Fanpage
23 Febbraio Feb 2018 1400 23 febbraio 2018

Fanpage & co., perché il giornalismo-spettacolo ha la sua dignità

L'inchiesta sui De Luca. Nemo a Ostia. Le Iene contro il M5s. The Vision anti Salvini. «È un'informazione coraggiosa. L'unica che sposta voti. E suscita più ammirazione che perplessità». Il prof Simonelli a L43.

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La mafiosità del clan degli Spada e il clima di omertà vigente a Ostia (Nemo, RaiDue), la rimborsopoli del Movimento 5 stelle (Le Iene, Italia1), il familismo dei De Luca e le mazzette nello smaltimento delle ecoballe (Fanpage.it), l'auto-fake dei manifesti “prima gli italiani” ma senza italiani di Matteo Salvini (The Vision) hanno in comune il fatto di essere temi portati all'attenzione pubblica da cosiddetti media minori e di aver dominato una campagna elettorale povera di argomenti. Giorgio Simonelli, professore di giornalismo radiofonico e televisivo alla Cattolica di Milano e consulente del programma TvTalk di Rai Educational, spiega a Lettera43.it perché.

Fanpage, nella terza puntata spunta la tangente

È online la terza puntata della video inchiesta su rifiuti, appalti e politica di Fanpage.it : questa volta l'ex boss e "agente provocatore" Nunzio Perrella incontra Biagio Iacolare, presidente del cda di Sma Campania società in house della Regione per la tutela dell'ambiente, e il suo mediatore, Mario "Rory" Oliviero, ex presidente del Consiglio comunale di Ercolano.

DOMANDA. Stiamo parlando di infotainment, il genere che coniuga informazione e spettacolo?
RISPOSTA. Non proprio. Direi che ormai è arrivata a maturazione una nuova forma di giornalismo, impensabile appena cinque o sei anni fa, che è a metà tra l'inchiesta e l'intrattenimento.

D. Sarebbe?
R. Sono prodotti legati allo sviluppo di diverse tecnologie di riproduzione e a una diffusione che non passa per la strettoia dei media tradizionali. Facili nella realizzazione e veloci nella distribuzione, ma non per questo non hanno dignità di inchiesta giornalistica.

D. I contenitori però non sono quelli tradizionali.
R. Per forza. I cosiddetti “giornaloni” tirano avanti con vecchie analisi e le trasmissioni televisive sono ormai sono più simili a messe cantate. Si tratta di informazione che vuole conservare il suo status quo, anche se questo la porta a perdere continuamente credibilità. E poi per fortuna c'è una presenza di giovani sbarazzini, a volte se vogliamo anche discoli... Ma è questa la parte viva dell'informazione.

D. Più legata all'iniziativa del singolo?
R. Esatto, ma credo che questo sia un tema legato anche al precariato. Sempre più spesso i giornalisti agiscono per conto loro, per dimostrare la propria bravura in un contesto in cui non vengono né assunti né regolarizzati o messi in un ambiente in cui è semplice lavorare. Per loro emergere diventa fondamentale.

Questo giornalismo ha dei limiti, ma è l'unico che dà fastidio. Le grandi testate ormai non fanno da cane da guardia nemmeno alle pulci!

D. Ma il rovescio della medaglia non è la spettacolarizzazione della notizia?
R. Sì, certo. Questo può portare a tirare la corda. Ma credo che comunque vada premiata la fantasia e il coraggio di mettersi in gioco in situazioni difficili.

D. A prescindere dal metodo utilizzato?
R. Questo tipo di giornalismo ha sicuramente dei limiti, ma non si può negare la sua vivacità. E dà fastidio, è l'unico che dà fastidio. Le grandi testate ormai non fanno da cane da guardia nemmeno alle pulci!

D. Come Fanpage che per la sua inchiesta ha utilizzato un agente provocatore ed è sotto indagine per istigazione alla corruzione?
R. Il tema dell'agente provocatore è sicuramente delicato. Però credo che sarebbe il caso di scandalizzarsi per chi le prende le mazzette, invece che per chi le propone. Certo, possiamo ragionare sul piano deontologico, ma hanno mostrato una tale e clamoroso malcostume diffuso che se anche ci fosse qualche problema di quel tipo dovrebbe passare in secondo piano.

D. Sono stati anche accusati di sfruttare la campagna elettorale per produrre un'eco maggiore.
R. È il risvolto della personalizzazione della politica. I partiti non ci sono più. Invece di portare avanti idee, lanciano leader. E in assenza di programmi sensati non si può far altro che fermarsi sull'analisi comportamentale dei candidati e del loro entourage.

D. Ma questo tipo di giornalismo è molto più semplice di quello che prevede la raccolta e la verifica dei dati.
R. Sì, ma è sempre lo specchio della politica. Siamo in una campagna elettorale in cui è impossibile discutere seriamente di programmi e alleanze. Quello che conta è pescare l'avversario con le dita nella marmellata.

D. Cioè?
R. Queste inchieste, perché in altri modi non si possono chiamare, ci hanno mostrato persone pronte a darti una testata anche di fronte a una telecamera o a prendere immediatamente una mazzetta. Vanno a minare la credibilità dei singoli, ed è questo che oggi sposta i voti.

D. Nel caso dei rimborsi grillini o dei manifesti di Salvini però si va oltre i singoli. Si attacca la narrativa, lo storytelling dei partiti.
R. Sì, ma attenzione. Non nella sostanza. Ai cinque stelle non si dice: «Il vostro progetto è irrealizzabile»; ma: «Voi siete come gli altri». A Salvini non si dice: «Non possiamo fare a meno degli stranieri»; ma: «Sei tu il primo a usare modelli dell'Europa dell'Est per i tuoi poster elettorali».

D. Si colpisce chi predica bene e razzola male, dunque. Ma l'effetto clamore continua a essere essenziale.
R. E infatti lo dice qualcuno che deve la sua esistenza all'audience alto, e Le Iene da sempre funzionano nella misura in cui creano scalpore, o che ha una certa agilità, e non passa attraverso le burocrazie e gli interessi di giornali e reti televisive, ed è questo il caso del neonato sito The Vision. I casi di Nemo e Fanpage.it sono comunque frutto della volontà di emergere esplorando nuovi modi di raccontare la realtà.

D. Sono in molti a esplicitare perplessità sui loro modi.
R. Confesso che di fronte a questi esempi provo più ammirazione che perplessità. Ricordiamoci che è fatto da persone che hanno pochissime garanzie e molto da perdere nella loro credibilità e nella loro carriera. È evidente che siamo in una situazione così paludosa che per muovere le acque serve un atto deciso, forse anche un po' violento.

D. Come per esempio l'agente provocatore? E se Francesco Piccinini e Sasha Biazzo di Fanpage venissero condannati?
R. Sarebbe chiaro che è la politica che vuole proteggere se stessa, una follia altamente inopportuna. E l'Ordine dei giornalisti dovrebbe opporsi con tutte le sue forze. L'unico giornalismo è quello di inchiesta. Ed è quello che ha fatto Fanpage.

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