Serie A Calcio
7 Novembre Nov 2017 2027 07 novembre 2017

Serie A, progetto Lega Channel a rischio

Sul canale “autarchico” per trasmettere le partite di calcio 2018–2021 potrebbero piovere i ricorsi delle pay tivù all'Antitrust. Soldi, piattaforme, questioni legali: le cose da sapere.

  • ...

Il miliardo di euro che sarebbe stato garantito da un misterioso socio finanziario (si fa il nome dell’ex Infront Marco Bogarelli) fa gola a molti. Ma non tutti i presidenti di Serie A guardano con favore al progetto di una Lega Channel, di un canale “autarchico” come quello targato Nba, per trasmettere le partite di calcio della massima serie negli anni 2018–2021.

IN CONTRASTO CON LA MELANDRI. E per due motivi: il progetto studiato da Infront, l’advisor della Lega, e da Deloitte, contrasterebbe con le disposizioni della legge Melandri sulla vendita dei diritti e avrebbe, nonostante la presenza di un partner finanziario, basi economiche meno solide di quelle garantite oggi dalle pay tivù.

DEVE FALLIRE IL BANDO DI NOVEMBRE. Come ha rivelato la Repubblica, Lega Channel, realizzata in collaborazione con il gruppo Discovery, sarà distribuita su tre piattaforme (satellitare, digitale e Iptv) e a prezzi molto concorrenziali per trasmettere dalle 8 alle 4 partite. Nelle ultime ore poi sono girati rumor che Infront farebbe un accordo decennale con il partner finanziario e studierebbe di farsi riconoscere un minimo garantito dalle piattaforme sulle quali saranno trasmessi i match. Ma prima deve fallire l’asta il cui bando dovrebbe essere presentato alla fine del mese di novembre. Questo prevede la legge Melandri all’articolo 13.

Netflix e Amazon avrebbero rifiutato gli inviti di Infront a essere della partita, mentre gli americani di Perform sarebbero scettici a spendere oltre 200 milioni per l’online

Il prossimo bando ricalcherà quasi in toto quello andato a vuoto a giugno, con Sky pronta a non investire un euro in più del mezzo miliardo promesso per il satellitare, Mediaset che preme per mettere le mani su pacchetto di otto e non quattro partite (altrimenti diserterà come in primavera) e Telecom/Vivendi ormai disinteressata a comprare i diritti internet. A meno che non ci sia un’intesa con il Biscione, che non a caso starebbe studiando anche forme di vendita di singole partite come avviene oggi per la Champions. Il tutto mentre Netflix e Amazon avrebbero rifiutato gli inviti di Infront a essere della partita, mentre gli americani di Perform sarebbero scettici a spendere oltre 200 milioni per l’online.

I BROADCASTER ESCLUSI CHE FANNO? Visto il quadro, e con la sola Sky pronta a partecipare all’asta, l’ipotesi di una tivù della Lega Calcio si rafforza. Ma il progetto, per come l’avrebbero ideato Infront e Deloitte, sarebbe secondo alcune squadre di Serie A in contrasto con la Legge Melandri. E quindi facilmente preda di ricorsi che i broadcaster esclusi dal business potrebbero presentare all’Antitrust. La normativa sui diritti, per il canale della Lega, impone che ci si muova «nel rispetto dei principi di libera concorrenza e nei limiti delle disposizioni comunitarie vigenti», quindi l’affidamento senza gara al partner tecnologico (Discovery) e a quello finanziario (come detto si fa il nome di Bogarelli) sarebbe la prima criticità.

Se i margini per Sky e Premium sono quasi sempre più inesistenti, come pensa Infront di arrivare a un miliardo se salta il minimo garantito dalle piattaforme a Lega Channel?

Un direttore generale di Serie A

Sempre l’articolo 13 dice che il canale può «realizzare prodotti audiovisivi e distribuirli direttamente agli utenti», quindi vendendo direttamente gli abbonamenti e non, come prevede il progetto, attraverso le piattaforme esistenti. In ultimo lo stesso articolo dice che la nuova realtà può appoggiarsi alle piattaforme esistenti (Sky, Mediaset premium) «accedendo ai necessari servizi tecnici e commerciali a condizioni eque, trasparenti, non discriminatorie e orientate ai costi»: non impone che le stesse piattaforme debbano a loro volta riconoscere un minimo a Infront. E qui cadrebbe un pezzo importante dell’architettura finanziaria dell’operazione.

SI SPERA IN UN RILANCIO DI MEDIASET. Spiega il direttore generale di una squadra di Serie A, che chiede l’anonimato: «Intanto c’è da mettere in conto i ricorsi che fioccheranno dalle pay tivù all’autorità per la concorrenza. Ma, se i margini per Sky e Premium sono quasi sempre più inesistenti, come pensa Infront di arrivare a un miliardo se salta il minimo garantito dalle piattaforme a Lega Channel?». Per questo, in molti, sperano in un rilancio di Mediaset, con o senza Vivendi, alla prossima asta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso