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Europa sotto attacco

Polizei
22 Dicembre Dic 2016 0800 22 dicembre 2016

Attacco a Berlino, tutte le falle nella sicurezza

Polizia senza rete nei tunnel e in metro. Addetti alle anagrafi privi di strumenti per identificare documenti falsi. Lacune negli aeroporti di Tegel e Schönefeld. Cronache da una capitale ad alto rischio.

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da Berlino

Un debito pubblico cinque volte quello di Roma (59 miliardi di euro certificati nel 2012, contro i 12 miliardi della Città eterna), un territorio urbano ancora scarsamente controllabile, due metropoli in una che si stanno piano piano compenetrando. Berlino vittima dell'Isis non è una città tedesca come le altre e non è neanche come le altre capitali europee.

UNA CAPITALE IN PROGRESS. In Germania la questione della sicurezza di strutture e infrastrutture si intreccia ancora, scontrandosi, con gli inevitabili limiti della ricostruzione dopo la caduta del Muro: sono trascorsi più 25 anni dalla fine della Ddr, Berlino è sempre più bella e, anche nella parte Est, si sta gentrificando. Ma se, da una parte, le zone popolate (e ripopolate) di bohemien da tutto il mondo si imborghesiscono di pari passo con il costo degli immobili, dall'altra diversi cantieri restano in progress. La capitale dei quartieri svuotati nel 1989 e degli edifici da distruggere o riconvertire offre ancora molti spazi liberi: è una potenzialità per assorbire i creativi e ora anche le migliaia di profughi, e un pericolo.

DIVERSE FALLE DENUNCIATE. In questa cornice complicata vanno considerate la dinamica della strage del 19 dicembre e anche le indagini in corso. Non a caso, con il montare dell'allarme attentati, a Berlino nell'ultimo anno diversi cittadini e addetti ai lavori avevano sollevato le loro perplessità sull'adeguatezza delle reti di controllo e di metro e aeroporti, di fronte al rischio concreto di attacchi terroristici e anche per l'aumento della criminalità. Di seguito le vulnerabilità denunciate nella capitale, uno gli anelli deboli (non l'unico emerso) nell'apparato di sicurezza tedesco.

La comunicazione radio salta. Gli agenti sono costretti a collegarsi alle reti dei trasporti o usare i loro cellulari privati

Sindacato della polizia di Berlino, marzo 2016

Al super ricercato tunisino per il dirottamento del tir che ha ucciso 12 persone e ne ha ferite altre 48 al mercatino di Natale della Chiesa del Ricordo, a Charlottenburg, si è risaliti, secondo diverse fonti della polizia riportate dai media, da suoi documenti ritrovati sul camion. La colluttazione con l'autista polacco freddato è emersa dall'autopsia della vittima. Ci si chiede ora come mai, nel ricco quartiere delle spie e dei diplomatici dell'ex Berlino Ovest, non sia stato possibile risalire a un identikit dell'attentatore dalle telecamere di video sorveglianza della zona, né a bloccarne la fuga da ferito come si sospetta che sia. Il governo tedesco ha annunciato di rafforzare il personale delle forze di sicurezza schierato e la video sorveglianza nella capitale.

POLIZIA SENZA RETE RADIO. Se transennare tutte le piazze dei mercatini di Natale della Germania è impossibile, almeno Charlottenburg dovrebbe essere stato il quartiere più controllabile di Berlino dopo i (non lontani) viali che portano al Reichstag e alla porta di Brandeburgo attorniata dalle ambasciate. Potrebbe entrarci qualcosa la segnalazione, nel marzo del 2016, da parte dei sindacati della polizia cittadina di falle nella sua «rete speciale di trasmissione radio digitale». «Dentro gli edifici e nei garage, nei tunnel e in metro» la comunicazione era debole o addirittura interrotta: gli agenti sarebbero stati costretti a «collegarsi alle reti dei trasporti o a usare i loro cellulari privati». La causa starebbe «nel numero ancora insufficiente di stazioni base di trasmissione». «Un pericolo per la sicurezza», ammoniva il sindacato delle forze dell'ordine, «da rimuovere senza se e senza ma in vista della crescente minaccia del terrorismo jihadista».

