Daniel E Dorin Cioaba
2 Febbraio Feb 2017 1123 02 febbraio 2017

Rom, storia della comunità che vuole costruire il muro di Trump

Il re Dorin Cioaba offre agli Usa la manodopera per la tanto discussa barriera col Messico. Sono 12 milioni in tutto il mondo, hanno una monarchia atipica, furono vittime di persecuzioni. Dieci cose da sapere.

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Una minoranza contro l'altra minoranza. Mentre Donald Trump prosegue la sua politica anti-immigrati e conferma la volontà di allungare il muro che divide gli Stati Uniti dal Messico, la comunità internazionale dei Rom si offre di prestare la manodopera necessaria alla realizzazione della barriera. La proposta è arrivata direttamente da Dorin Cioaba, il "re dei Rom" di tutto il mondo: «Non credo che i messicani lo faranno», ha detto, «e mi sembra uno di quei lavori che non piacciono ai cittadini americani. Noi invece siamo tanti ed esperti nella lavorazione di ferro e cemento».

EPPURE SOSTENEVA HILLARY. Pura pragmaticità dunque, nessuna scelta ideologica. Tanto più che, in campagna elettorale, Cioaba aveva appoggiato Hillary Clinton: «Ma rispetto il volere degli elettori americani, che hanno scelto Trump». Ma chi è il re dei Rom? Quale comunità rappresenta? Quanti sono i Rom nel mondo e quanti quelli negli Stati Uniti?

1. Numeri: i rom sono 12 milioni in tutto il mondo

Secondo le stime più recenti, i rom sono 12 milioni in tutto il mondo. La gran parte di loro vive in Europa, e rappresenta il 12% della popolazione di Paesi come Romania (1,8 milioni di membri) e Bulgaria (750 mila membri). Ma è la Turchia il Paese al mondo con il maggior numero di Rom (2,75 milioni). Folta anche le comunità presenti in Russia (825 mila), Spagna (725 mila), Ungheria (700 mila), Serbia (600 mila), Slovacchia (500 mila), Francia (400 mila) e Grecia (265 mila).

2. Presenza americana: siamo a quota 1 milione

Ma quanti sono i rom americani che dovrebbero fornire a Trump la base di manodopera per la costruzione del muro? Un milione di persone, più o meno, una delle comunità numericamente più forti al mondo. La storia della loro emigrazione negli Usa è simile a quella di altre popolazioni, che hanno lasciato i loro Paesi in cerca di fortuna, ma ha, in più, la componente decisiva della deportazione dagli Stati europei che avevano colonizzato il Nuovo Mondo. Per quanto abbiano mantenuto la tradizione del nomadismo e molti di loro vivano ancora in case mobili, i rom americani non si spostano più in maniera casuale, ma seguendo itinerari precisi con mete stabilite in partenza. Un po' come fanno la gran parte dei cittadini americani, che si spostano da una città all'altra nel corso della loro vita per studiare e lavorare.

3. Gitani, gipsy, Manush: una comunità chiamata in tanti modi

Il nome Rom (Roma, al plurale) è ormai universalmente utilizzato dai membri di questa comunità per riconoscersi, ma non è l'unico usato al mondo per definire questi popoli. In Spagna, per esempio, vengono chiamati gitani, Kale in Finlandia, Manush o ancora gitani in Francia, gipsy (dall'errata convinzione che fossero originari dell'Egitto) nel Regno Unito e negli Usa.

Una giovane Rom davanti alla sua casa a Sarulesti, Romania.

4. L'equivoco della provenienza: sono originari dell'India

Il nome e la forte presenza nell'Est Europa sono alla base di uno dei più grossi equivoci sulla comunità Rom. Molti, infatti, sono convinti che si tratti di una popolazione autoctona della Romania, ma così non è. Secondo gli studi più accreditati, i Rom arrivarono in Europa nel XII secolo, partendo dal Nord dell'India e attraversando i Balcani. La conferma è arrivata da uno studio sui dati genetici di 13 comunità Rom in tutta Europa pubblicato sulla rivista Cell Biology nel 2012.

