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Guerra in Siria

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18 Dicembre Dic 2016 1800 18 dicembre 2016

La Siria dopo Aleppo: mappa delle forze anti-Assad

Il Fsa filo-turco arroccato a Nord. Gli insorti a Daraa e Quneitra. Fino ai gruppi islamisti nella zona di Idlib. L'ultima sconfitta indebolisce gli oppositori del dittatore. Ma non li annienta. Lo storico Majed a L43.

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da Beirut

La battaglia di Aleppo assesta un durissimo colpo ai ribelli siriani. La caduta della loro roccaforte nell'Est della città cancella di fatto le speranze di tutti gli oppositori, islamisti o meno, di Bashar al Assad di cacciarlo o, almeno, di sedere a un eventuale tavolo di negoziato per la transizione in una posizione di forza. Nonostante questo la galassia di formazioni jihadiste o ribelli presenti nel Paese è lontana dall’essere sconfitta.

L'ULTIMA GRANDE CITTÀ CONTESA. Con la caduta di Aleppo Est, gli anti-Assad hanno perso l’ultima grande città che controllavano, e le zone nelle loro mani si sono estremamente ridotte, concentrandosi ora soprattutto nella regione di Idlib a Nord del Paese, dove gruppi armati jihadisti come al-Sham Fatah e Ahrar al-Sham si contendono il potere. Ci sono poi i ribelli del Free Syrian Army (Fsa), sostenuti dalla Turchia, che attualmente sono arroccati a Nord di Aleppo, impegnati nel tentativo di creare una zona cuscinetto lungo il confine settentrionale, per cacciare l'Isis e impedire ai curdi di costituire il Rojava, lo Stato indipendente del Kurdistan siriano. Il Fsa era sorto con l’obiettivo di rovesciare Assad, ma ormai è completamente allineato all’agenda politica e militare che arriva da Ankara.

Gli insorti sono presenti anche nella parte meridionale della Siria, nelle regioni di Daraa e Quneitra. Sul cosiddetto “Fronte del Sud” il margine di manovra dei miliziani è molto limitato, sottomesso alla volontà della Giordania che regola il passaggio di uomini e rifornimenti. Diverse sacche di resistenza sono sparse nelle regioni di Hama, Homs, intorno alla capitale Damasco e al confine con il Libano, in particolare nel Jurd di Arsal. Infine, ci sono i jihadisti dell'Isis, che continuano a sfidare Assad e i suoi alleati, russi e sciiti, ma anche la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Completa il mosaico Israele, che sempre più spesso colpisce con i suoi aerei postazioni governative e di Hezbollah.

«LA RIBELLIONE NON SCOMPARIRÀ». «La perdita di Aleppo è un durissimo colpo per la corrente principale della ribellione, che contava sul sostegno di Paesi come la Turchia, gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e il Qatar, e che ora vede i suoi sponsor perdere la fiducia nel progetto», dice a Lettera43.it Ziad Majed, docente di storia del Medio Oriente in Libano. «Detto questo, la ribellione in quanto tale non scomparirà e la guerra non finirà presto, ma la sua natura e l’intensità possono iniziare a cambiare». «Ogni volta che una zona è riconquistata dal governo», prosegue il docente, «è imposto ai combattenti e ai civili di abbandonare l’area, per impedire la nascita di un movimento di guerriglia. Ma le tattiche di imboscate, autobombe attacchi fulminei o suicidi potrebbero essere comunque adottate da alcuni gruppi e diffondersi in tutto il Paese»

Assad ha avuto poco peso nella trattativa che ha posto fine alla battaglia, con il cessate il fuoco mediato da Russia e Turchia

Sull’altro fronte, quella di Assad è una vittoria da prendere con le pinze. La riconquista di Aleppo da parte del governo probabilmente non sarebbe stata possibile senza il sostegno degli alleati. Un anno fa, la battaglia era in una fase di stallo, l’esercito siriano è riuscito a sbloccare la situazione solo dopo che la Russia ha avviato la campagna di bombardamenti e l’Iran, insieme a Hezbollah, ha inviato truppe sul terreno. A questo si aggiunge lo scarso peso che il governo di Damasco sembra aver avuto nella trattativa che ha posto fine alla battaglia, con il cessate il fuoco mediato sostanzialmente da Russia e Turchia.

L'UTOPIA DI UN PAESE UNITO. Ora che l’odio settario è stato seminato in tutto il Paese appare impossibile immaginare un futuro di pace con una Siria unita sotto il governo di Assad. L’esercito potrà forse riprendere il controllo di tutte le province del Paese, ma difficilmente il controllo militare sarà sufficiente a ricostruire uno Stato unito. Anche dopo la liberazione di Aleppo resta solo una certezza: nella guerra siriana non ci sono e non ci saranno vincitori e sconfitti, ma solo perdenti.

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