Trump Vittoria

L'America di Trump

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20 Gennaio Gen 2017 1617 20 gennaio 2017

Trump, una squadra di generali e miliardari

Un solo afroamericano. Nessun latino. Poche donne. Maschi e bianchi: questa l'amministrazione voluta dal presidente Usa. Possibilmente con i soldi o in divisa.

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Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Nell'incertezza generale sulle future politiche di Donald Trump, uno dei pochi modi per fare previsioni è osservare le figure chiave della sua squadra che ha messo insieme. Da una parte, il nuovo presidente è stato costretto a garantire alcune poltrone al partito repubblicano, con cui si è duramente scontrato in campagna elettorale, ma senza il quale difficilmente riuscirebbe a governare.
Dall'altra, non ha voluto tradire l'anima radicale della sua campagna e ha dovuto dare qualcosa anche alle forze che l'hanno sostenuto durante la candidatura.

Barack Obama e Donald Trump nel giorno dell'insediamento.

Al di là dell'equilibrismo politico, la tendenza è stata quella di un largo favore verso la divisa, con tre generali nominati per poltrone fondamentali, e soprattutto verso il potere economico e finanziario. Abbastanza paradossale, considerato che il tycoon è riuscito a conquistare la Casa Bianca mostrandosi come il difensore del popolo e di «coloro che sono stati dimenticati». Dimenticati in questi anni proprio dal vertice della piramide economica a cui ora il magnate dà ulteriore potere.

LA CARICA DI PAPERONI E MANAGER. L'amministrazione include tre ultramiliardari, cinque ex amministratori delegati di aziende e alcuni dei manager più esperti e riconosciuti nella Corporate America. La carica dei paperoni nella squadra rappresenta un test per verificare se il governo può realmente essere gestito come un'azienda, come Trump ha sempre sostenuto di voler fare. Ma soprattutto consolida un sospetto: nella visione del tycoon l'economia deve ripartire dall'alto, non dal basso.

Segretario di Stato: Rex Tillerson

Per guidare la diplomazia americana Trump ha scelto Rex Wayne Tillerson, 64 anni, dal 2006 presidente e Ceo del gigante energetico Exxon Mobil Corporation, la quinta più grande compagnia al mondo per capitalizzazione. Si tratta dell'ennesimo top manager nella sua squadra, e nel dicastero probabilmente più importante.

LA PENSIONE PUÒ ATTENDERE. Originario del Texas, Tillerson è alla Exxon dal 1975 e per quest'anno era previsto il pensionamento. Alcuni dei suoi consiglieri la vedono come una scelta fuori dagli schemi che potrebbe portare la sua esperienza aziendale e la sua rete di conoscenze internazionali nella diplomazia. La nomina sarebbe stata sponsorizzata caldamente anche da molti dirigenti di grandi aziende americane.

FILO DIRETTO CON PUTIN. Ma c'è già chi storce il naso per il suo filo diretto con il leader del Cremlino Vladimir Putin, che nel 2013 lo ha onorato dell'ordine dell'amicizia per il miglioramento delle relazioni tra Usa e Russia. Due anni prima Tillerson aveva siglato un accordo con Mosca per le trivellazioni nell'Artico valutato fino a 300 miliardi di dollari. Accordo congelato dalle sanzioni, cui naturalmente il numero uno di Exxon si è sempre detto contrario, anche pubblicamente.

Segretario alla Difesa: James Mattis

Il nuovo numero uno del Pentagono sarà l'ex generale dei marine James "Mad Dog" Mattis. Mattis, contrario all'accordo per il nucleare con l'Iran, è stato costretto ad andare in pensione prima del previsto per tensioni con l'amministrazione Obama proprio sui rapporti da tenere con Teheran. Il generale e la Casa Bianca si erano già scontrati in precedenza per la gestione della Primavere arabe e per il progressivo ritiro delle truppe dall'Iraq, uno dei punti cardine della politica estera di Obama.

SEMPRE IN PRIMA LINEA. Mattis ha guadagnato il suo soprannome sul campo creandosi una reputazione di comandante carismatico e sempre in prima linea. Secondo il Marine Corps Times, «Mattis è uno dei marine più riveriti della sua generazione». Entrato nel corpo a 19 anni, ha ricevuto il battesimo del fuoco nella prima Guerra del Golfo, per continuare la veloce carriera prima in Afghanistan e poi ancora in Iraq. Nel 2003, all'inizio dell'occupazione di Baghdad, era già generale maggiore. L'anno successivo, 'Mad Dog' si è distinto nella battaglia di Falluja, uno dei capitoli più bui dell'invasione americana dell'Iraq.

Segretario al Tesoro: Steve Mnuchin

Steven Mnuchin

Ansa

La poltrona di ministro del Tesoro è andata a Steven Terner Mnuchin, 53 anni, ex partner di Goldman Sachs e produttore cinematografico di Hollywood, ma senza alcuna esperienza di governo. È il terzo uomo di Goldman Sachs a occupare questa poltrona, dopo Henry M. Paulson jr., sotto il presidente George W. Bush, e Robert E. Rubin, con Bill Clinton.

TRUMP CONTRADDICE SE STESSO. Mnuchin è stato il capo finanziario della campagna di Trump. La sua nomina è in aperto contrasto con la retorica del tycoon contro la grande finanza e i poteri forti di Wall Street. In uno spot elettorale, il magnate aveva dipinto il chief executive di Goldman Sachs come la personificazione dell'elite globale che aveva «derubato la working class».

Segretario al Commercio: Wilbur Ross

Il segretario al Commercio sarà l'investitore miliardario Wilbur Ross (patrimonio da 2,5 miliardi di dollari). Ross è da sempre considerato il «re della bancarotta». È uno specialista nel rilevare aziende in crisi, che però hanno grandi potenzialità sul fronte dei margini di profitto.

CONTRARIO AL LIBERO SCAMBIO. Ross ha contribuito a plasmare l'agenda economica della campagna elettorale di Trump, in particolare la linea dura sulla necessità di rinegoziare o annullare gli accordi di libero scambio. Il suo è un approccio sostanzialmente nazionalista.

Procuratore generale: Jeff Sessions

Jeff Session, procuratore generale nella squadra di Trump.

Sessions, 69 anni, è stato uno dei primi a sostenere Trump nel Senato. Conosciuto per la sua linea dura sull'immigrazione, il repubblicano è stato spesso accusato di razzismo. Nel 1986 gli fu negato un incarico nella giustizia federale dopo che alcuni colleghi lo accusarono pubblicamente di aver scherzato sul Ku Klux Klan. Sostituisce Loretta Lynch, la giudice che aveva fermato l'incriminazione di Hillary Clinton per il mailgate.

Consigliere per la sicurezza nazionale: Michael Flynn

Il generale Michael Flynn.

Michael Flynn ha collaborato in stretto contatto con Trump durante la campagna elettorale e si è occupato di temi sicurezza nazionale durante la transizione. Quello di consigliere per la sicurezza nazionale è un ruolo chiave ala Casa Bianca. Preoccupano le buone relazioni tra la Russia e Flynn. Secondo l'Ap, la sua simpatia per Mosca e le durissime critiche all'Islam radicale «non vengono viste di buon occhio da alcuni esperti di sicurezza nazionale statunitensi».

I CONTATTI CON MOSCA. Flynn si recò l'anno scorso a Mosca per un evento della tv statale Rt, al quale parteciparono anche il presidente russo Vladimir Putin e altri esponenti ufficiali russi. Alle critiche sulla sua partecipazione all'evento, Flynn aveva a suo tempo spiegato di essere stato pagato per parteciparvi, negando che stesse appoggiando uno sforzo di propaganda russo.

Senior Advisor: Jared Kushner

Sfidando la legge contro il nepotismo e i rischi di ulteriori conflitti di interesse, Trump ha portato alla Casa Bianca un membro della famiglia, nominando il giovane genero Jared Kushner consigliere senior con competenze sugli accordi commerciali e sul Medio Oriente. In vista della nomina, Kushner si dimetterà dalla posizione di Ceo in molte sue società e da editore del New York Observer, liberandosi anche di un «significativo numero di asset», tra cui Thrive capital, 666Fifth avenue e vari investimenti all'estero.

UNO DEI CONSIGLIERI PIÙ ASCOLTATI. Il 35enne Kushner appartiene a un'influente famiglia ebrea ortodossa del New Jersey. Nel 2005, suo padre Charles fu spedito in galera dall'allora procuratore Chris Christie per una vicenda di frode fiscale, finanziamenti elettorali illeciti e pressioni sui testimoni. Jared non gliel'ha perdonata e lo ha fatto estromettere dal cerchio magico di Trump. Come disse un amico a un reporter del New York Magazine, Charles Kushner si sentiva ''un Corleone'', ma pensava a se stesso come ''un Kennedy ebreo''. Jared, secondo i maligni, avrebbe ereditato entrambi gli aspetti: vendicativo e glamorous. Durante la campagna elettorale di Trump, Kushner è sempre rimasto nell'ombra, ma è stato il consigliere più ascoltato dal presidente, che ora lo ha premiato: la nomina equivale a quella di Stephen Bannon e Kellyanne Conway, con cui lavorerà per definire la strategia e l'agenda del suocero, mentre Reince Priebus gestirà l'attività ordinaria.

Ambasciatrice all'Onu: Nikki Haley

La governatrice del South Carolina, Nikki Haley, ricoprirà la posizione di ambasciatrice all'Onu. Haley, figlia di genitori Sikh emigrati dal Punjab, è governatrice del South Carolina dal 2011. Anche lei, durante le primarie del partito repubblicano, aveva appoggiato prima Marco Rubio e poi Ted Cruz, criticando aspramente la candidatura di Trump e arrivando a definirlo «un amico del Ku Klux Klan». Ha 44 anni ed è sposata con un capitano della Guardia nazionale. La sua parabola politica è cominciata nella cittadina di Bamberg, dove mamma e papà avevano aperto un negozio negli Anni 70. Haley è cresciuta nella religione di famiglia, ma poi si è convertita al cristianesimo.

POCA ESPERIENZA IN POLITICA ESTERA. Nel partito repubblicano è una star: a gennaio 2016 le fu affidata la replica all'ultimo discorso sullo Stato dell'Unione di Barack Obama e c'è già chi la vede in futuro alla Casa Bianca. Esperienza in politica estera? Scarsa. E la cosa potrebbe rappresentare un ostacolo nel processo di conferma da parte del Senato. All'attivo ha infatti solo otto missioni commerciali. Una delle quali, costata ai contribuenti 127 mila dollari per una settimana trascorsa in Europa in alberghi di lusso, venne a suo tempo aspramente criticata.

Direttore dell'Agenzia per la protezione ambientale: Scott Pruitt

Il presidente ha nominato Scott Pruitt, procuratore generale dell'Oklahoma e negazionista dei cambiamenti climatici, a capo dell'Epa, l'agenzia federale per l'Ambiente. «La mia amministrazione crede fermamente nella protezione dell'ambiente e Scott Pruitt sarà un attivo sostenitore della causa promuovendo allo stesso tempo il lavoro, la sicurezza e le opportunità», ha dichiarato Trump.

«BASTA CON NORME INUTILI». Pruitt, 48 anni, dovrà ripristinare «l'essenziale missione dell'Epa di tenere la nostra aria e la nostra acqua pulite e sicure», assicurando allo stesso tempo che l'agenzia non spenda i soldi dei contribuenti «in un'agenda fuori controllo e anti-energetica», ha aggiunto Trump. Dal canto suo Pruitt ha detto che gli americani «sono stanchi di vedere miliardi di dollari sottratti alla nostra economia a causa di inutili norme dell'Epa», ha detto. «Intendo guidare questa agenzia in modo che favorisca sia la responsabile protezione dell'ambiente che la libertà per le imprese americane».

Segretario allo Sviluppo edilizio: Ben Carson

Trump ha scelto Ben Carson come segretario allo Sviluppo edilizio (Housing and Urban developement). Avversario del presidente nelle primarie del partito repubblicano, il 65enne neurochirurgo è l'unico afroamericano in una squadra composta prevalentemente da maschi bianchi.

UNICO AFROAMERICANO IN SQUADRA. Per qualche settimana, all’inizio delle primarie nel 2015, aveva superato Trump nei sondaggi. «Sono entusiasta dell’idea di nomina il dottor Ben Carson come prossimo ministro all’Edilizia, ha una mente brillante ed appassionato all’idea di rafforzare le comunità e le famiglie che vivono in queste comunità», ha dichiarato Trump.

Segretario all'Energia: Rick Perry

Trump ha scelto di nominare l'ex senatore del Texas Rick Perry segretario all'Energia. Perry ha partecipato alle primarie del partito repubblicano ed era stato uno dei primi ad attaccare il tycoon chiamandolo «cancro dei conservatori».

IL DIPARTIMENTO CHE VOLEVA ROTTAMARE. Paradossalmente, Perry guiderà lo stesso dipartimento federale che lui stesso voleva eliminare (e di cui si dimenticò il nome in una celebre gaffe durante un dibattito nelle primarie del 2012).

Dopo lo scivolone, Perry si ritirò dalla corsa interna al partito. Ripresentatosi nel 2015, è stato il primo candidato a mollare alla luce dei pessimi sondaggi seguiti al primo dibattito a settembre.

Segretario alla Homeland security: John Kelly

A guidare l'Homeland security, il dipartimento per la Sicurezza interna, sarà il generale dei marine John Kelly. Kelly - che ha lavorato anche nell'amministrazione Obama come assistente di due capi del Pentagono, Leon Panetta e Robert Gates - è conosciuto per essere un duro. Sul tavolo si ritroverà alcuni dei dossier più caldi dell'amministrazione Trump, come quello dell'immigrazione e della lotta ai clandestini.

