Comey
20 Marzo Mar 2017 1542 20 marzo 2017

Trump, il Fbi: «Indaghiamo su possibili collusioni con Mosca»

Il direttore James Comey conferma in un'audizione al Congresso l'esistenza di un'inchiesta in corso sui contatti tra l'amministrazione e la Russia prima e dopo l'elezione del tycoon.

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Il Fbi sta indagando su possibili collusioni del team di Donald Trump con la Russia nel corso delle elezioni del 2016. Lo ha confermato il direttore dell'Fbi James Comey nell'audizione presso la commissione intelligence del Congresso.

NESSUNA PROVA DELLE INTERCETTAZIONI ALLA TRUMP TOWER. Il presidente della commissione, il repubblicano David Nunes, ha inoltre ribadito lunedì 20 marzo - aprendo l'audizione - che dalle verifiche condotte non risulta ci siano state intercettazioni 'fisiche' presso la Trump Tower, come sostenuto dal presidente, che aveva accusato il suo predecessore. È tuttavia possibile, ha aggiunto, che «altre attività di sorveglianza» siano state condotte contro Trump e suoi collaboratori. Il democratico Adam Schiff, che co-presiede la commissione, ha auspicato che il capo del Bureau sia in grado di «chiudere definitivamente» le discussioni attorno alle accuse di intercettazioni.

PRIMA CONFERMA ALL'INDAGINE IN CORSO. Si tratta della prima volta che il Fbi conferma ufficialmente e pubblicamente l'esistenza di un'inchiesta su tentativi di interferenza da parte di Mosca sulle elezioni presidenziali in Usa, compreso potenziali contatti tra collaboratori di Trump ed esponenti del governo russo, con l'obiettivo di verificare se alcun crimine sia stato commesso. Comey ha affermato di essere stato autorizzato dal dipartimento di Giustizia a rendere pubblica la circostanza, mentre solitamente l'agenzia Usa non si esprime sulle inchieste in corso. Il direttore del Bureau ha tuttavia sottolineato non verranno resi noti altri dettagli in quanto di natura riservata, «frustrante, ma necessario» ha detto.

CASA BIANCA: «NIENTE DI NUOVO». La prima reazione della Casa Bianca è stata di indifferenza. Per l'amministrazione Trump nelle dichiarazione del capo dell'Fbi non c'è nulla di nuovo. «Indagare e avere prove sono cose diverse» ha detto il portavoce Sean Spicer che ha ribadito come al momento «non ci sono prove di collusioni» tra la campagna di Trump e i russi, almeno stando alle testimonianze delle persone che hanno avuto accesso alle informazioni dell'intelligence. Il portavoce ha però voluto ribadire come la fuga di notizia sia un crimine perseguibile.

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