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Guerra in Siria

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14 Dicembre Dic 2016 2212 14 dicembre 2016

Siria, ad Aleppo riparte una fragile tregua

Dopo che il 14 dicembre sono ripresi i bombardamenti negli ultimi quartieri in mano ai ribelli, in tarda serata è stato trovato un nuovo accordo per far ripartire l'evacuazione della città.

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Nella tarda serata del 14 dicembre è stata trovata una nuova fragile tregua ad Aleppo. A darne notizia le fazioni dei ribelli citate dai media arabi: «Nelle prossime ore l'intesa verrà implementata». In cambio del cessate-il-fuoco, i combattenti anti-governativi consentiranno l'evacuazione da due villaggi fedeli a Damasco che si trovano sotto assedio nella regione di Idlib: le località di Foua and Kefraya.

NUOVA TREGUA ALL'ALBA DEL 15 DICEMBRE. L'accordo è il secondo tentativo di fermare le violenze ad Aleppo nel giro di 48 ore. Nella mattinata del 14 dicembre il regime aveva ripreso a bombardare i quartieri orientali della città, nonostante l'annuncio della fine della battaglia che la Russia aveva dato all'Onu nella serata del 13 dicembre. Secondo il portavoce dei tre principali gruppi ribelli attivi in città, il cessate-il-fuoco partirà dalla mezzanotte del 15 dicembre e verrà implementato all'alba. I primi gruppi di civili potrebbero lasciare Aleppo Est nel corso della mattinata di giovedì.

Gli autobus per l'evacuazione di Aleppo Est sono rientrati nei depositi (foto Getty Images).

AL NUSRA LIBERERÀ I GOVERNATIVI A IDLIB. L'ultimo cessate-il-fuoco supera quindi i punti che avevano portato alla rottura del precedente, in particolare la resistenza dei miliziani di al-Nusra e di Ahrar al-Sham a liberare i prigionieri e i civili assediati nella zona di Idlib, circa 15 mila persone fra milizie sciite filo-governative e popolazione. Gli autobus messi a disposizione dal regime di Damasco potrebbero quindi entrare ad Aleppo e portare in salvo le migliaia di persone intrappolate. La Mezzaluna rossa turca ha fatto sapere di prepararsi ad accogliere fino a 50 mila individui.

LO SCAMBIO DI ACCUSE TRA INSORTI E LEALISTI. Nella mattinata del 14 dicembre fonti dell'esercito russo hanno fatto sapere che l'esercito di Damasco ha strappato ai ribelli anche il quartiere di Sukkari, riducendo l'area di manovra degli insorti a soli 2,5 chilometri quadrati. Sempre secondo Mosca la rottura del precedente accordo è da imputare ai ribelli, che però hanno respinto le accuse accusando le milizie sciite sostenute dall'Iran, che supportano l'esercito del regime. In attesa che i ribelli abbandonino gli ultimi quartieri della zona Est, il presidente Bashar al-Assad è tornato ad accusare l'Occidente ai microfoni di Russia Today: «Non importa quello che dicono i leader occidentali, poiché ciò che veramente stanno chiedendo alla Russia è di fermare l'avanzata dell'esercito siriano contro i terroristi».

Alcune testimonianze dai quartieri est di Aleppo

L'ONU: «VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI». Intanto le Nazioni unite hanno lanciato l'allarme su possibili violazioni dei diritti umani ad opera delle milizie che affiancano le truppe di Assad: «Continuano ad emergere numerose notizie di violenze commesse dalle forze filo-governative, come esecuzioni sommarie, arresti arbitrari, sparizioni forzate e arruolamenti forzati». Rimane incerto il destino dei ribelli asserragliati ad Aleppo Est, stimati in circa 4 mila unità: secondo gli accordi dovrebbero avere un salvacondotto verso altri territori, a partire dalla provincia di Idlib.

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