NON UN FEDELISSIMO DEL TYCOON. Kelly comunque non rientra nella cerchia dei 'fedelissimi' del tycoon. Non aveva dato alcun endorsement a Trump in campagna elettorale e si è sempre detto aperto a lavorare con qualunque amministrazione, repubblicana o democratica. È stato a capo dello Us Southren Command fino ai primi del 2016, comandando le forze Usa in Sudamerica e America Centrale. Ha prestato servizio anche in Iraq. Ha perso un figlio in Afghanistan nel 2010.

Segretario alla Sanità: Tom Price

Tom Price

Il deputato della Georgia Tom Price sarà alla guida del dipartimento della Sanità: Price svolgerà un ruolo centrale nel modificare (o rimpiazzare) l'attuale legge sulla sanità voluta da Obama. Trump si è impegnato a rivedere in tempi stretti l'Obamacare e Price, chirurgo ortopedico 62enne, è tra i critici di punta dell'attuale legislazione.

NEMICO DELL'OBAMACARE. Repubblicano del Sud, si è distinto a Capitol Hill proprio perché mentre la gran parte dei suoi colleghi si limitavano a criticare Obamacare, lui lavorava all'alternativa, presentando proposte di legge al rinnovo di ogni Congresso dal 2009 con un piano dettagliato per rimpiazzare la riforma. Ma non è tutto: Trump sembra volere affiancare a Price Seema Verma come alto dirigente a capo di sezioni cruciali: Verma è stata consulente di Mike Pence, quando questi era governatore dell'Indiana, e l'architetto dei cambiamenti apportati su Medicaid (l'assistenza sanitaria per i meno abbienti) proprio in quello Stato.

Segretario all'Istruzione: Betsy DeVos

Betsy DeVos, 58 anni, già legata al partito repubblicano in Michigan, è nota per le sue posizioni conservatrici e per la sua attività filantropica, svolta anche attraverso le fondazioni legate alla società di investimenti fondata assieme al marito, che investe nel settore della tecnologia e dell'energia. È miliardaria ed è una della principali sostenitrici del Gop in tutto il Paese.

SOSTENITRICE DI BUSH E RUBIO. Il fatto che Trump abbia scelto lei, secondo la stampa americana, mostra la volontà del presidente di pescare anche al di fuori del proprio cerchio magico. DeVos, infatti, aveva appoggiato durante le primarie prima la corsa di Jeb Bush, poi quella del senatore Rubio. E non è mai stata un sostenitrice entusiasta di The Donald, considerandolo un «intruso» nel partito repubblicano. I suoi toni ora sono decisamente cambiati.

Direttore della Cia: Mike Pompeo

(© GettyImages) Mike Pompeo, deputato repubblicano del Kansas scelto da Donald Trump per guidare la Cia.

Il repubblicano Mike Pompeo sarà il prossimo direttore della Cia. Deputato del Kansas, esponente dei Tea Party e membro a vita della National Rifle Association, è stato tra i più convinti oppositori all'Obamacare ed è contrario alla chiusura di Guantanamo. Pompeo è inoltre noto per essere stato tra i sostenitori del programma di sorveglianza dell'Nsa rivelato da Edward Snowden.

«SMANTELLARE L'ACCORDO CON L'IRAN». Tra i suoi grandi nemici figura l'Iran: «Non vedo l'ora di smantellare questo accordo disastroso con il più grande Stato sponsor del terrorismo del mondo», è stato il suo ultimo tweet.

Chief strategist: Stephen Bannon

(© Getty Images) Steve Bannon

«Un generale e un brillante stratega» per Trump. «Un nazionalista e un razzista» per le comunità ebraica e musulmana in America. La nomina di Steve Bannon a 'chief strategist' della Casa Bianca ha scatenato la prima vera e propria bufera sul 45esimo presidente degli Stati Uniti. Bannon è stato presidente della campagna elettorale del tycoon, è un ex di Goldman Sachs, ma soprattutto è il padre padrone del sito conservatore di destra (a sfondo razzista) Breitbarb News.

LE ACCUSE DI «NAZIONALISMO BIANCO». Il nuovo consigliere è accusato di aver trasformato il suo sito in uno strumento di «propaganda etnica e di nazionalismo bianco», con posizioni «razziste» e, aggiunge l'Anti-Defamation League, «antisemite».

Capo dello Staff: Reince Priebus

Reince Priebus, Capo dello staff di Trump.

Una prima indicazione della rotta presa dal tycoon era arrivata con la selezione del Capo dello staff della Casa Bianca, considerato da molti uno degli incarichi di maggiore potere a Washington. La scelta, che ha irritato molti degli elettori che hanno votato il magnate contro l'establishment, è caduta su un insider di Washington: Reince Priebus, presidente del partito repubblicano, che lo ha sostenuto lealmente e ha cercato di fare da ponte tra Trump e i dirigenti Gop, a partire dallo speaker della Camera Paul Ryan.

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