MNB S Request Manager

Europa sotto attacco

MNB S Request Manager
20 Dicembre Dic 2016 0800 20 dicembre 2016

Terrore a Berlino, un camion falcia la folla: cosa sappiamo

La polizia dà la caccia a un tunisino di 24 anni, Anis Amri. Rilasciato il rifugiato pachistano fermato per l'attentato. L'Isis rivendica. Timori per l'italiana dispersa. Le cose da sapere.

  • ...

Un giovane tunisino di 24 anni, Anis Amri. È lui, in questo momento, l'uomo più ricercato d'Europa, dopo che la polizia tedesca ha confermato di avere buoni elementi per considerarlo l'attentatore che alla guida del camion sequestrato all'autista polacco Lukasz Urban ha ucciso 12 persone, ferendone 48, nella strage al mercatino di Natale di Berlino. Il ministro dell'interno tedesco,Thomas de Maizière, ha annunciato che è stato emesso un mandato di cattura per tutta l'area Schengen, nei confronti «di un nuovo sospettato, non necessariamente il colpevole», ma i dubbi sono pochi.

DOCUMENTI SUL CAMION. Secondo fonti di polizia, citate dalla stampa tedesca e britannica, si tratta di un giovane tunisino di 24 anni, i cui documenti sono stati trovati sul tir della morte. Mezzo di cui il tunisino si sarebbe impadronito dopo una colluttazione con l'autista polacco, morto da eroe tentando di neutralizzare, ma senza successo, il killer.

ARRIVATO IN ITALIA NEL 2011. Anis era arrivato a febbraio del 2011 assieme alle altre migliaia di tunisini che in quei mesi lasciarono il Paese in seguito allo scoppio della Primavera araba. Quando venne identificato, dichiarò di essere minorenne e fu trasferito in un centro di accoglienza per minori in Sicilia. Dopo qualche mese di permanenza nel centro, sempre secondo fonti investigative, il tunisino ha compiuto atti di danneggiamento e diversi reati. Diventato nel frattempo maggiorenne, è stato dunque arrestato, processato e condannato a quattro anni. Dal carcere è uscito nella primavera del 2015, ma non è tornato libero: nei suoi confronti è infatti scattato un provvedimento di espulsione. Anis Amri è stato così portato in un centro di identificazione ed espulsione in attesa del riconoscimento da parte delle autorità tunisine, obbligatorio per poter procedere al rimpatrio. Il riconoscimento, però, non è mai arrivato e, trascorsi i termini di legge, al tunisino è stato notificato un provvedimento di allontanamento dall'Italia. Secondo le fonti, l'uomo avrebbe effettivamente lasciato il Paese per andare in Germania.

AVEVA GIÀ PIANIFICATO UN ATTENTATO. Sarebbe stato quindi «fermato dalla polizia ad agosto con un falso documento d'identità italiano a Friedrichshafen», località sul lago di Costanza, al confine con la Svizzera. In quel momento risultava registrato in un centro per richiedenti asilo a Emmerich sul Reno, nell'area di Kleve, al confine con l'Olanda, ma poi il domicilio era stato cancellato dalle autorità. Non solo: secondo quanto riporta lo Spiegel online sarebbe stato «rinchiuso per due giorni nel carcere di Ravensburg» dopo che «il 30 luglio era stato fermato a Friedrichshafen per un controllo». Due giorni dopo, però, era stato rislasciato. Il giovane, recentemente radicalizzato, avrebbe utilizzato «almeno 12 nomi falsi» tra cui anche «un nome egiziano». E c'è chi scrive che fosse già stato sopettato di pianificare un attentato.

TAGLIA DA 100 MILA EURO. Sono stati offerti 100 mila euro di taglia a chiunque fornisca informazioni che portino all'arresto del sospettato. Mentre la tivù tedesca N24 ha comunicato che «un'azione della polizia si è svolta in Nordreno-Vestfalia» e ha visto impegnati circa 150 agenti armati e con giubbotti antiproiettile. Il giovane rifugiato di origine pachistana arrestato, e per ore considerato l'unico responsabile dell'uccisione di 12 persone e del ferimento di altre 48, è stato rilasciato. Il test del Dna eseguito con le tracce ritrovate sul tir ha evidentemente dato risultati negativi.

Secondo una ricostruzione del quotidiano tedesco Bild l'autista polacco del camion, Lukasz Urban, «avrebbe lottato fino all'ultimo» contro l'attentatore per fermare la strage. Questo dimostra che «era ancora in vita, nella cabina, al momento in cui il mezzo ha investito la folla».

FERITE DA ARMA DA TAGLIO SUL CORPO. Sul suo corpo sarebbero state trovate diverse ferite da taglio. Secondo l'inquirente sentito dal giornale prima dell'impatto «ci deve essere stata una lotta» e il terrorista «ha colpito più volte con un coltello» il 37enne polacco cui aveva rubato il mezzo, che poco prima dell'impatto «si sarebbe aggrappato al volante». L'attentatore, dopo l'impatto, avrebbe sparato a Urban prima di darsi alla fuga.

