I 400 colpi

Grasso, con M5s ora alleanza impossibile
12 Gennaio Gen 2018 0926 12 gennaio 2018

La trappola in cui sta cadendo Liberi e uguali

Ogniqualvolta c’è Renzi di mezzo, il partito di Grasso si muove come il cane di Pavlov rispondendo picche. Ma presentandosi divisa in Lombardia e Lazio, la sinistra rischia l'ennesimo flop come in Liguria e Sicilia.

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Premessa. Il dilemma di Liberi e uguali sul sostegno ai candidati governatori di Lazio e Lombardia ha una sua ragion d’essere. Per il neo partito quelli di Nicola Zingaretti e Giorgio Gori non sono nomi che si equivalgono. Il primo è decisamente più potabile: condivide la passata militanza nella Fgci, la federazione dei giovani comunisti, con molti dei personaggi di spicco che ora affiancano Grasso nella nuova avventura. È schiettamente non renziano, pur non essendo tra quelli che hanno fatto le valigie e lasciato il Pd.

GORI, DA BERLUSCONIANO A RENZIANO. Tutto diverso il discorso per Gori. L’attuale sindaco di Bergamo ha lavorato con Berlusconi ai suoi esordi televisivi, dando un decisivo contributo al successo di Canale 5. Poi è diventato imprenditore in proprio creando una società di produzione, Magnolia, tra le più blasonate, e cedendola qualche anno fa al gruppo De Agostini. Rispetto al suo omologo laziale, Gori è stato un renziano della prima ora, anche se in seguito i rapporti tra i due hanno avuto un andamento carsico fatto di luci e ombre.

Veniamo al punto. Due padri nobili del centrosinistra come Prodi e Veltroni stanno spingendo su Grasso perché quello di Liberi e uguali sia un voto utile. Soprattutto in Lombardia, dove l’inopinata decisione di Roberto Maroni di non ricandidarsi lascia intravvedere la possibilità che il centrodestra possa perdere quella che sembrava una inespugnabile roccaforte. Siccome però Gori si porta addosso l’incancellabile peccato originale, appoggiarlo è dura. Ma se rifiuti di farlo, presti il fianco a due rischi. Il primo è che spazzi vie anche le più tenui speranza di conquistare il Pirellone, il secondo è la conferma che Liberi e uguali, ogniqualvolta c’è Renzi di mezzo si muove come il cane di Pavlov rispondendo picche.

IL RISCHIO DI UN EFFETTO LIGURIA PER LA SINISTRA. Un brutto colpo alla credibilità di chi ha detto, sin dal debutto di Leu, che i suoi principi fondanti prescindevano dall’avversione nei confronti del segretario Pd. Grasso, quindi, alla vigilia del decidere sul da farsi, si trova davanti a un dilemma apparentemente irrisolvibile, quindi non gli resta che sfidare l’azzardo di una scelta. Fossimo in lui, daremmo il sostegno a Zingaretti e Gori contrattando, in caso di vittoria, una presenza significativa di Liberi e uguali nelle giunte regionali. Altrimenti, incombe lo spettro della Liguria prima e più di recente della Sicilia, dove presentandosi divisi (nel caso della Liguria lo scontro era ancora tutto interno al Pd) ha finito per farsi male tutti.

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