5. Una cultura sincretica: commistioni in dialetti, religione e musica

Pur mantenendo sempre la loro identità e non assimilandosi mai del tutto ai contesti dei Paesi in cui si spostavano, i Rom hanno integrato nella loro tradizione alcuni elementi delle culture con cui venivano in contatto. Segnali evidenti di questa commistione si riscontrano nei dialetti parlati, che contengono parole di origine hindi, ma anche persiana, armena e greca. Dal punto di vista religioso, i Rom hanno abbracciato l'islam o il cristianesimo, unendo a queste fedi alcune credenze radicate nella loro tradizione. Ma la cultura gitana ha anche dato tanto all'Europa e agli Usa, influenzando generi musicali come il jazz, il bolero, il flamenco.

6. Sopravvissuti a secoli di persecuzioni: la più grande quella nazista

Ovunque si siano spostati, i Rom hanno trovato diffidenza e discriminazione, venendo spesso segregati, schiavizzati, perseguitati fino alla morte. Il caso più celebre è certamente quello della Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, con i Rom tra le principali vittime dei genocidi nazisti. Ma nel corso dei secoli sono riportati diversi casi di bambini strappati ai loro genitori, donne torturate, uomini marchiati a fuoco. In alcuni Paesi, per spingere verso una completa assimilazione, l'uso dei dialetti Rom è stato proibito.

  • Un reportage di Piazza Pulita sui Rom in Romania.

7. Il problema dei diritti dei minori: matrimoni con bimbe di 12 anni

All'interno della comunità non mancano comunque problematiche legate ai diritti umani, in particolar modo a quelli dei minori. Tra le comunità più legate alla tradizione sono ancora diffusi i matrimoni che vedono coinvolte bambine di 12 anni, e un rapporto dell'Osce datato 2006 confermava la presenza di casi di minori venduti come schiavi sessuali, forzati a chiedere l'elemosina o utilizzati per compiere furti.

8. Una monarchia sui generis: non sovrana e sub nazionale

Forse stupisce sentir parlare di "re dei Rom", ma la carica di cui si fa vanto Dorin Cioaba è effettivamente esistente. Quella Rom è una monarchia non sovrana e sub-nazionale inserita all'interno di uno Stato repubblicano come la monarchia, che la tollera perché onorata da una comunità di 600 mila individui in Romania e 12 milioni nel mondo. La monarchia è stata fondata nel 1992, dopo la morte del dittatore Nicolae Ceausescu, quando i Rom hanno scelto di essere rappresentati e guidati da un sovrano e non da un semplice capo.

9. Il capostipite Ion: nato nel 1935, fu deportato da piccolo

Il primo "re dei Rom" è stato Ion Cioaba, scelto dal suo popolo di cui eri leader dagli Anni 60, quando tentò in tutti i modi di guidare la comunità in un difficile processo di integrazione in Romania. Nato nel 1935, Ion Cioaba era stato deportato da bambino in un campo di concentramento nazista in Transnistria, e anche per la sua storia personale godeva di grande prestigio all'interno della comunità. Durante il periodo della dittatura visse prevalentemente fuori dalla Romania, poi vi fece ritorno per diventare senatore.

10. Successione: uno scettro passato di padre in figlio

Alla morte di Ion, avvenuta nel 1997, fu il figlio Florin a ereditarne la carica, autoproclamandosi re e mantenendo lo scettro fino alla sua morte, sopravvenuta nel 2013 all'età di 58 anni. Florin non era riconosciuto come re dai rom di tutto il mondo, ma i suoi funerali a Sibiu, nella Romania centrale, videro una straordinaria partecipazione numerica ed emotiva. Alla sua morte la carica di re fu divisa tra i due figli: Daniel fu scelto come re dei Rom rumeni, Dorin come re dei Rom di tutto il mondo.

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