Tra i dispersi manca all'appello anche una donna italiana. Si tratta di Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, di Sulmona che vive e lavora nella capitale tedesca da diversi anni. Il suo cellulare è stato trovato sul luogo dell'attentato.

RIENTRATO UN CONNAZIONALE FERITO. Oltre a Fabrizia, c'è un solo italiano ferito: un palermitano di 34 anni, Giuseppe La Grassa, tornato a casa con 25 punti di sutura in faccia. Dovrà essere operato. «Ho sentito il rombo del tir e ho capito che stava accadendo qualcosa di grave», ha raccontato La Grassa.

1. La dinamica della tragedia: 12 morti e 48 feriti

La strage è avvenuta nel mercatino di Natale nella Breitscheidplatz ai piedi della Gedaechtniskirche, conosciuta come chiesa del Ricordo, una zona tra le più frequentate della città, sia dai berlinesi sia dai turisti. La zona è molto vicina alla frequentatissima Kurfuerstendamm, la via principale dello shopping e del Kadewe, il grande magazzino di Berlino e di fianco all'Europa center, uno dei più noti centri commerciali della città. Il procuratore generale tedesco, Peter Frank, ha confermato che l'attentato ha avuto uno «sfondo terroristico» a causa del suo «obiettivo» e del «modus operandi» simile a quello di Nizza. Un testimone ha raccontato che il camion, lanciato a 70 km/h, «non ha frenato», denunciando la mancanza di «protezione intorno al mercatino».

2. Rilasciato un sospetto: caccia all'uomo

La stampa tedesca ha fatto sapere che le forze dell'ordine stanno cercando un tunisino di 24 anni in relazione all'attentato. La polizia avrebbe trovato sul luogo «un documento di espulsione di un un cittadino tunisino di nome Anis Amri, nato nel 1992 nella città di Tataouine». Il sospetto «era arrivato in Italia nel 2012», secondo la Sueddeutsche Zeitung che cita fonti delle autorità. Nel luglio 2015 aveva poi raggiunto la Germania e dall'aprile 2016 risultava «tollerato». Un giovane pachistano, arrivato in Germania nello scorso febbraio attraverso la rotta balcanica era stato inizialmente arrestato, ma la polizia lo ha rilasciato dopo meno di 24 ore. L'attentatore, che in un primo momento si pensava avesse già attraversato il confine, potrebbe essere fra i feriti della strage.

3. Il camion partito dall'Italia: l'autista polacco ha lottato con il killer

Il tir ha targhe polacche ed è riconducibile a un'azienda di trasporti di Danzica, che dice di aver perso il contatto con il mezzo attorno alle 16. Proprio a quell'ora sarebbe stato rubato nella capitale tedesca, secondo quanto riferito dalla tivù polacca Tvn24. Dai rilevamenti del Gps risulterebbe che il tir sia stato a quell'ora più volte spento e rimesso in moto. Il tir era giunto dall'Italia e trasportava ponteggi di acciaio che avrebbero dovuto essere scaricati a Berlino. Il camion era partito dal nostro Paese il 16 dicembre. Secondo una ricostruzione del quotidiano tedesco Bild l'autista polacco del camion, Lukasz Urban, «avrebbe lottato fino all'ultimo» contro l'attentatore per fermare la strage, questo dimostra che «ancora in vita, nella cabina, al momento in cui il mezzo ha investito la folla». Sul suo corpo sarebbero state trovate diverse ferite da taglio. Secondo l'inquirente sentito dal giornale prima dell'impatto «ci deve essere stata una lotta» e il terrorista «ha colpito più volte con un coltello» il 37enne polacco cui aveva rubato il mezzo che poco prima dell'impatto «si sarebbe aggrappato al volante». L'attentatore, dopo l'impatto, avrebbe sparato a Urban prima di darsi alla fuga.

4. L'Isis rivendica: «Era un nostro soldato»

L'agenzia di stampa dell'Isis, Amaq news agency, ha rivendicato l'attentato di Berlino chiamando il terrorista un «soldato dello Stato islamico». A riferirlo su Twitter Rita Katz, la direttrice del Site, il sito che monitora l'estremismo islamico sul web. «Una vendetta per gli attacchi in Siria», è scritto sulla rivendicazione.

5. Italia in ansia: tra i dispersi una ragazza di Sulmona

È sulmonese l'italiana dispersa nell'attentato a Berlino. Si tratta di Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni che vive e lavora nella capitale tedesca già da diversi anni. Il suo cellulare è stato trovato sul luogo dell'attentato. Quando la giovane non si è recata al lavoro, è scattato l'allarme. Il padre della ragazza è impiegato alle poste di Sulmona e la famiglia è stata contattata dalla Farnesina: la madre e il fratello sono partiti immediatamente per Berlino. «Abbiamo capito che era finita stanotte all'una e mezza: siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l'aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona», ha detto affranto il padre di Fabrizia Di Lorenzo, Gaetano. «Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi», afferma trattenendo a stento i singhiozzi Gaetano, «è lì con mia moglie in attesa del Dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso