Brexit
20 Marzo Mar 2017 1238 20 marzo 2017

Brexit, Londra formalizzerà l'uscita dall'Ue il 29 marzo

Secondo i media britannici, il governo di Theresa May avrebbe scelto la fine del mese per invocare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che fa scattare ufficialmente la procedura per lasciare i 28.

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A nove mesi dal voto che ha cambiato l'Europa, il Regno Unito ha deciso il giorno in cui formalizzerà l'uscita dall'Unione: il meccanismo di avvio della Brexit scatterà il 29 marzo. Il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, ha confermato che l'esecutivo «è stato informato in anticipo» dal governo britannico sull'intenzione di inviare il 29 marzo la lettera che invoca l'applicazione dell'articolo 50 per l'uscita del Regno Unito dalla Ue. «Siamo pronti a cominciare il negoziato» ha aggiunto specificando che «subito dopo» la Commissione pubblicherà le raccomandazioni per il negoziato e che il presidente Ue, Donald Tusk, convocherà un vertice straordinario per formalizzare il mandato negoziale per Michel Barnier.

LETTERA UFFICIALE. È stato l'ambasciatore britannico a Bruxelles, Sir Tim Barrow, ad informare l'ufficio del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, della data scelta dalla premier Theresa May. L'iter prevede la notifica ufficiale all'Ue tramite una lettera firmata dal primo ministro con la quale si dichiara l'intenzione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione avviando quindi un negoziato della durata di due anni. «Siamo all'inizio del più importante negoziato per il Regno Unito nell'arco di una generazione», ha affermato in una nota il ministro per la Brexit, David Davis.

TUSK: «LINEE GUIDA ENTRO 48 ORE DALL'INVOCAZIONE». Tusk ha confermato con un tweet che «entro 48 ore dall'invocazione dell'articolo 50 da parte del Regno Unito, presenterò ai 27 la bozza delle linee guida» per il negoziato. Tusk già in occasione del Consiglio europeo di due settimane fa aveva anticipato che sarebbe stato in grado di varare le linee guida entro 48 ore.

Intanto il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, ha confermato che l'esecutivo «è stato informato in anticipo» dal governo britannico sull'intenzione di inviare il 29 marzo la lettera che invoca l'applicazione dell'art.50 per l'uscita del Regno Unito dalla Ue. «Siamo pronti a cominciare il negoziato» ha spiegato Schinas specificando che «subito dopo» la Commissione pubblicherà le raccomandazioni per il negoziato e che il presidente Ue, Donald Tusk, convocherà un vertice straordinario per formalizzare il mandato negoziale a Michel Barnier.

MERKEL: «NOTIFICA NON ROVINERÀ ANNIVERSARIO DEI TRATTARTI». La notifica del 29 marzo non rovinerà il summit di Roma e le celebrazioni per i 60 anni dei Trattati. Ne è convinta Angela Merkel, oggi ad Hannover per la fiera Cebit. Secondo la cancelliera tedesca May aveva sempre indicato la fine di marzo come data per la notifica della Brexit e «non fa alcuna differenza se la notifica arriva un giorno prima o tre o sette giorni dopo». Per la leader tedesca l'attenzione su cui dovrà focalizzarsi l'Ue è il rafforzamento e la cooperazione tra gli altri 27 membri».

INSIDIA PER IL REFERENDUM SCOZZESE. La decisione di far scattare l'art.50 apre un periodo di forte incertezza nel Regno Unito. In patria la May deve gestire i rapporti con la leader scozzese Sturgeon intenzionata a portare avanti una nuova campagna referendaria per l'indipendenza, campagna che per il momento Westminster non vuole concedere. Le opposizioni al governo conservatore dovranno anche fronteggiare le critiche delle opposizioni che considerano il piano della Brexit piuttosto generico.

CONSERVATORI AVANTI NEI SONDAGGI. Intanto i tories godono almeno dei favori dei sondaggi. Secondo una rilevazione dell'Icm per il Guardian il partito conservatore svettare al 45% contro il 26% del Labour. Se l'economia del Regno per ora ha risposto molto bene al dopo referendum, nonostante le tante voci allarmistiche, è però da vedere cosa accadrà durante i negoziati, in momenti cruciali come l'uscita dal mercato unico e la partita dell'accordo per il libero scambio.

BRUXELLES POTREBBE CHIEDERE 60 MILIARDI. Come in ogni divorzio che si rispetti c'è poi sempre un "conto" che rischia di esasperare gli animi dei negoziatori: sono quei 60 miliardi di euro che Bruxelles vuole chiedere a Londra per gli impegni di spesa già presi in passato.

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