Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

Accordo
20 Marzo Mar 2017 1154 20 marzo 2017

Migranti, l'accordo Ue-Turchia un anno dopo

Gli sbarchi in Europa sono scesi nel 2016 da 1,1 milioni a 363 mila. Ma a elevati costi umani. Fare ricorso? Un'impresa. Bilancio di un'intesa pericolante, che Erdogan ha minacciato di fare saltare già quattro volte. 

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L'accordo sui migranti tra Unione europea e Turchia compie un anno. Dal 20 marzo 2016 il governo di Ankara blocca in mare i profughi siriani diretti verso le isole greche, in cambio di un aiuto di 3 miliardi di euro per il biennio 2016-2017 (di cui 1 miliardo preso da fondi della Commissione europea e gli altri 2 suddivisi in tranche fino al 2018 dai Paesi membri). Per ogni profugo - soprattutto siriani - fermato da Ankara, i Paesi dell'Unione ricollocano in Europa un richiedente asilo dalla Turchia. L'accordo prevede anche un'accelerazione dei negoziati per l'ingresso in Ue di Ankara e l'eliminazione - come prima concessione - dell'obbligo di visto per i cittadini turchi.

RELAZIONI SEMPRE PIÙ TESE. Il bilancio, 12 mesi dopo, è senza appello: i rapporti tra Ankara e Bruxelles sono sempre più tesi, la rotta verso la Grecia si è ridotta ma al prezzo, denunciano le ong, di violazioni del diritto d'asilo sia per coloro che sono bloccati in Turchia sia per coloro che sono arrivati nel Paese ellenico.

Nel 2015 in Europa sono entrati, via mare, quasi 1,1 milioni di profughi. Nel 2016, gli sbarchi sono scesi 363 mila. In particolare, le partenze dalla Turchia si sono ridotte a 176 mila, contro le oltre 857 mila prima dell'entrata in vigore dell'accordo. A questo si aggiungono le operazioni contro i trafficanti di uomini turchi: già a dicembre 2015, quando ancora le diplomazie discutevano il negoziato, la Guardia Costiera di Ankara faceva registrare l'arresto di 1.300 trafficanti di uomini. In realtà, però, le reti degli smuggler, come riporta la stessa Commissione nei rapporti sull'andamento dell'accordo Ue-Turchia, sono ancora floride. Solo le rotte sono cambiate, diventando più lunghe e pericolose.

LA FREDDEZZA DELLE CANCELLERIE EUROPEE. Solo tra il 20 aprile e il 18 giugno 2016 il secondo rapporto della Commissione (datato fine giugno 2016) cita tre episodi di navi intercettate a largo di Creta con a bordo circa 500 persone. Il quarto rapporto (dicembre 2016) afferma che tra settembre e dicembre dello scorso anno sono state fermate 18 imbarcazioni con a bordo oltre 1.500 persone, che dalla Turchia volevano raggiungere l'Italia. Probabilmente le operazioni di polizia contro i trafficanti non sono state abbastanza. Al 27 febbraio 2017, sono stati reinsediati dalla Turchia in Europa 3.919 migranti, di cui 1.406 in Germania. Solo 13 Paesi partecipano al programma: segno della freddezza con cui le cancellerie europee hanno salutato l'iniziativa di Bruxelles. Sono 1.487, invece, i profughi spediti in Turchia dalla Grecia.

IL LIMBO DEI RICHIEDENTI ASILO. Dodici mesi fa, l'emergenza profughi era un problema soprattutto della Germania, Paese in cui i migranti siriani vogliono chiedere asilo. Proprio la diplomazia tedesca ha guidato Bruxelles negli accordi con il governo di Recep Tayyip Erdogan e l'8 marzo 2016, sempre su spinta di Berlino, la Commissione europea annunciava la chiusura della rotta balcanica. L'effetto, in realtà, è stato quello di intrappolare nel limbo migliaia di possibili richiedenti asilo, che in Paesi come Serbia e Macedonia non hanno mai nemmeno avuto l'occasione di fare domande, visto che non esiste una legge in materia.

Chi voglia fare ricorso per trattamenti illegittimi verso i migranti non sa contro quale istituzione europea puntare il dito

La ong Access Info Europa da un anno chiede di sapere chi sia responsabile dell'accordo con la Turchia. Senza aver mai ottenuto risposta. Tutte le comunicazioni della Commissione sono ridotte a un misero comunicato stampa del 18 marzo. In sostanza, chi voglia fare ricorso per trattamenti illegittimi verso i migranti non sa contro quale istituzione europea puntare il dito. «Per Erdogan l'accordo è sempre stata un'arma per minacciare l'Europa», spiega Bianca Benvenuti, ricercatrice dell'Istituto affari internazionali esperta di Turchia. Tanto che l'accordo, fin dall'inizio, ha sempre rischiato di fallire. Ancor più da quando Erdogan ha ricucito le distanze con nemici storici come Russia e Israele alla fine dello scorso anno.

RIPETUTE MINACCE DA ANKARA. «Il risultato che Erdogan avrebbe voluto ottenere è la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi verso l'Europa», aggiunge Benvenuti. Ma, secondo il Sultano, Bruxelles non ha fatto abbastanza in questa direzione. Ecco allora le ripetute minacce, per bocca dello stesso leader turco o del suo ministro degli esteri Mevlüt Çavuşoğlu, che tanto risalto hanno avuto sui giornali italiani e internazionali: «Turchia-Olanda, Erdogan ora minaccia di rivedere accordo Ue sui migranti», 14 marzo; «Turchia, Erdogan minaccia l’Europa: “Permetteremo ai rifugiati di varcare le frontiere”», 25 novembre 2016; «La Turchia minaccia di cancellare l'accordo Ue sui migranti», 3 novembre 2016; «Senza il rilascio dei visti per Schengen, la Turchia minaccia di fermare l'accordo Ue sui migranti», 1 agosto 2016.

RIPERCUSSIONI SULLA GRECIA. L'escalation diplomatica, però, ha sempre un fine interno: in particolare, l'ultima querelle con l'Olanda è tutta in vista del prossimo referendum costituzionale promosso ad aprile. A novembre scorso, quando il parlamento europeo aveva votato lo stop ai negoziati per l'ingresso della Turchia in Ue, Erdogan aveva persino dato un numero di migranti che sarebbero arrivati in Europa: 3 mila al giorno. Minaccia che però suona poco credibile, ragiona ancora Benvenuti: «Data la situazione in Grecia, molte famiglie siriane non accetterebbero più di tornare indietro, soprattutto ora che si sono stabilizzate». Un risultato, allora, l'accordo l'ha raggiunto per certo: peggiorare ancora una volta il sistema d'accoglienza in Grecia. Tanto quasi da far rimpiangere quello turco.

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