Dopo l'attacco.

GETTY

Il 24enne Anis Amri al quale si dà la caccia in tutta la Germania è risultato, secondo le indiscrezioni circostanziate raccolte dai media dagli inquirenti, aver dormito in un centro profughi nel Nord della Germania. La sua domanda d'asilo sarebbe poi stata respinta, perché il migrante (transitato dall'Italia nel 2012 dov'era stato anche in prigione) sarebbe stato individuato vicino ad ambienti salafiti radicalizzati del Nord Reno-Vestfalia: sospettato di essere un «simpatizzante dell'Isis», il giovane tunisino era al momento destinatario di un decreto di espulsione e sarebbe stato anche attenzionato dall'antiterrorismo tedesco. Nondimeno, il suo allontanamento era in stato di «moratoria» per ragioni da appurare, l'estremista islamico era legalmente tollerato in Germania, dove era anche riuscito a far perdere le sue tracce.

DOMICILI CON DOCUMENTI FALSI. Dagli approfondimenti è emerso che era solito spostarsi rapidamente di città in città, cambiando più volte nome grazie a documenti falsi d'identità, sfuggendo alla polizia. Nel luglio 2016, un servizio giornalistico della trasmissione tivù Frontal 21 sul modello delle Iene aveva dimostrato come «per 250 euro fosse un gioco da ragazzi procurarsi un passaporto falso in Grecia, abbinandolo all'attestazione di un fornitore di soggiorno a Berlino, per essere poi registrati ufficialmente domiciliati nella capitale tedesca». In merito gli addetti comunali hanno raccontato di «non avere ancora le strumentazioni tecniche per identificare sul momento un passaporto falso, per esempio, siriano o ceceno». Solo una delle 12 circoscrizioni municipali di Berlino sarebbe dotata di queste «apparecchiature di controllo».

Lo scalo di Tegel.

GETTY

Dopo le molestie alle donne di Colonia e in diverse altre città tedesche per il Capodanno 2016, a Berlino come in tutta la Germania si è chiesta più presenza delle forze dell'ordine sul territorio, anche per contrastare i crescenti atti di vandalismo e di criminalità lamentati nella capitale. In seguito agli attacchi di Bruxelles del 22 marzo 2016, a Berlino erano state anche denunciate «lacune nel sistema di sicurezza della U-Bahn», la rete metropolitana tedesca. Ma i viaggiatori e gli addetti ai lavori avevano in particolar modo rilevato possibili falle in entrambi gli aeroporti della metropoli, sovraccarichi e inadeguati ai flussi crescenti verso Berlino, dove è in costruzione il grande e moderno nuovo scalo Willy Brandt che sarebbe dovuto essere pronto per il 2016 e invece non aprirà i battenti prima del 2019.

LE FALLE NEI DUE SCALI. Nel maggio scorso a Tegel, lo scalo intercontinentale di Berlino dove - non senza proteste sulla privacy - è stato di recente installato anche un body scanner, un addetto ai bagagli aveva dichiarato ai media in forma anonima che le migliaia di passeggeri erano gestiti da «80 sportelli, a causa della mancanza di personale». Per un'impresa di pulizie dell'aeroporto avrebbe anche lavorato «per 10 mesi anche un salafita 26enne segnalato dai servizi interni d'intelligence, con l'accesso a tutte le zone di sicurezza», inclusi i «rulli dei bagagli, fino al loro imbarco sull'aereo»: proprio in questo modo era stata piazzata a Sharm el Sheik la bomba tra le valigie dell'airbus russo esploso nel 2015 sopra il Sinai. Anche nello scalo berlinese minore, piccolo e inefficente, di Schönefeld per i voli low cost sono stati messi in dubbio gli standard di sicurezza, soprattutto all'imbarco nel Terminal A.

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