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11 Luglio Lug 2017 1122 11 luglio 2017

Relazione Agcom 2017, stampa in crisi strutturale

Nel 2016 i ricavi dei quotidiani sono calati del 6,6%, quelli dei periodici del 5,5%. La televisione mostra invece segnali di ripresa (+6,5). E cresce anche l'online (+14,8%). Giornalismo sempre più precario.

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Nel mercato dei media la stampa è il settore che evidenzia i segnali di maggiore sofferenza e i quotidiani continuano a mostrare un declino strutturale. L'Agcom ha presentato al parlamento la sua relazione annuale 2017 e i dati delineano un quadro a tinte fosche per i cartacei, mente tivù, radio e internet sono in crescita.

Composizione dei ricavi del settore delle comunicazioni. Dati in milioni di euro (fonte Agcom).

Nel 2016 i ricavi dei quotidiani sono calati infatti del 6,6% rispetto al 2015, con una riduzione maggiore dei ricavi pubblicitari (-7,7%) rispetto a quelli derivanti dalla vendita di copie, inclusi i collaterali (-6%), e ipotizzando invariati contributi e provvidenze. Mettendo insieme quotidiani e periodici, i ricavi dall'utente sono scesi da 1,119 miliardi nel 2015 a 1,052 miliardi nel 2016 (-6%), mentre quelli da pubblicità sono calati da 817 milioni a 754 milioni (-8%).

Ricavi stampa: valore, incidenza e variazioni 2016 rispetto al 2015 (fonte Agcom).

Prosegue dunque il decremento strutturale delle copie cartacee, la cui dinamica secondo l'Agcom «è oramai da anni caratterizzata da un inarrestabile declino, pari al 43% nel quinquennio 2011-2016». Ma gli editori incontrano grandi difficoltà anche nel tentativo di valorizzare il prodotto tradizionale nel formato digitale: le copie digitali, che costituiscono circa il 12% del totale delle copie vendute, rappresentano infatti solo il 6% dei ricavi da vendita di copie.

TELEVISIONE IN CONTROTENDENZA. Rispetto al trend di generale contrazione delle risorse nel settore dei media, la televisione ha mostrato nell'ultimo anno segnali di ripresa e i ricavi sono tornati ad attestarsi sopra gli 8 miliardi di euro. Secondo l'Agcom, tuttavia, per quanto riguarda il mercato delle tivù in chiaro, in Italia permane un livello di concentrazione «elevato», con oltre l'80% dei ricavi in capo a Rai e Mediaset. Concentrazione «tipicamente molto elevata» anche nel settore delle pay tivù, con il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia di gran lunga in testa (77%) su Fininvest/Mediaset (21%).

GIORNALISMO PRECARIZZATO. La crisi economica del settore editoriale si ripercuote sulle condizioni di lavoro. E dall'analisi dell'Osservatorio Agcom sul giornalismo emerge, non a caso, «il netto scivolamento della professione giornalistica verso la precarizzazione, un gender gap sia negli aspetti remunerativi sia nell'avanzamento di carriera, e la presenza di forti barriere all'ingresso per le nuove generazioni».

Dinamica delle vendite dei giornali quotidiani cartacei, milioni di copie (fonte Agcom).

Se dalla carta ci si sposta sul web, si nota innanzitutto che la percentuale della popolazione italiana che usa internet è cresciuta di tre punti percentuali nel 2016, arrivando al 60%. Il nostro Paese, però, è ancora al penultimo posto tra gli Stati membri dell'Unione europea. La Rete viene usata da un numero di connazionali inferiore alla media Ue per fare acquisti, usufruire dei servizi bancari e comprare video on demand. Siamo nella media per quanto riguarda l'uso dei social network, mentre l'unico indice superiore alla media è quello che riguarda il consumo di contenuti digitali: musica, video e giochi online.

DALLA RACCOLTA PUBBLICITARIA ONLINE 1,9 MILIARDI DI EURO. La tendenza connessa al crescente uso di device mobili e delle relative applicazioni ha prodotto conseguenze anche sul versante pubblicitario, in particolare nelle tecnologie e caratteristiche sottostanti alle modalità di vendita delle inserzioni attraverso le app. La ripartizione degli investimenti in pubblicità online per device a livello mondiale negli ultimi cinque anni indica una crescita della spesa riferibile agli apparecchi mobili rispetto alla pubblicità veicolata attraverso desktop, che è passata dal 25% nel 2014 al 42% nel dato previsionale per il 2016. I ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria online complessivamente realizzati (includendo anche la raccolta di pubblicità diffusa attraverso i siti degli editori dei media tradizionali) si attestano su un valore stimato pari a 1,9 miliardi di euro.

Ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria online in Italia. Dati in milioni di euro (fonte Agcom).

Ma quanto "pesa" l'intero settore delle comunicazioni rispetto al Pil nazionale? Nel 2016 l'Agcom ha rilevato una sostanziale continuità con il 2015. Il settore incide, nel suo insieme, per circa il 3,2% sul Pil, con le telecomunicazioni che pesano per l'1,9%, i media per lo 0,9% e i servizi postali per lo 0,4%.

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