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L'America di Trump

Germania riarmo
13 Marzo Mar 2017 0800 13 marzo 2017

Nucleare, anche la Germania pensa all'atomica

Trump è «inaffidable», Putin è alle porte. Sul territorio ci sono le bombe h americane. Mentre Londra e Parigi si rifiutano di condividere i loro arsenali. Così Berlino potrebbe armarsi.

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Il dibattito sulla bomba atomica in Germania ha fatto irruzione con la vittoria di Donald Trump alle Presidenziali americane e non è stato sparato da un tabloid sensazionalistico come la Bild (che pure ha cavalcato la proposta), ma porta la firma di un editoriale in favore del più autorevole quotidiano conservatore, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). Al quale ha risposto, con un no cubitale in punta di penna, nientemeno che il figlio di Rudolf Augstein, intellettuale e storico fondatore del magazine d'inchiesta progressista der Spiegel, da 70 anni dalla parte della Nato ma anche della distensione e del disarmo, senza se e senza ma.

UN TABÙ ROTTO DA TRUMP. Le due testate tedesche di peso internazionale litigano, contrapponendosi sulla rottura o meno di un «tabù» considerato intoccabile, nel Paese che è patria della follia dell'Olocausto e del Nazismo. Almeno fino alla salita destabilizzante alla Casa Bianca del più inaffidabile detentore della valigetta con i codici di lancio delle armi nucleari statunitensi stoccate nel mondo. Anche nella Germania smilitarizzata alla resa della Seconda guerra mondiale, di fatto occupata dai russi e dagli americani durante la Guerra fredda, fino alla caduta della Ddr e alla riunificazione del 1990.

Tanto ha potuto Trump. C'è un paese di poco meno di 1.200 anime nelle campagne del Land occidentale della Renania-Palatinato, terrorizzato per una buona parte dei suoi abitanti dal risultato delle ultime elezioni negli Usa. Lì, a Büchel in der Eifel, una decina di metri sotto terra, in un bunker della Bundeswehr (l'esercito tedesco) si trovano le ultime 20 bombe atomiche posizionate dagli americani nel territorio tedesco: sono del tipo B61 a idrogeno – in Italia ce ne sono una settantina tra le basi militari di Aviano, in Friuli, e di Ghedi, nel Bresciano – di una potenza d'esplosione maggiore dell'ordigno di Hiroshima.

ATOMICHE POTENZIATE. Sulla carta Barack Obama, premio Nobel per la Pace, aveva prospettato un piano di disarmo. Ma con la nuova crisi russa sull'Ucraina, nel 2013 il Pentagono ha stanziato 11 miliardi di dollari per prolungare la vita dei 200 ordigni atomici B61 sparsi in Europa, a Ovest della vecchia Cortina di ferro dove la Nato è tornata a schierare truppe e armamenti. A fine mandato, nel 2016 il predecessore di Trump ha disposto un nuovo restyling dell'arsenale nucleare di Büchel in der Eifel, da potenziare per missioni d'attacco su caccia.

Non possiamo fare grande affidamento su Trump, sediamo su una polveriera

Nel paese tedesco del bunker atomico Usa

In caso di un ordine della Casa Bianca, decollerebbero tornado tedeschi, che in Germania con Trump qualcuno si figura già come i nuovi piloti di Hiroshima. Nel paesino delle atomiche sentono di «non poter fare grosso affidamento» sul nuovo presidente degli Usa e «cresce l'insicurezza». «Sediamo su una polveriera», commentano. In campagna elettorale Trump aveva minacciato di svincolarsi da una Nato «obsoleta», soprattutto per la parte di difesa europea («ci costa troppo e funziona solo se ci siamo noi»). Eletto, ha raddrizzato il tiro («sosteniamo il patto atlantico ma gli alleati facciano la loro parte») ma annunciato che «l'arsenale nucleare va ampliato». Ed entrambe le prospettive spaventano i tedeschi, alimentandone la corsa al riarmo.

