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Guerra in Siria

15 Dicembre Dic 2016 1123 15 dicembre 2016

Aleppo, cronache da una città straziata dalla guerra

Le ambulanze evacuano i feriti sotto gli spari dei lealisti. Tra cadaveri in strada e un deserto di macerie, dell'antica metropoli non resta nulla. Dopo quattro anni di conflitto e 100 mila morti. Le voci dal fronte.

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da Beirut

La battaglia di Aleppo è agli sgoccioli, «finita» secondo la Russia. Ma la tregua appena raggiunta il 14 dicembre ha riniziato a scricchiolare e nuove bombe sono cadute sulla popolazione. Le ambulanze dei White Helmets hanno caricato i primi feriti sotto gli spari degli sciiti lealisti, poi gli autobus verdi del governo siriano sono partiti alla volta delle zone ancora in mano ai ribelli, a Ovest (per vedere la gallery, clicca sulla foto di copertina in testa alla pagina).

MOSCA: «EVACUAZIONE COMPLETATA». Presto Aleppo sarà interamente sotto il controllo delle forze del dittatore Bashar al Assad. «Viene fatta la Storia», ha dichiarato il presidente siriano. Venerdì, secondo il Cremlino, «l'operazione dell'esercito siriano si è conclusa» e «le truppe governative siriane stanno liquidando fonti separate della resistenza dei radicali». A quanto riporta Al Jazeera, tuttavia, l'evacuazione della città sarebbe stata interrotta, con le parti che si accusano l'un l'altra di avere violato la tregua. Dopo oltre quattro anni di combattimenti e raid e mesi di assedio, forse sta per tornare la pace. Ma a quale prezzo umano e politico?

100 MILA MORTI IN CITTÀ. La battaglia di Aleppo sarà ricordata come la più sanguinosa della guerra civile siriana, con almeno 100 mila morti secondo l'Onu su un totale di circa mezzo milione, ma anche come quella che ha messo drammaticamente in luce l’incapacità delle potenze regionali e mondiali di risolvere la crisi.

A negoziare il cessate il fuoco sono Turchia e Russia. Usa e Paesi occidentali ormai non hanno voce in capitolo

Per le forze anti-governative la perdita di Aleppo è un colpo ferale, mentre per Assad e i suoi alleati, Russia e Iran in primo luogo, è una conquista fondamentale per la costruzione di quel corridoio sciita che da Damasco raggiunge Baghdad e poi Teheran. ​Tuttavia, la guerra in Siria è lontana dalla sua conclusione. Vari gruppi armati, tutti ormai di matrice islamista, controllano ancora importanti aree del Paese e l'Isis dalle sue roccaforti nell’Est continua - e continuerà - ad attaccare gli uomini di Assad.

IL SUMMIT TURCHIA-RUSSIA. Per cercare di capire cosa potrà accadere in Siria vale la pena sottolineare che in questi ultimi giorni a negoziare il cessate il fuoco sono Turchia e Russia. I loro ministri degli Esteri, con quello iraniano, si incontreranno il 27 dicembre a Mosca per discutere della crisi siriana. Stati Uniti e Paesi occidentali non sembrano avere ormai alcuna voce in capitolo e anche le Nazioni Unite sono state tagliate fuori. Una prova generale di collaborazione tra due avversari che hanno tutta l’intenzione di spartirsi questa parte di mondo, mettendo alle corde le potenze occidentali.

Dalle aree appena riconquistate arrivano testimonianze drammatiche. «Quello che lasciamo dietro di noi», dice Garon, gioielliere armeno della vecchia città, «è solo un deserto. Palazzi rasi al suolo dalle bombe, macerie, morte. In quel deserto a decine di migliaia abbiamo vissuto negli ultimi mesi. Non voglio più tornare là».

STRUTTURE SANITARIE DISTRUTTE. Ousama, un medico bloccato per quattro mesi ad Aleppo Est, racconta di aver curato e operato la gente in ambulatori improvvisati perché tutte le strutture sanitarie erano state distrutte. «Non avevo medicine e attrezzature. I miei pazienti morivano per mancanza di un semplice antibiotico o solo perché troppo indeboliti per affrontare una malattia o superare una ferita». Shemali, residente nella zona controllata dai miliziani, arrivato nella parte Ovest di Aleppo parla di cadaveri abbandonati in strada, «senza nessuno che li seppellisse».

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