DEMOCRATICA
30 Giugno Giu 2017 1809 30 giugno 2017

L'Unità, un fallimento per colpa dei ricatti tra Renzi e i Pessina

Mentre sparisce lo storico quotidiano fondato da Gramsci, arriva il nuovo prodotto editoriale Democratica. Ultimo capitolo della guerra tra il Pd e la Piesse, azionista di maggioranza. Gli unici a pagare? I giornalisti.

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Mentre il Partito democratico renziano festeggia la nascita del nuovo giornale Democratica, nella redazione de L'Unità giornalisti e lavoratori, senza stipendio da due mesi, sono "ostaggi" in attesa di un incontro a inizio luglio 2017 tra la Federazione della stampa nazionale e la proprietà Piesse per sapere se entreranno in cassa integrazione. Nel frattempo persino la sede fisica è sotto sfratto e continuano ad arrivare ingiunzioni da parte dei creditori.

EPILOGO PEGGIORE NON POTEVA ESSERCI. Il fallimento è ormai dietro l'angolo, bisogna capire solo le modalità in cui ci si arriverà. Finale peggiore non poteva esserci. La nascita del nuovo prodotto editoriale diretto da Andrea Romano non è altro che l'ultimo capitolo di una guerra senza esclusione di colpi tra il Pd e la Piesse, Pessina Costruzioni (che ha scritto una rettifica a Lettera43.it), azionista di maggioranza del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.

IL SEGRETARIO HA VOLTATO LE SPALLE. È la storia di un crac editoriale e politico del segretario del Pd Matteo Renzi che esattamente due anni fa, era il 30 giugno del 2015, salutava con un fondo appassionato il ritorno nelle edicole del giornale («Cara Unità, ben tornata a casa tua») e ora invece gli volta le spalle relegando la questione a una "semplice" vertenza sindacale tra privati. In realtà la responsabilità del Pd, azionista di minoranza, è enorme. Fu Renzi, insieme con il tesoriere Francesco Bonifazi e poi con il ministro dello Sport Luca Lotti, tramite Antonio Funiciello, a convincere e poi a portare i Pessina come azionisti, addossando al costruttore i debiti della precedente gestione.

L'Unità ha bruciato quasi 400 mila euro al mese in due anni. E c'è una fideiussione con Intesa da 10 milioni di euro che tutt'ora deve essere in parte escussa

Il giornale ha bruciato quasi 400 mila euro al mese in due anni. Il tentativo di rilanciarlo è naufragato miseramente. Se nel primo anno veniva distribuito persino nelle Feste de l'Unità, già nel 2016 non lo si trovava più da nessuna parte. Del resto in questi due anni l'Unità non ha mai avuto un piano editoriale, e nel frattempo ci sono stati i viaggi istituzionali in Iran dove ai Pessina e all'amministratore delegato Guido Stefanelli sono stati promessi appalti importanti, altro capitolo oscuro di cui Lettera43.it si è occupata in passato.

PUBBLICAZIONI SOSPESE IL 3 GIUGNO. Ma soprattutto c'è stata la fideiussione con Banca Intesa SanPaolo da 10 milioni di euro che tutt'ora deve essere in parte escussa e che ha garantito per un po' di tempo la sopravvivenza del giornale. Non sono mancate le polemiche, un valzer di direttori, da Erasmo D'Angelis a Sergio Staino e infine il 3 giugno 2017 la sospensione delle pubblicazioni perché lo stampatore non era stato pagato.

Siamo stati privati di un posto di lavoro, di uno stipendio, degli ammortizzatori sociali, di un progetto in grado di spiegare cosa ne sarà del quotidiano e del futuro

I GIORNALISTI DE l'Unità

Democratica - quotidiano che uscirà in formato pdf, otto pagine super renziane - altro non è che un messaggio diretto ai Pessina. Ossia: possiamo fare a meno de l'Unità. Del resto il nuovo progetto editoriale è a costo zero. La redazione è quella di Unità.tv, il vice direttore è Mario Lavia, sito online di proprietà di Eyu, la cassaforte del Pd.

«OLTRE UN ANNO DI BRACCIO DI FERRO». A giugno a Ghirlanza, in Sardegna, davanti alla casa museo di Gramsci, l'Ordine dei giornalisti e l'Assostampa della Sardegna hanno riportato un messaggio dei giornalisti dove vengono attaccati sia Renzi sia i Pessina: «In questo braccio di ferro e in questo continuo ricatto che va in scena da più di un anno, gli unici a pagare sono i lavoratori de l'Unità, privati di un posto di lavoro, di uno stipendio, del pur minimo paracadute degli ammortizzatori sociali, di un progetto in grado di spiegare cosa ne sarà del quotidiano e del proprio futuro».

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