De Benedetti Mondardini
VISTI DA VICINISSIMO 14 Settembre Set 2017 0949 14 settembre 2017

Tra De Benedetti e Mondardini scese il gelo

L'Ingegnere è ai ferri corti con l'ad di Gedi, che si è rifiutata di estromettere Calabresi da Repubblica. Così guarda altrove. L'obiettivo numero uno è prendersi il Foglio. L'alternativa la quota di Santoro nel Fatto. Parola di Occhio di Lince.

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Cosa succede tra Carlo De Benedetti e Monica Mondardini, pugnace amministratore delegato di Gedi Editoriale e di Cir? I muri di via Ciovassino, pronti per essere rimessi a nuovo per rendere lo storico quartier generale milanese del gruppo ancora più prestigioso – starà chiuso un anno e gli uffici saranno momentaneamente trasferiti in via Nervesa, dove c’è la sede della redazione meneghina di Repubblica e della concessionaria Manzoni – raccontano che tra i due sia calato un silenzio assordante. Lei, riferiscono sempre i muri, un tempo portata in palmo di mano dall’Ingegnere, si è alleata con Rodolfo De Benedetti, i cui rapporti con il padre sono talmente tesi che sua madre, Mita Crosetti, prima moglie di Carlo, non è stata tenera nel biasimare per questo l’ex marito (mentre a lei Rodolfo è legatissimo tanto che la più piccola delle tre figlie che ha avuto dalla scrittrice Emmanuelle de Villepin si chiama Mita, come la nonna).

SCHERMAGLIE SU CALABRESI. Inoltre, la coriacea Mondardini si è opposta alla reiterate richieste dell’Ingegnere di estromettere Mario Calabresi dalla direzione di Repubblica per far posto all’amato Massimo Giannini, liquidando le pressioni con uno sbrigativo «ci costerebbe troppo, non ce lo possiamo permettere». Per questo, cari e affezionati lettori, il sempre più malmostoso Carlo a tutti i giornalisti della prima nidiata scalfariana che lo vanno a trovare a Dogliani tra i filari dei suoi vigneti, o nella sua bella casa di Parigi o (più raramente) nella villona di Marbella comprata per soddisfare un desiderio dell’attuale moglie Silvia Monti – sono queste le dimore, oltre Milano, Roma e la Svizzera, dove il sempre meno indaffarato Ingegnere vive – racconta che Repubblica è allo sbando, sia dal punto di vista della linea politica che dei risultati economici. Per poi aggiungere che dell’alleanza con John Elkann si è già pentito, prima per eccesso di ingerenza – il nipote dell'Avvocato difende a spada tratta la sua creatura Calabresi – e ora per difetto di presenza, visto che il presidente di Fca vive costantemente a New York nella nuova casa che la moglie, Lavinia Borromeo, ha arredato con gusto.

RUGGINI COL FIGLIO MARCO. Come se non bastasse, l’Ingegnere ha da ridire anche nei confronti del figlio Marco, che ha voluto prendesse il suo posto come presidente della società editoriale, quella che una volta si chiamava Espresso e ora molto più laconicamente Gedi. Lui l’aveva scelto perché sapeva che Marco e Rodolfo mal si sopportano, e dunque sperava che il secondogenito mettesse in riga il primogenito così critico nei confronti del padre. Ma Marco che ha conservato il suo ruolo di amministratore delegato e co-responsabile del gruppo europeo buyout di Carlyle e siede in molti Consigli di amministrazione, frequenta assai poco Gedi, e dunque finisce per non incidere sulle scelte aziendali e giornalistiche, o comunque non quanto vorrebbe ed era abituato a fare il papà.

Valter Mainetti.

Se a questo si aggiunge il sodalizio Rodolfo-Monica, ecco che all’Ingegnere fumano i cosiddetti. Anche perché non c’è giorno che Dio mandi in Terra che Silvia non gli ricordi che i suoi figli devono tutto a lui e quanto sia ingiusto che un uomo della sua statura adesso in famiglia conti così poco. Così, tra una telefonata a Federico Vecchioni per sapere come va l’agricoltura – Carlo tiene molto al suo investimento in Bonifiche Ferraresi (8,95%) – e una ai suoi broker che gli fanno girare la liquidità sui mercati internazionali più speculativi, eccolo rimuginare su nuovi progetti che gli diano i giocattoli editoriali perduti. Quali? Quello che più lo eccita sarebbe prendere il controllo del Foglio.

L'INGEGNERE GIOCA SU DUE TAVOLI. Lui ha in Claudio Cerasa un punto di riferimento, tanto più ora che il giovane direttore non piace come un tempo al fondatore Giuliano Ferrara. Ma il tema è: Valter Mainetti vende? Il patron di Sorgente, al di là delle apparenze, non naviga nell’oro, ma certo non risolverebbe i suoi problemi cedendo il controllo del foglietto passato dall’elefantino alla ciliegia. Ciononostante, non c’è giorno che l’Ingegnere non si dedichi a coltivare questa nuova ambizione. Ma siccome non è tipo da giocare su un solo tavolo, ecco farsi largo nella sua testa un’altra ipotesi: Il Fatto Quotidiano. C’è la quota di Michele Santoro, il 7% detenuto tramite la casa di produzione Zerostudio’s, in vendita.

SANTORO VUOLE SEPARARSI DA TRAVAGLIO. Lui ha detto generosamente «resterò azionista fino a quando non troveranno una soluzione», ma in realtà scalpita per separarsi dall’ex amico Marco Travaglio. Il quale, insieme con Cinzia Monteverdi, amministratore delegato dell’Editoriale Il Fatto, avrebbe pensato a una compensazione delle quote incrociate, visto che la casa editrice del quotidiano possiede una quota di pari peso in Zerostudio’s. Ma, certo, a Santoro vedere i dollari dell’Ingegnere potrebbe far girare la testa. E all’Ingegnere così come il Foglio lo stuzzica per ragioni politico-culturali, il Fatto lo attizza perché nel gioco del potere che a lui piace tanto ha un ruolo. Quello che una volta aveva Repubblica e che per un lungo passato il duo Carlo & Eugenio hanno saputo sfruttare a meraviglia.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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