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20 Marzo Mar 2017 1844 20 marzo 2017

Parigi, l'aeroporto di Orly verso i controlli biometrici

Lo scalo pensa a soluzioni innovative per scongiurare il rischio di nuovi attentati. Ma deve fare i conti con i difensori della privacy.

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Scongiurare il rischio di nuovi potenziali attentati in aeroporto. A un anno dall'attacco allo scalo di Bruxelles e a 48 ore dall'aggressione in quello di Parigi-Orly, il gruppo Aéroports de Paris ha annunciato la possibile introduzione di sistemi biometrici per l'individuazione di potenziali terroristi nascosti tra la folla. «È probabilmente una soluzione verso cui potremmo orientarci», ha annunciato il numero uno di Adp, Augustin de Romanet, ai microfoni di France Inter.

IL MODELLO DI TEL AVIV. A Orly, dove ci sono 2 mila telecamere, il riconoscimento biometrico già viene praticato per velocizzare i controlli doganali, ma non per scovare individui potenzialmente pericolosi. Il principio è semplice: al passaggio di una persona schedata dalla polizia l'occhio elettronico distingue i suoi tratti somatici e segnala la sua presenza alla centrale. Lo scorso autunno, il numero di Adp si era recato in Israele per «studiare i metodi» della security all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Anche se il «rischio zero non esiste», ha osservato.

PROBLEMI DI NATURA ETICA. Il riconoscimento biometrico comporta inoltre problemi di ordine etico. Alcuni temono che violi la privacy. Negli Usa, lo scorso ottobre, una cinquantina di associazioni per la difesa delle libertà individuali aveva espresso «preoccupazione» per l'uso di simili tecnologie da parte di polizia e Fbi. In Francia ci si interroga anche su metodi alternativi, come perquisizioni sistematiche all'ingresso degli aeroporti o la creazione di check-point automobilistici, come avviene in Israele, una soluzione non praticabile secondo De Romanet. «A Ben Gurion» - ha sottolineato - «ci sono meno di 6 milioni di passeggeri all'anno, contro i 66 milioni a Charles-de-Gaulle (Roissy) e i 30 a Orly. Con i check-point dovremmo gestire troppi ingorghi, la soluzione è irrealizzabile».

MIX DI ALCOL E DROGHE. Secondo lui, l'attuale dispositivo ha comunque mostrato la sua efficacia nell'attacco di sabato a Orly. «Un militare è stato capace di disarmare, con precisione e senza danni collaterali, questo individuo preso da uno scatto di follia». L'autopsia ha rivelato che l'aggressore, Ziyed Ben Belgacem, era «sotto l'influsso di alcol e droga». L'improvvisa escalation di violenza e aggressività sembra essere dovuta più a una esplosiva miscela di cocaina, cannabis e bevande alcoliche che non alla «radicalizzazione», che già le prime affermazioni del procuratore François Molins sembravano stemperare. Ziyed, delinquente comune con precedenti per furti, rapine e spaccio, era rimasto al bar di Vitry fino alle 3 del mattino, poi era stato fermato mentre guidava ad alta velocità e a fari spenti nei pressi di casa. Lì la reazione con la pistola a pallini contro il posto di blocco, poi il succedersi di episodi di violenza fino all'assalto nell'area partenze del terminal di Orly-Sud, al grido di «morire per Allah». I risultati dell'autopsia gettano una luce nuova sui fatti, il concatenarsi di azioni, l'escalation di violenza non sono un piano preordinato, piuttosto gli effetti di uno stato di alterazione. Il padre, in mattinata, aveva detto a Europe 1 che il figlio non era mai stato un terrorista: «L'islam? Non veniva alla preghiera, beveva. Vedete quello che possono fare alcol e droga...»

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