SPESA MILITARE RADDOPPIATA. L'ultima grande coalizione di Angela Merkel ha aumentato di anno in anno la spesa militare – come pure la produzione e l'export di armamenti – allineandosi con i Paesi scandinavi e dell'Est Europa allarmati dalle esibizioni di muscoli della Russia di Vladimir Putin. Per il 2017 è previsto un +8% degli stanziamenti per la Difesa tedesca (attinti dal surplus in bilancio). Il governo ha licenziato una crescita di organico di 5 mila soldati entro il 2024, quando si prevede di raggiungere anche la quota del 2% di spese militari sul Pil chiesta dalla Nato: 65 miliardi di dollari rispetto ai 39 miliardi attuali sono un'enormità, «per far cosa tutti questi soldi» ha argomentato Augstein, «forse un'atomica»?

Una protesta contro l'export di armi nei Paesi del Golfo, davanti al Parlamento tedesco.

Panzer, armamenti e 450 militari dell'esercito sono intanto partiti per la Lituania tra gennaio e febbraio 2017, per guidare la missione Nato anti-russa. Anche il falco dei cristiano-democratici della Cdu Roderich Kiesewetter, ex generale dell'esercito, è dell'avviso della necessità di una dotazione di «strumenti di deterrenza» dell'Unione europea, con la Germania a capofila. La Francia non è un Paese disponibile a condividere con i tedeschi il suo arsenale nucleare, la Gran Bretagna è in fase di Brexit. E anche i Paesi dell'Europa dell'Est chiedono a Berlino di fare cartello, per condividere l'atomica in modo da fare scudo a Trump e Putin.

LA SVEZIA SI BLINDA. Con un possibile disimpegno degli americani in Europa, c'è un timore diffuso tra i gruppi di potere conservatori che la Germania resti sguarnita di fronte al «cedere dell'architettura dei poli contrapposti, la Nato da una parte e la Russia dall'altra, rimessa in discussione con Trump». Con il presidente degli Usa che attacca i tedeschi sull'euro e sull'Ue, e brandisce l'arma del nucleare, potrebbero esplodere crisi diplomatiche. Mentre Putin intanto intimorisce il Nord e l'Est Europa. Dalle incursioni di caccia e sottomarini russi nel territorio nazionale, dal 2017 la Svezia ha reintrodotto la leva obbligatoria per uomini. Necessaria dopo che la spesa militare, dall'annessione russa della Crimea nel 2013, ha ripreso a crescere come non accadeva dai tempi della Guerra fredda.

Il 93% dei tedeschi vuole proibire le armi nucleari, oltre l'85% è contrario ai depositi di bombe atomiche degli Usa

Indagine Forsa 2016

Al governo tedesco si inizia a chiedere una «revisione delle politiche di sicurezza». Uscire dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), al quale la Germania aderisce dal 1960, non sarebbe un processo semplice, tanto meno immediato. Ma anche alcuni analisti di sicurezza del Paese sostengono che «l'idea non è così assurda, non è da escludere che anche i tedeschi debbano iniziare a riflettere su come difendersi. E con Trump alla Casa Bianca il tema potrebbe purtroppo diventare attuale prima del tempo».

OPINIONE PUBBLICA CONTRARIA. Si fa un gran parlare sui media di «deterrenza» perché, ricorda la Bild, secondo i dati a disposizione, «la Russia ha oltre 7 mila bombe atomiche e l'Europa appena 512». Ma l'opinione pubblica tedesca è spaventatissima dall'idea di un riarmo – già in atto – e del ritorno alle reciproche minacce atomiche da Guerra fredda. Da un sondaggio dell'istituto nazionale Forsa dell'aprile 2016, il 93% della popolazione era per «proibire le armi nucleari, chimiche e biologiche» e oltre l'85% contrario allo stoccaggio di bombe atomiche Usa in Germania e al loro potenziamento. Si «giocava col fuoco», ma certo allora c'era Obama alla Casa Bianca, con Trump è un'altra storia.

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