Scalfari
19 Gennaio Gen 2018 0846 19 gennaio 2018

Repubblica, Scalfari e Calabresi rispondono a De Benedetti

Il fondatore del quotidiano replica all'editore: «Non ha fondato lui questo giornale, è un vanitoso». L'attuale direttore: «Il presidente onorario deve difendere l’onorabilità del giornale: è accaduto il contrario».

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«È un giudizio politico che si può non condividere. Ma il vanitoso è chi si gloria di qualcosa che ha fatto o peggio non ha fatto; chi si attribuisce meriti che non ha. Che cosa c'entra la vanità con la scelta tra Berlusconi e Di Maio? Mi spiace dirlo, ma è invece da vanitoso definirsi fondatore di un giornale che non hai né fondato né cofondato»: così, in un'intervista a Repubblica, Eugenio Scalfari ha risposto a Carlo De Benedetti, che a Otto e mezzo lo aveva definito «un ingrato». «I soldi che diede non legittimano la parola fondatore», ha ricordato Scalfari, «e aggiungo che è la prima volta che glielo sento dire. Repubblica è figlia dell'Espresso che fu fondato da Adriano Olivetti, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari. Non ce ne solo altri»

«HA CONTRIBUITO CON 50 MILIONI SUI 5 MILIARDI». «Ha contribuito con cinquanta milioni ad un capitale di 5 miliardi», ha aggiunto, «non sono abituato a fissare i prezzi della gratitudine. Sicuramente ce ne siamo ricordati quando poi gli abbiamo venduto Repubblica», ma «quello dell'editore è un mestiere che non ha mai fatto».

Scalfari riconosce a De Benedetti di essere stato rispettoso della libertà del giornale: «Diciamo che l'ha onorata. E però non so se quel che adesso va dicendo in tivù e sui giornali sia compatibile con la carica di presidente onorario, non so se la onori». E difende il suo giornale: «Non è vero che ha perduto l'identità e che non aggredisce la politica», «lui sì, sta aggredendo l'identità del giornale di cui, come ho già detto, era stato a lungo il rispettoso proprietario. La ama, ma vuole liberarsene. La ama come quegli ex che provano a sfregiare la donna che hanno amato male e che non amano più».

La risposta di Calabresi

Il 19 mattina anche il direttore di Repubblica Mario Calabresi ha risposto all'Ingegnere con un editoriale. «In queste settimane anche al New York Times un padre ha lasciato la guida della società al figlio. Non accadrà mai di vedere quel padre attaccare il giornale sugli schermi televisivi di un gruppo concorrente», ha scritto Calabresi, «questo giornale deve molto a Carlo De Benedetti e alla sua passione, ma anche l’Ingegnere dovrebbe sentire un debito di gratitudine nei confronti di una testata che ha occupato una parte importante della sua vita. Il presidente onorario deve difendere e tutelare l’immagine e l’onorabilità del giornale: il contrario di quanto è accaduto».

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