Staino Renzi
6 Giugno Giu 2017 1617 06 giugno 2017

Al compagno Staino ora piacciono i licenziamenti a l'Unità

Il vignettista, che col suo "Bobo" difendeva i lavoratori, da direttore scrive una mail ai Pessina e al tesoriere del Pd per dissociarsi dai giornalisti in sciopero. Dicendo ok ai tagli. Spera così di mantenere la poltrona?

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C'era una volta il compagno Sergio Staino, lo storico vignettista di sinistra che con il suo personaggio Bobo difendeva il lavoro e i lavoratori. Ora invece c'è uno Staino in una nuova veste, quella di direttore de l'Unità. È contrario agli scioperi, vorrebbe fare tabula rasa dei giornalisti, licenziandone 16 e facendo lavorare solo collaboratori esterni a basso costo: in fin dei conti per venire incontro alla proprietà, al Partito democratico e assicurarsi forse in futuro il suo posto da direttore.

QUANTE GIRAVOLTE IN UN ANNO. La lunga crisi del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, poi rilanciato dal segretario del Pd Matteo Renzi nel 2015, segna un'ulteriore frattura a sinistra. O meglio, registra un'altra mutazione politica di Staino che in neppure un anno da direttore, era il settembre del 2016, ha continuato a cambiare idea e linea politica decine di volte. Prima con Renzi, poi contro Renzi. Prima accettando la penna di Fabrizio Rondolino, poi attaccandolo. Prima con i giornalisti, poi contro i giornalisti, pubblicando persino vignette in prima pagina per raccontare la crisi del giornale e inimicandosi tutta la redazione, compresi i vertici del Pd.

Sergio Staino.

L'ultima capriola è di venerdì 2 giugno 2017, quinto giorno in cui il quotidiano non è andato in edicola perché Piesse, la società dei Pessina che gestisce l'Unità, ha smesso di pagare lo stampatore e persino i giornalisti. Venerdì è anche il giorno in cui è stata decisa la sospensione delle pubblicazioni. Fino ad allora si è continuato a uscire solo sul digitale, chiedendo spiegazioni sul futuro sia alla proprietà sia al Pd che con il segretario non si è ancora fatto sentire.

TAGLI AL 60% DEL PERSONALE. Quella sera il comitato di redazione ha deciso di indire uno sciopero di protesta. Staino ha abbozzato, o meglio non si è schierato contro la redazione. Poi però ha cambiato idea. E nel giro di mezz'ora ha scritto una mail dove ha messo in copia il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, la proprietà - cioè Pessina e Guido Stefanelli -, ma soprattutto l'avvocato Filippo Giuggioli, quello che ha di fatto lavorato con i Pessina al piano lacrime e sangue per fare fuori il 60% della forza lavoro.

Occorrerebbe, almeno da parte dei rappresentanti sindacali, un atteggiamento più composto, più fermo e più ragionevole

STAINO NELLA MAIL ALLA REDAZIONE

«Prendo atto con disappunto e dolore della decisione dell'assemblea di programmare uno sciopero da domani a martedì», ha scritto Staino. «Personalmente la considero una scelta sbagliata, così come mi sembra sbagliato uscire con un ultimo numero online oggi in cui l'elemento di lotta dura senza paura abbia la prevalenza. Capisco benissimo lo stato di tensione, di dolore, di sofferenza e l'emotività che scaturisce da tutto ciò, ma proprio per questo occorrerebbe, almeno da parte dei rappresentanti sindacali, un atteggiamento più composto, più fermo e più ragionevole».

«LETTORI AL NOSTRO FIANCO». E ancora: «È inutile richiamarsi in continuazione alla classe operaia fino a identificarsi con questa senza tenere alcun conto delle lezioni che ci sono sempre venute dalle grandi lotte sindacali. Cervello, colleghi, cervello è la cosa di cui più abbisogniamo». Staino stima poi il lavoro dei collaboratori esterni: «I contributi di oggi di Silvia Dai Pra' e di Silvio Greco hanno colpito moltissimo per la loro bellezza e profondità e hanno fatto capire a molti dei nostri lettori che bella qualità di giornale stiamo perdendo. Anche questi lettori adesso sono addolorati quanto noi e si sentono al nostro fianco».

I proclami di lotta del cdr? Vuote parole sindacalesi che accarezzano solo l'ego di qualcuno, ma che dal punto di vista della lotta non ci aiutano per nulla

STAINO NELLA MAIL ALLA REDAZIONE

Poi ha continuato: «Cosa può imparare un lettore dai proclami di lotta firmati dal nostro comitato di redazione? Vuote parole sindacalesi che accarezzano solo l'ego di qualcuno, ma che dal punto di vista della lotta non ci aiutano per nulla. Vi ricordate l'ultimo giornale firmato da Claudio Sardo? Quelle famose pagine vuote che emozionavano i redattori e che risultarono del tutto incomprensibili e anonime per chi ci leggeva? Per me stiamo facendo lo stesso errore».

CRISI PIÙ GRAVE DI QUANTO SEMBRI. Infine: «Come ho già detto, prendo atto della decisione che personalmente non condivido e a cui non aderisco. Il direttore». Staino sbaglia il riferimento a Sardo, perché quei numeri li firmava Luca Landò. Ma non è solo questo il punto. Perché la crisi del quotidiano è molto più pesante di quanto sembri.

La vignetta di Staino sui guai del giornale in prima pagina su l'Unità.

Del resto in giornate come queste, di totale insolvenza e raffiche di pignoramenti per i Pessina, la confusione è grande sul futuro del quotidano. Al Nazareno c'è chi sta già ragionando sulla testata. In teoria il fallimento de l'Unità potrebbe essere un'occasione per chi vuole rilevarla. Sono i Pessina infatti a essersi sobbarcarti i 10 milioni di euro di debiti passati con la Nie, la vecchia società editrice del quotidiano.

ALL'ASTA BASTERANNO 300 MILA EURO? Se la testata dovesse andare all'asta, quindi, l'acquirente potrebbe rilevarla a una modica cifra. C'è chi la stima già intorno ai 300 mila euro, senza debiti. Per i giornalisti non ci sarebbe scampo, ma chissà che Staino un pensiero sul futuro giornale non lo faccia. E ingraziarsi il Pd, mandando una mail a Bonifazi, forse è la prima mossa in questo senso.

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