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6 Maggio Mag 2017 1928 06 maggio 2017

Rai, Fazio: «Mai così tante ingerenze dalla politica»

Il conduttore contro il tetto agli stipendi: «Se il problema è quanto guadagno, posso anche togliere il disturbo». Campo Dall'Orto solidale. Ma Anzaldi attacca: «Caduta di stile».

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«Mai l'ingerenza politica è stata così forte sulla tIvù pubblica. Parlo di gestione dell'azienda, tetto di pubblicità, compensi. Non c'è azienda al mondo che possa reggere sul mercato con qualcuno che da fuori detta regole e mette paletti». Parola di Fabio Fazio, intervistato da Aldo Grasso al Festival della tivù di Dogliani. «Si sta chiedendo alla Rai qualcosa di impossibile, non vorrei essere nei dirigenti di questa azienda. Io che sono tra pochi ad avere il lusso di poter scegliere di andare a lavorare altrove, ho il dovere di dire la verità».

COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE SULL'EDITORIA. Il bersaglio polemico è, con tutta evidenza, la nuova legge sull'editoria approvata otto mesi fa, che ha introdotto un limite di 240 mila euro annui per gli stipendi di manager e consulenti della tivù pubblica, poi esteso dal cda della Rai anche a presentatori e giornalisti "famosi". Tuttavia, come segnalato dagli avvocati di Bruno Vespa, la vecchia legge di Stabilità del 2008 con una disposizione mai abrogata permette di derogare a tale tetto massimo, in caso di «prestazioni artistiche o professionali che consentano di competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza».

«NON QUANTO COSTO, MA QUANTO PORTO ALL'AZIENDA». Ecco quindi che, secondo Fazio, «essere considerati solo un costo non è ammissibile». E alla domanda di Aldo Grasso, che gli ha chiesto se nel 2018 lavorerà ancora per l'azienda di Viale Mazzini, ha risposto così: «Per rimanere in Rai c'è un'obbligatoria necessità. Che si dica che chi sta in Rai è un valore e non un costo. In una squadra di calcio i calciatori sono un valore. Perché non ci mettono a bilancio? Non quanto costo, ma quanto porto all'azienda».

INSULTATO PER LO STIPENDIO TROPPO ALTO. «Scusate l'immodestia», ha proseguito il conduttore, «ma devo essere sincero. Dopo tanti di anni di carriera è più difficile trovare un modo di rimanere che di andare via. Mi sono chiesto cosa dovrò fare. Quello che non dovrò fare più è portare i miei figli a scuola e sperare che non ci sia qualcuno che mi insulti, che mi dica che prendo troppi soldi. Altrimenti si va a lavorare altrove. Non è più sopportabile essere considerato un problema».

ADDIO A MAMMA RAI? Perché il servizio pubblico «è far bene le cose. Il tempo dedicato a far bene le cose è servizio pubblico, poter assumere le persone più brave è servizio pubblico. Il problema minore è la mia sorte, il problema vero è il futuro del servizio pubblico. Si può fare tutto, le opzioni sono diverse, ma bisogna pensare in modo libero e con onestà intellettuale». E invece «il teatrino», ha aggiunto Fazio, «è diventato quanto guadagniamo. Se questo è il problema, tolgo immediatamente il disturbo. Ho sopportato qualunque cosa, ora c'è l'esigenza di chiarezza: per rimanere bisogna sentirsi utili».

LA SOLIDARIETÀ DI CAMPO DALL'ORTO. Immediata la solidarietà del direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto: «Quello che ha raccontato Fazio, gli insulti che ha subito, sono cose difficili da accettare. Ha tutta la mia vicinanza e solidarietà. In una situazione molto complessa, non è solo questione di compensi, ma anche di libertà d'impresa. Dobbiamo chiarire: generiamo valore? Io dico di sì. Fabio è patrimonio Rai».

ANZALDI AL CONTRATTACCO. Di segno opposto il commento di Michele Anzaldi (Pd), segretario della commissione di Vigilanza Rai: «Uno scivolone, una caduta di stile, un autogol. Non saprei in che altro modo definire la dichiarazione di Fazio. Con che faccia si possono sostenere quelle cose? E l'editto bulgaro? La stagione delle telefonate in diretta da Santoro? L'epurazione di Biagi? Tutto dimenticato perché viene toccato il suo mega stipendio?»

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