiesto di fare la “guardia bianca” contro quelli già cacciati. C’è una sola frase che sintetizza questo atteggiamento: fate schifo!

Oggi l’attuale proprietario de l'Unità chiede cose che, se accettate, sconvolgerebbero i rapporti sindacali in questo Paese

Non rivolgo questo anatema al proprietario. Non lo prendo in considerazione. Rivolgo l’accusa ai dirigenti politici che hanno consentito questo scempio. È mai possibile che là dove c’è un diritto del lavoro, il Pd renziano si trovi sempre dall’altra parte? Non capiscono i vincitori delle Primarie che se il modello Unità dovesse diventar pratica diffusa degli imprenditori (anche se sappiamo che questi ricatti sono presenti in molte realtà), non esisterebbe più il diritto del lavoro in Italia?

NESSUNA CREDIBILITÀ DEL PARTITO NEI CONFLITTI SOCIALI. Far cessare questo scempio contro l’Unità è un obbligo non per onorare il povero Gramsci che in questi anni si è visto coinvolgere in linee politico-editoriali che lo avrebbero scandalizzato, ma per il mondo del lavoro, per la sinistra, per la democrazia. Un governo che tollera che il proprio partito di riferimento faccia questa o faccia fare questa politica sindacale che credibilità ha come mediatore di altri conflitti sociali?

SI DIFENDEVANO I LAVORATORI, OGGI SI COLPISCONO. Non intervengo quasi mai sulle cose del mio ex giornale, l’ho molto amato e ho molto patito, mi sono preso responsabilità che altri hanno lasciato solo sulle mie spalle, ho ritenuto giusto farmi da parte e non interferire né intervenire (tranne una volta), sto persino sperimentando come sia difficile praticare la politica con chi critica quella da cui si stacca perché ormai ci si muove per cordate e cordatine. Uti singuli, no. Voglio dire che rivendico la mia vita appartata. Appartata ma non silenziosa. E per questo che vorrei urlare contro questo scempio che colpisce i lavoratori di una testata nata per difenderli.

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