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Europa sotto attacco

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21 Dicembre Dic 2016 2105 21 dicembre 2016

Anis Amri, il killer di Berlino passato in Italia e salvato dalla Tunisia

Sbarcato nel 2011 da minorenne, era sfuggito all'espulsione grazie ai ritardi del prorio Paese. Quattro anni nelle carceri siciliane e appena due giorni in quelle tedesche, mille identità e lo status di soggetto «pericoloso». Ma il rimpatrio non è mai andato a buon fine. Il fratello: «Radicalizzato in prigione». Il Nyt: «Era nei radar degli 007».

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Anis Amri, il 24enne tunisino su cui pende una taglia di 100 mila euro per la strage di Berlino, costata la vita a 12 persone e il ferimento ad altre 48, è un autentico mago del camaleontismo. Dodici nomi, tre nazionalità, una capacità diabolica di comparire e scomparire e una disponibilità di documenti falsi da far impazzire i funzionari tedeschi. È stato in carcere, in Italia, per quattro anni, in Germania per solo due giorni. È sfuggito ai provvedimenti di rimpatrio dei due Paesi, anche per la complicità delle autorità tunisine che hanno ritardato oltre i termini di legge la procedure di riconoscimento. Ma non era sconosciuto alle intelligence occidentali. Secondo il New York Times «Amri era nei radar delle agenzie di intelligence statunitensi». Il quotidiano americano cita alcuni funzionari dei servizi secondo cui «l'attentatore aveva fatto ricerche online su come fabbricare una bomba e ha comunicato con l'Isis almeno una volta». Amri era nella no-fly list statunitense.

DOCUMENTI ARRIVATI IN RITARDO. Ora era sul punto di essere espulso dalla Germania, ammesso che le autorità fossero riuscite a rintracciarlo, ma i documenti necessari dalla Tunisia sono arrivati solo oggi: due giorni troppo tardi. Le prime tracce lo rivelano in Italia, sbarcato da solo nel febbraio 2011, tra le migliaia di tunisini che in quei mesi lasciavano il Paese in seguito allo scoppio della Primavera araba. Si dichiara minorenne, ma potrebbe essere stata la sua prima bugia, perché secondo i tedeschi oggi Amri di anni ne ha 24. È già inseguito da un'accusa per rapina a mano armata, per la quale sarebbe poi stato condannato in contumacia a cinque anni, secondo quanto riferiscono i media tunisini.

QUATTRO ANNI DI CARCERE IN ITALIA. Ma quattro anni se li fa in Italia per danneggiamento (tra le altre cose, appicca il fuoco al centro di accoglienza di Lampedusa) e poi, per il ritardo delle autorità tunisine, il provvedimento di espulsione dal nostro Paese non va a buon fine. Ed è proprio in prigione che, secondo uno dei suoi fratelli rintracciato dalla Bild, «si era radicalizzato dopo che aveva lasciato la Tunisia». Anche l'Ap è riuscita a mettersi in contatto con un fratello di Amri, che gli ha lanciato un appello: «Lo invito a consegnarsi alla polizia». Fonti investigative italiane affermano che Amri abbia poi lasciato l'Italia per la Germania dopo che gli era stato notificato un provvedimento di allontanamento.

E in Germania appare nel luglio del 2015. Si stabilisce in Nordreno-Vestfalia, roccaforte dei salafiti. Risulta registrato in un centro di accoglienza a Emmerich sul Reno, vicino a Kleve, al confine con l'Olanda ma frequenta con insistenza Berlino. La Sueddeutsche Zeitung scopre che in Nordreno-Vestfalia stringe contatti con il gruppo dell'iracheno Abu Walaa, il «predicatore senza volto», nome di peso della scena salafita tedesca, capo di una cellula di reclutatori per l'Isis e arrestato a Hildesheim lo scorso 8 novembre.

CLASSFICATO COME PERICOLOSO. Amri è invece sempre più attratto dalla capitale e dal febbraio 2016 si sposta a Berlino. Nel frattempo è già finito nel mirino delle autorità di sicurezza. La polizia criminale del Nordreno-Vestfalia avvia indagini nei suoi confronti, dice il ministro dell'Interno del Land, poi a febbraio le passa a Berlino. È classificato come «pericoloso». I servizi sospettano che cerchi finanziamenti per l'acquisto di armi automatiche da usare in un attentato e, da marzo a settembre, viene sorvegliato dalle autorità berlinesi. Gli inquirenti lo scoprono coinvolto solo in traffico di droga in un parco della capitale, senza elementi che sostanzino l'allarme dei servizi. Nel frattempo a giugno gli viene negato l'asilo, ma ottiene un rinvio dell'espulsione perché non ha i documenti. Ufficialmente è un «tollerato».

APPENA DUE GIORNI DI CARCERE. Ad agosto viene pescato su un autobus nel Sud della Germania con falsi documenti italiani. Assapora per due giorni le galere tedesche, poi viene rilasciato perchè non ci sono le condizioni per il suo rimpatrio. Ha un'arte nell'apparire e soprattutto nello scomparire. Ora è ricercato in tutta Europa.

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