Attacco hacker,Trump attacca democratici
DIPLOMATICAMENTE 11 Gennaio Gen 2017 1515 11 gennaio 2017

Trump può essere una sveglia salutare per questa asfittica Ue

L'Europa divisa rischia di non riuscire a reggere il confronto, economicamente e geopoliticamente. Ma se il tycoon rappresentasse uno stimolo per un suo lungimirante riposizionamento?

  • ...

Nei poco meno di tre mesi dalla vittoria dei suoi grandi elettori si è scritto di tutto su questo cigno nero della politica americana. Soprattutto in una chiave talmente critica e spesso decisamente denigratoria che in certi momenti è apparsa deliberatamente provocata dallo stesso interessato, magari per accreditare la tesi del “cavallo pazzo”, di un qualcuno che è quasi meglio assecondare che contrastare direttamente. Ha lanciato segnali percuotenti a Pechino, che ha risposto in maniera accomodante ma ferma. Ha fatto altrettanto con il Messico che sembra comprensibilmente temere la forza condizionante del suo grande partner del Nord. Ha dato ai grandi marchi del mercato interno un eloquente saggio della sua logica anti-delocalizzazione.

L'INFAUSTO COMMENTO DI JUNCKER. Ha ribadito la sua attenzione positiva verso Vladimir Putin, che anche in questi giorni che precedono l'ingresso di Trump alla Casa Bianca è stato accreditato di un ruolo diretto nella sconfitta di Hillary Clinton, dimenticando, tra l’altro, l’intervento a gamba tesa del direttore del Fbi, tanto sorprendente quanto pernicioso, proprio nelle battute finali della campagna elettorale. Ha di fatto ignorato l’Ue che del resto ben poco ha fatto per rimediare all’infausto commento di Jean-Claude Juncker e Donald Tusk alla sua vittoria. Ha evitato di scoprire le sue carte in materia di future relazioni con l’Iran dopo le bordate ad alzo zero dei mesi precedenti.

LE CREPE NAZIONALISTE. Il terrorismo è stato confermato come il suo bersaglio prioritario, in nome della sicurezza nazionale della sua America, senza avventurarsi nella declinazione di una strategia in proposito. L’elenco potrebbe continuare, ma sarebbe superfluo perché adesso, finalmente, la saga delle speculazioni sul come sarà e sul che farà il nuovo presidente degli Stati Uniti è giunta al suo epilogo. Adesso la parola passa ai fatti. E i fatti ci dicono che la nuova Amministrazione americana trova un’Ue malata in quanto affetta dalla patologia insidiosa di una crisi di identità che si è rispecchiata e si sta rispecchiando nelle smagliature e nelle vere e proprie crepe del suo stesso tessuto culturale prima ancora che sociale e nella corrispettiva spinta a rinchiudersi in un micro-nazionalismo asfittico.

Si tratta di una situazione che l’attuale ceto dirigente, a livello nazionale ed europeo, non sembra in grado, complici anche i contraccolpi di una crisi economica e sociale ancora irrisolta, di leggere in profondità e dunque di affrontare con la necessaria visione di futuro. il cosiddetto vento populista ne è un sintomo, non la causa. Anche l’Interlocutore per eccellenza di questa Unione in affanno, Angela Merkel, che già trova in Trump un’anomalia concettuale oltre che politica, ha problemi a intestarsi il ruolo di partner surrogatorio dell’Ue. E ciò in ragione sia della dinamica interna tedesca, gravata da una nevralgica campagna elettorale, sia della precaria convergenza dell’Unione in materia geo-politica, a cominciare dai rapporti con Mosca.

UN'UE DIVISA PARTE BATTUTA. La britannica Theresa May non entra in linea di conto giacchè sta entrando nel tunnel di una Brexit che la vede assai meno convincente di quanto non avesse lasciato intendere di saper/poter essere. La Francia rischia addirittura di rappresentare l’anello della catena dell’Unione che si dissalda mentre l’Italia è in un limbo governativo-elettorale che certo non sorregge le ambizioni di ruolo che il governo vorrebbe accreditare. All’interno della stessa Ue e nel Mediterraneo, dove pure questo governo sta dando mostra di voler capitalizzare e rilanciare gli investimenti politici promossi in questi ultimi due anni dall’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Dunque un’Europa che non si sa se più inerme o disamata di fronte alla sfida-opportunità che Trump rappresenta. Unita, l’Ue è una potenza di tutto rispetto con cui anche l’irruento e imprevedibile Trump sarebbe indotto a fare bene i suoi conti. Divisa rischia di non riuscire a reggere il confronto, economicamente e geopoliticamente.

L’Ue dovrà far tesoro dei punti di convergenza interna raggiunti nel negoziato sul Ttip per evitare di perdere ulteriore terreno

Archiviato il Ttip (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti) da molti considerato un patto avvelenato, l’Ue dovrà far tesoro dei punti di convergenza interna raggiunti nel corso di quel negoziato per evitare di perdere ulteriore terreno rispetto alle pressioni che l’Amministrazione americana cercherà di esercitare spostando il terreno di mediazione sui singoli rapporti bilaterali coi Paesi membri. I versanti più delicati resteranno comunque quello politico-militare della Nato e quello dei rapporti con la Russia. L’Ue è in ritardo sul primo – e non solo per l’obiettiva difficoltà di aumentare le risorse destinate al bilancio dell’Organizzazione in questa fase di crisi - e sul secondo è assai meno coesa di quanto non appaia, fra spinte che trasudano rischiose nostalgie da Guerra fredda (che la vera storia dell’avanzamento della Nato ad Est, della crisi ucraina e della Crimea dovrebbe ormai far emergere) e aspirazioni a una realistica normalizzazione dei rapporti con Mosca.

SERVE UN RIPOSIZIONAMENTO LUNGIMIRANTE. ​Il rinnovo delle sanzioni non aiuta, ma chissà che passi proprio da Trump lo stimolo all’Unione per un suo più lungimirante riposizionamento in proposito che darebbe all’Europa anche quella leva politica oggi carente, capace di consentirle di partecipare da attore utile nella cruciale partita mediorientale. Che sia proprio questo cigno nero della politica, troppo americano per concepire un rapporto con Mosca che superi la soglia della partnership utilitaristica, troppo americano-centrico per sviluppare una politica multilateralistica che abbia il sapore di uno sbilanciato rapporto costo-benefici, una salutare sveglia per l’Europa?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati