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Guerra in Siria

14 Dicembre Dic 2016 1402 14 dicembre 2016

Aleppo, il massacro continua

La Russia aveva annunciato all'Onu la fine della battaglia. Ma i bombardamenti sono ripresi il 14 dicembre. Migliaia di persone in attesa di lasciare la città. Regime e milizie sciite accusate di crimini di guerra. Erdogan e Putin: «Evacuazione il più presto possibile».

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Sono ripresi mercoledì mattina i bombardamenti del regime siriano su Aleppo Est, dove sono asserragliati gli ultimi ribelli che da quattro anni e mezzo si oppongono al presidente Bashar al-Assad. La Russia, martedì sera, aveva annunciato all'Onu la fine della battaglia, ma il cessate-il-fuoco è saltato.

All'origine della rottura ci sarebbe una richiesta di Teheran non accolta dai ribelli, tra cui figurano anche gli islamisti sunniti del fronte al-Nusra e di Ahrar al-Sham: la liberazione dei miliziani sciiti fatti prigionieri nel corso dei combattimenti in altre zone della Siria, in particolare a Idlib, roccaforte di al-Nusra.

Migliaia di persone, circa 50 mila secondo le stime delle Nazioni unite, attendono di poter lasciare i quartieri orientali di Aleppo, ma gli autobus che erano pronti per l'evacuazione di civili e oppositori sono rientrati nei depositi. «Vi prego salvateci», è il disperato messaggio scritto da un medico al lavoro nella città assediata, «chiunque di voi abbia un po' di umanità, nelle strade ci sono morti e feriti, le case continuano a crollare, salvateci».

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in serata, ha parlato al telefono con il presidente russo Vladimir Putin. I due leader si sono detti d'accordo sulla necessità di far tacere le armi e di iniziare l'evacuazione «il più presto possibile», con uno «sforzo congiunto». Resta da capire cosa questo possa significare per la situazione sul terreno, ma al momento l'operazione appare destinata a slittare (una nuova, fragile tregua è stata annunciata dai ribelli a partire dalla mezzanotte del 15 dicembre, ndr).

Gli autobus per l'evacuazione di Aleppo Est sono rientrati nei depositi (foto Getty Images).

Samantha Power, ambasciatrice all'Onu degli Stati Uniti, ha accusato il regime di Assad e i suoi alleati, la Russia e l'Iran, di crimini di guerra e atrocità nei confronti della popolazione: «Davvero non c'è nulla che possa farvi vergognare?», ha detto nel corso della riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza. Aspra la risposta dell'ambasciatore russo, Vitaly Churkin: «Lei parla come se fosse Madre Teresa, quale Paese rappresenta?».

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, il 14 dicembre l'aviazione governativa ha fatto uso di barili-bomba e bombe a grappolo, vietate da un trattato internazionale siglato da 100 Paesi, ma non dalla Siria. Sui social network filtrano le testimonianze degli attivisti rimasti intrappolati ad Aleppo, che raccontano il massacro in atto.

Medici senza frontiere ha lanciato un appello a tutte le parti in campo affinché risparmino i civili: «Tutte le negoziazioni per garantire l’accesso delle Nazioni unite e di altri attori, tra cui Medici senza frontiere, per fornire assistenza umanitaria nelle aree assediate di Aleppo Est sono state infruttuose», ha denunciato l'organizzazione internazionale. «Non è stato possibile evacuare i pazienti, rifornire gli ospedali e dare assistenza cruciale alle persone intrappolate nell’area. Tutte le parti coinvolte sono state e sono ancora responsabili di questo fallimento».

Il premier italiano, Paolo Gentiloni, ha definito quanto sta accadendo ad Aleppo «un dramma che offende le nostre coscienze e una tragedia inaccettabile per la nostra civiltà». A Parigi la Tour Eiffel è stata lasciata al buio, in segno di lutto e solidarietà.

Il presidente siriano Bashar al-Assad, per tutta risposta, ha rilasciato un'intervista esclusiva a Russia Today, in cui afferma che ciò che l'Occidente sta chiedendo a Mosca e al regime di Damasco è di fermare l'avanzata dell'esercito siriano contro i terroristi: «In politica è importante saper leggere fra le righe. Non importa dunque quello che dicono i leader occidentali, poiché ciò che veramente stanno chiedendo alla Russia è di fermare l'avanzata dell'esercito siriano contro i terroristi. 'Siete andati troppo in là con la lotta al terrorismo, questo non doveva succedere, dobbiamo mantenere i terroristi, salvarli'. Questo è il significato delle loro dichiarazioni».

La Ong di Bologna Gvc, fra le pochissime al mondo autorizzate a lavorare ad Aleppo (nella parte occidentale), racconta di una città che non ha mai smesso di essere un campo di battaglia: «Sono 10 giorni che non mando i miei figli a scuola, ho sempre tanta paura che nel tragitto succeda qualcosa, un colpo di mortaio o dei proiettili vaganti», ha spiegato un ingegnere che fa parte dell'organizzazione. «Amiamo Aleppo, è la nostra terra e la nostra comunità. Non volevo lasciare la mia gente, la mia famiglia e il mio Paese. Molte persone sono ancora qui dopo anni di guerra. Cerchiamo di vivere giorno per giorno, proviamo a lavorare quando è possibile e soprattutto cerchiamo di guardare al futuro».

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