Cristina
processo 17 Febbraio Feb 2017 1245 17 febbraio 2017

Spagna, assolta la sorella di re Felipe

L'Infanta Cristina era accusata di malversazioni nel primo processo della storia nazionale in cui era imputato un membro della famiglia reale. Il marito condannato a sei anni.

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Nella 'storica' sentenza di primo grado sullo scandalo Noos, che ha fatto traballare negli ultimi anni la monarchia spagnola, il tribunale di Palma di Maiorca ha assolto l'Infanta Cristina di Borbone, serella di re Felipe VI, e condannato a sei anni e tre mesi suo marito Inaki Urdangarin, accusato di malversazioni, riferisce El Pais online .

DOVRÀ RISARCIRE 265 MILA EURO. L'Infanta Cristina è stata assolta dalle accuse penali, ma dovrà pagare con il marito 265mila euro a titolo di responsabilità civile. L'ex-socio di Urdangarin Diego Torres è stato condannato a 8 anni e 6 mesi di carcere oltre ad una multa di 1,7 milioni, e l'ex-presidente delle Baleari Jaume Matas a 3 anni e 8 mesi. Per la prima volta nella storia della Spagna moderna un membro della famiglia reale era giudicato in un processo penale. Cristina è al sesto posto nella linea di successione a re Felipe VI.

FONDI PUBBLICI PER SCOPI PRIVATI. L'inchiesta sullo scandalo Noos, iniziata 11 anni fa, ha contribuito a fare traballare la corona spagnola sotto l'ex-re Juan Carlos I, che tre anni fa ha abdicato in favore del figlio Felipe. La frode di cui la coppia era accusata sarebbe stata organizzata attraverso la Noos, associazione non lucrativa che organizza eventi sportivi, presieduta da Urdangarin. Dalle casse della fondazione sarebbe stata sottratta la somma di 5,8 milioni di euro derivante da fondi pubblici. Il denaro sarebbe stato girato all'immobiliare Aizoon dello stesso Urdangarin per finanziare i lussi della coppia.
Tra le spese citate dall'accusa risultano la ristrutturazione del palazzo di Pedralbes, la residenza ufficiale della principessa e del marito a Barcellona dove il personale domestico sarebbe stato assunto in nero, oltre a viaggi e cene da migliaia di euro pagati con le carte di credito della Aizoon. Secondo l'accusa, l'Infanta non poteva essere all'oscuro degli affari del marito. Ma per i giudici non è stato abbastanza per una condanna penale.

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