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15 Settembre Set 2017 1707 15 settembre 2017

Sole 24 Ore, i pm chiedono altri sei mesi per le indagini

La Procura di Milano ha richiesto la proroga per l'inchiesta sui conti del gruppo che vede inquisite 10 persone, tra cui l'ex direttore Napoletano, per false comunicazioni sociali.

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La Procura di Milano ha chiesto una proroga di altri sei mesi dell'inchiesta sui conti del gruppo Sole 24 Ore che vede indagate 10 persone tra cui l'ex presidente del gruppo Benito Benedini, l'ex ad Donatella Treu e l'ex direttore del quotidiano Roberto Napoletano. La richiesta di proroga, firmata dal pm Gaetano Ruta, titolare delle indagini in capo al dipartimento guidato dal pm Fabio De Pasquale, è stata inoltrata ai difensori e all'ufficio gip che, passaggio scontato, darà l'ok alla prosecuzione degli accertamenti degli inquirenti.

«COPIE MANDATE DIRETTAMENTE AL MACERO». Nell'inchiesta agli ex vertici e a Napoletano viene contestato il reato di false comunicazioni sociali, perché avrebbero rappresentato «fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica» e, in particolare, sui «ricavi» connessi alla vendita delle copie digitali, ma anche di una parte «significativa di copie» cartacee finita «dritta al macero». Stando alle indagini del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf, infatti, sarebbero state fatte figurare presunte vendite «false», attraverso una società inglese, di copie digitali, oltre 100 mila in totale, con le quali si sarebbe «veicolato un messaggio largamente positivo sull'andamento economico» del Sole 24 Ore, mentre la «situazione effettiva» era caratterizzata da «gravi anomalie».

ACCUSA DI APPROPRIAZIONE INDEBITA PER GLI ALTRI INDAGATI. Appropriazione indebita, invece, è l'accusa mossa agli altri indagati, tra cui figurano Stefano Quintarelli, deputato dei Civici-Innovatori ed ex direttore dell'area digitale del quotidiano, il fratello e imprenditore Giovanni Paolo Quintarelli, l'ex direttore finanziario del gruppo Massimo Arioli, l'ex direttore dell'area vendite Alberto Biella, il commercialista Stefano Poretti, e Filippo Beltramini, direttore di una controllata di Di Source Limited, la società inglese che si occupava degli abbonamenti digitali.

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