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Guerra in Siria

Mosul 4
7 Marzo Mar 2017 1200 07 marzo 2017

Terrorismo, quattro fronti per capire la crisi dell'Isis

Il Califfato è sempre più sotto attacco. In Iraq prosegue l'offensiva di Baghdad nei quartieri ovest di Mosul. In Siria tagliati i collegamenti tra le due roccaforti di Raqqa e Deir ez-Zor.

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Forse il completo collasso deve ancora arrivare. Forse la sconfitta dello Stato islamico è ancora lontana. Quello che è certo è che, da Mosul a Raqqa, l'Isis ultimamente raccoglie solo sconfitte. Ultima in ordine di tempo la perdita del secondo ponte della città in cui venne proclamato il Califfato. In mezzo il taglio dei collegamenti tra Raqqa e Deir ez Zor, l'addio a Palmira e la nuova avanzata turco-siriana nel Nord della Siria.

1. In Iraq perso il secondo ponte di Mosul

Le forze armate di Baghdad hanno annunciato di aver strappato ai miliziani dalle bandiere nere il secondo dei cinque ponti sul Tigri a Mosul. L'esercito iracheno e le forze speciali della Golden Division stanno portando avanti la delicata offensiva nei quartieri Ovest della città. Il 23 febbraio è stato riconquistato l'aeroporto internazionale nella zona Sud e da allora l'avanzata è continuata. La cellula per le informazioni militari ha detto che il ponte riconquistato il 6 marzo è quello di Hurriya, che si aggiunge a quello ripreso la settimana prima.

PRESO IL CONTROLLO DI EX EDIFICI GOVERNATIVI. Raed Shaker Jawdat, generale al comando delle forze della polizia federale irachena, ha affermato che le truppe regolari sono penetrate in altri tre quartieri: Dawasa, Dendan e Nabi Shit, nonostante i distretti siano stati disseminati di autobombe. Nella notte tra il 6 e 7 marzo le forze armate hanno ripreso il controllo degli edifici governativi nella zona occidentale della città. Tra i palazzi liberati anche il museo cittadino dove i miliziani distrussero reperti e opere del periodo assiro. Nel corso delle operazioni è stato riconquistato anche il consolato della Turchia dove nel 2014 l'Isis prese in ostaggio 49 persone che vennero. Sullo sfondo rimane il dramma di migranti e sfollati. Secondo le autorità irachene dal 19 febbraio oltre 70 mila persone sono scappate dai combattimenti nella zona Ovest della città.

2. Tagliato il collegamento tra Raqqa e Deir ez Zor

Altro grande successo sul terreno contro i terroristi dello Stato islamico è arrivato sulla strada che collega le due roccaforti siriane di Abu Bakr al Baghdadi. Stando ai media curdi, le forze delle Sdf (forze democratiche siriane), una milizia multietnica sostenuta dagli Usa e posta sotto l'ala protettiva dell'Ypg, avrebbe tagliato il collegamento tra la città di Raqqa e quella di Deir ez Zor. Secondo un militare curdo interpellato dalla Reuters, «tagliando la via tra le due città in pratica si certifica che l'accerchiamento della capitale di Daesh è completo».

VERSO UN MAGGIOR COINVOLGIMENTO USA. La chiusura della via costringerà ora l'Isis ad attraversare l'Eufrate per aggirare le milizie, ma anche questo potrebbe non essere sufficiente. La Coalizione a guida americana avrebbe bombardato pesantemente la zona distruggendo alcuni ponti lungo il fiume in direzione di Raqqa. Solo il 5 febbraio il Washington Post parlava della possibilità che gli Stati Uniti spingessero per compiere un'offensiva finale sulla capitale siriana dell'Isis. Il piano del Pentagono prevederebbe l'aumento delle forze speciali a stelle e strisce (dai Navy Seal ai Delta Force) con il supporto di elicotteri da combattimento e pezzi di artiglieria.

  • I droni dell'aviazione irachena bombardano Mosul.

3. Nord Siria isolato dopo la caduta di al Bab

Le sconfitte a Raqqa e Mosul sono solo l'ultimo capitolo di una lunga serie. Nel Nord della Siria la disfatta più cocente è stata nel centro di al Bab. Verso la fine di febbraio, indicativamente nello stesso periodo in cui cadeva l'aeroporto di Mosul, l'Isis veniva sopraffatto dall'Esercito siriano libero con un pesante aiuto da parte della Turchia, impegnata nell'operazione "Euphrates shield".

PERSO UN CENTRO DI INTELLIGENCE PER IL TERRORISMO. La città era uno dei centri nevralgici del Califfato, dove aveva sede il quartier generale delle operazioni di intelligence terroristica condotte anche contro l'Europa. Non bastasse le Sdf hanno anche preso il controllo dell'arteria principale che collega il Nord del Paese con Raqqa.

4. La perdita simbolica di Palmira

L'ultima grande sconfitta, più simbolica che strategica, è quella subita nello storico sito archeologico di Palmira. Le bandiere nere si erano riprese la cittadina intorno all'11 dicembre 2016. Ma dopo poco più di due mesi sono state ricacciate indietro da una massiccia offensiva delle truppe regolari di Damasco, appoggiate sul terreno dalle milizie sciite e in cielo dell'aviazione russa. Organi vicini al regime siriano hanno confermato che l'avanzata è avvenuta anche grazie alla completa ritirata dei miliziani.

UN VITTIMA RUSSA NELL'OFFENSIVA A PALMIRA. La decisione di ritirarsi probabilmente deriva proprio dai guai nel cuore del Califfato e nella difficolta a gestire i jihadisti anche a causa della crisi economica e di liquidità che attraversa. Ma il nuovo successo a Palmira è costato caro alla Russia. Il 6 marzo il ministero della Difesa ha confermato che un ufficiale di ricognizione di 24 anni ha perso la vita nel corso dell'offensiva. Un elemento che conferma come il coinvolgimento di Mosca in Siria non riguardi solo le operazioni aeree. Da quando il Cremlino ha deciso di prender parte alla guerra civile i militari russi che hanno perso la vita sono stati 27.

  • Il video realizzato da Save the Children per denunciare le conseguenze devastanti del conflitto sui bimbi. Almeno 5,8 milioni di loro vivono ancora sotto i bombardamenti.
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