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La moda che cambia 23 Luglio Lug 2017 0900 23 luglio 2017

Una prece per i blogger ammaestrati

Non solo la stretta delle authority e lo snobismo degli stilisti che li considerano "utili selvaggi dell'informazione", ora agli aspiranti Chiara Ferragni si nega pure la possibilità di imparare un vero mestiere.

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All'improvviso, i blogger hanno iniziato a farci pena. Tenerezza. Proviamo perfino un po' di rimorso, noi giornalisti, per averli giudicati così male, strapazzati così tanto nei nostri articoli, ridicolizzati senza pietà per i loro giudizi affrettati, le loro opinioni pronte a piegarsi al miglior offerente o anche al peggiore, in totale deregulation. Abbiamo schernito il loro entusiasmo per un viaggio gratuito a due ore di aereo da casa, per una t-shirt regalata in cambio di un post, per la cena seduti a fianco della star di turno, trincerandoci dietro ai nostri contratti o dietro il nostro tesserino di professionisti dell'informazione, come se noi non avessimo mai dovuto, o anche entusiasticamente voluto, rispondere alle esigenze del nostro editore o direttore, con il solo conforto di qualche conoscenza sintattica e nozionistica in più. E talvolta nemmeno quelle.

GLI "UTILI SELVAGGI" DELL'INFORMAZIONE. Come nella peggiore delle bibliche piaghe, o il più crudele dei contrappassi, da qualche mese sui blogger si sta abbattendo infatti ogni genere di sventure: messi in mora dalle authority di mezzo mondo per l'opacità dei loro post sponsorizzati ma mai segnalati come tali, disprezzati dagli uffici stampa, dagli imprenditori e dagli stilisti che, una volta ottenuto il sospirato post e pagato il dovuto (e nemmeno sempre), raramente vogliono frequentarli, ritenendoli infatti utili "selvaggi dell'informazione" da sfruttare, ma da non mescolare con le grandi firme, i direttori o gli stylist a cui affidano invece campagne ben remunerate e di cui ricercano la compagnia anche al di fuori delle sfilate o delle presentazioni.

Ai blogger si presenta un futuro di branded content provider: foche ammaestrate. Senza la possibilità di imparare una professione vera

Vittime di un destino da ircocefali dei media a cui sono sfuggiti solo in due o tre e in virtù della loro capacità di trasformarsi in imprenditori di successo, come Chiara Ferragni, ora sui blogger incombe un'iniziativa che, dietro la meritevole, scolastica bonomia, rischia di togliere loro perfino quel poco o quel tanto di ingenuità rimasta per trasformarli in foche ammaestrate. Una settimana fa, nel corso di uno dei convegni che il gruppo Pambianco organizza periodicamente, Condé Nast ha annunciato infatti il prossimo lancio di una Academy, una scuola di formazione inizialmente riservata a 20 influencer della bellezza (l'operazione è sviluppata con il gruppo l'Oréal e Università Bocconi) e poi, immagino a seconda dello sponsor, da ampliare a moda e design. L'iniziativa prevede sei mesi di studi full time e gratuiti, a cui seguiranno sessioni di creazione e pubblicazione dei contenuti sia sulle piattaforme della L'Oréal sia sui femminili del gruppo. In estrema sintesi, finti giornalisti e pseudo copy pubblicitari indottrinati, guidati e inevitabilmente grati, orwellianamente.

SCHIAVI DELL'IGNORANZA TECNICA. Ora, non ci sono dubbi che su molti di questi blogger pesi un'ignoranza tecnica, sia delle regole di scrittura sia della materia di cui si occupano, che vanifica i loro interventi o che li rende fuorvianti per le aziende interessate a conquistarne i servigi. Ed è pure vero che, stante la crisi attuale dei giornali, è improbabile che per la stragrande maggioranza di loro si spalanchino le porte di una redazione, di un praticantato vero e proprio, della possibilità di apprendere non attraverso le esigenze di uno sponsor e dei suoi addentellati accademici e mediatici, ma attraverso l'esperienza. Si para loro davanti, invece, un futuro di branded content provider: foche ammaestrate, appunto. Privi della possibilità di sperimentare da soli, anche sbagliando e inciampando, il vero apprendimento delle tecnicalità e dei segreti di un settore, e di una professione vera.

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