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Ong nel mirino

Migranti
17 Dicembre Dic 2016 1200 17 dicembre 2016

Migranti, si infiamma lo scontro tra Frontex e Ong

Un documento dell'agenzia le accusa di collusione. Come già in passato il think tank di destra Gefira. Neugebauer di Sea Watch a L43: «Vogliono screditarci perché testimoni di quel che succede in Libia».

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Le accuse sono pesanti e arrivano direttamente da Frontex. Secondo il Financial Times, entrato in possesso di documenti riservati dell'agenzia di pattugliamento dei confini esterni europei, Frontex ipotizza collusioni tra i trafficanti di uomini e le Ong che operano nel Canale di Sicilia: Moas (Malta), Medici Senza Frontiere (Italia), Sos Méditerranée (Francia-Italia), Sea Watch e Sea Eye (Germania). Ai migranti, stando alle accuse, verrebbero consegnate «precise indicazioni prima di partire per raggiungere le navi delle Ong». Non solo. Il rapporto sostiene che a chi è salvato verrebbe detto «di non collaborare con le forze dell'ordine italiane o con Frontex». L'agenzia, quindi, lascia intendere che ci siano le Ong alla base delle mancate registrazioni delle impronte digitali nel nostro Paese, fatto che lo scorso anno è costato a Roma una formale accusa dell'Unione europea, ora rientrata.

«UN MODO PER SCREDITARCI». Il 2016 è stato l'anno in cui in mare sono morti più migranti: oltre 4.700. Da aprile a novembre la sola Medici senza frontiere ha salvato quasi 20 mila persone. Il Moas in tre anni afferma di aver salvato oltre 30 mila persone. Nel report di inizio dicembre, Frontex parla di un caso in cui «la rete dei trafficanti ha mandato i migranti direttamente verso le navi delle Ong». Netta la risposta delle organizzazioni: «È solo un modo per insultarci e screditarci», spiega a Lettera43.it Ruben Neugebauer di Sea Watch, tra le poche Ong rimaste ancora in mare a dicembre. «Non ci vogliono in mare perché sanno che non solo salviamo vite umane, ma siamo anche un occhio libero e indipendente che monitora quanto sta succedendo in Libia».

Un'imbarcazione della maltese Moas.

Alla Commissione Ue «vogliono eliminare il problema immigrazione facendo in modo che i migranti restino in Libia», attacca Neugebauer, parlando di azioni di addestramento della Guardia costiera libica che - sostiene - sono portate avanti nonostante ci siano interrogazioni parlamentari a Strasburgo che chiedono conto di diversi casi in cui ha sparato sui migranti. Rincara la dose Jens Pagotto, capo missione per le operazioni di ricerca e soccorso di Msf: «Si tratta di accuse estremamente serie e dannose», dice. Senza risparmiare una stoccata a Bruxelles: «La ragione per cui esiste un sistema economico di traffico di migranti è conseguenza del fatto che l’Ue non offre nessuna alternativa legale e sicura ai rifugiati e ai migranti che cercano protezione in Europa».

PER MEDMIG «NESSUNA COLLUSIONE». In soccorso alle Ong arriva anche Simon Mc Mahon, ricercatore dell'Università di Coventry che fa parte del team di MedMig, che monitora le dinamiche migratorie nel Mediterraneo Centrale: «Con le nostre ricerche abbiamo scoperto che i migranti non sanno chi li salverà», scrive in un tweet. «Nessuna collusione tra Ong e trafficanti».

Di opinione differente è un think tank, meno conosciuto e prestigioso, che arriva alle stesse conclusioni di Frontex. Si chiama Gefira, di base a Nijmegen, in Olanda. La società proprietaria, L.T.J. Kruitwagen, risulta anche “editrice” del magazine online del partito Newropeans, nato come sostenitore di un'Europa federale e democratica e oggi voce degli euroscettici. Il sito dà spazio, ad esempio, alle campagne No Euro della Lega Nord.

L'ACCUSA DI GEFIRA. In un'indagine del 15 novembre, il think tank scrive che le Ong che salvano vite in mare «sono parte della rete di trafficanti». «Qualunque sia il motivo che li muove», continua, «questo comportamento è illegale e in Paesi governati da Costituzioni, come quelli europei, un crimine dovrebbe essere perseguito qualunque siano le intenzioni di chi lo commette». L'eurodeputato leghista Lorenzo Fontana, il 10 dicembre, sulla base delle ricerche di questo gruppo ha costruito un'interrogazione parlamentare: «Chiunque alimenti, incentivi o supporti il traffico di uomini, dietro il finto paravento della solidarietà, mette in atto pratiche criminali e contribuisce a destabilizzare l’intera Europa. I responsabili di simili azioni dovrebbero essere severamente perseguiti».

Le Ong chiamate in causa da Frontex hanno chiesto «un chiarimento immediato da parte dell’agenzia europea», come spiega Msf, dicendosi «in attesa di un incontro formale». E mentre si consuma lo scontro diplomatico tra soggetti che dovrebbero stare dalla stessa parte, i flussi migratori non accennano a fermarsi: a novembre 13.740 profughi sono arrivati in Italia, il quadruplo rispetto allo stesso periodo del 2015. Il totale dei migranti individuati sulla rotta del Mediterraneo centrale nei primi 11 mesi dell'anno sale così a 173 mila.

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