Vogue
29 Luglio Lug 2017 1120 29 luglio 2017

Condé Nast chiude la galassia Vogue, salva solo la testata di Farneti

Spariranno dalle edicole tutte le riviste, a parte quella principale. Ai giornalisti saranno offerte 40 mensilità per lasciare il gruppo: l'incentivo più alto nella storia dell'editoria italiana.

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Quattro anni di contratti di solidarietà e una severa riduzione del personale, con uscite incentivate e licenziamenti, sono stati solo l’antipasto. Condé Nast Italia si appresta infatti a una mossa che solo fino a qualche mese fa sarebbe stata impensabile: la chiusura di tutte le testate del mondo Vogue, a parte Vogue stesso. Come è stato comunicato ai comitati di redazione venerdì 28 luglio, a breve spariranno dalle edicole Vogue Uomo, Vogue Bambino, Vogue sposa e Vogue accessori, tutte filiazioni del giornale che Franca Sozzani aveva reso il secondo al mondo per importanza, dietro soltanto all’originale americano. I giornalisti coinvolti, è stato specificato, non saranno riassorbiti dall’editore.

USCITE VOLONTARIE DA SETTEMBRE. Il ridimensionamento di Condé Nast Italia – che nel passato ha già chiuso Wired (oggi solo sito Internet, con numeri speciali ogni trimestre o in occasione di eventi) e MySelf - non finisce qui. A settembre l’azienda aprirà una finestra per le uscite volontarie, mettendo sul piatto un’offerta davvero ricca: 40 mensilità per chi sceglie di lasciare l’azienda. L’entità dell’incentivo, il più alto nella storia dell’editoria italiana, potrebbe convincere molti, visto che a nessuno sfugge l’altra metà della medaglia: se Giampaolo Grandi (attuale amministratore delegato, al quale succederà il 1 settembre Fedele Usai, mentre Grandi diventerà presidente del gruppo) è disposto a spendere tanto, è perché in nome della redditività toccherà sacrificare molti altri dipendenti non appena chiusa la finestra. Il ritmo, secondo le prime indiscrezioni, sarà quattro persone al quadrimestre, cioè una al mese.

3 MILIONI DI UTILI NEL 2016. E dire che il bilancio 2016 si è chiuso con 3 milioni di utili (nel 2015 erano stati 2,3), su un fatturato di 127,3 milioni. Ma la morte di Franca Sozzani, creatrice, anima e volto di Vogue per un trentennio, sembra aver sbloccato definitivamente alcune decisioni in azienda. La signora della moda italiana se ne è andata improvvisamente a dicembre, divorata dalla malattia. E la casa editrice che tutto le deve non ha indugiato in ricordi o tributi. Basti dire che lo stesso Vogue, passato nelle mani di Emanuele Farneti, già direttore di Gq, non ha dedicato alla “madre scomparsa” nemmeno un numero commemorativo, che pure prevedibilmente sarebbe diventato un pezzo da collezione per metà dell’industria della moda italiana, legata profondamente a Sozzani.

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