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Guerra in Siria

Attacchi Chimici In Siria
4 Aprile Apr 2017 1629 04 aprile 2017

Siria, la lunga scia delle armi chimiche del regime

Non solo Idlib. Il primo attacco con gas è avvenuto nel 2013. Anche se l'Onu non accertò le responsabilità. Il 99% dell'arsenale fu distrutto nel 2015. Ma le bombe al cloro sono rimaste. Storia di una guerra tossica.

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L'attacco a Khan Sheikhun, a Sud di Idlib, che ha causato la morte di oltre 72 persone, potrebbe essere il il più grave attacco chimico nella guerra civile siriana dal 2013. Il 21 agosto di quell'anno una serie di missili colpirono la zona di Ghuta a Est di Damasco, una zona controllata dai ribelli che si opponevano al regime di Bashar al Assad. Quei missili, secondo una successiva analisi dell'Onu, contenevano 350 litri di gas Sarin.

GLI USA PRONTI A INTERVENIRE. L'episodio portò gli Stati Uniti sull'orlo della guerra contro il regime. L'amministrazione Obama aveva affermato in precedenza che l'uso di armi chimiche era la "linea rossa" che Damasco non avrebbe dovuto superare, pena un intervento Usa. L'azione militare di Washington venne scongiurata con un accordo tra Russia e Usa che portò il regime siriano ad ammettere il possesso di armi chimiche e ad accettare la loro eliminazione.

INDIVIDUATI DUE TIPI DI MISSILI. Quell'attacco venne poi analizzato dall'Onu con un'investigazione indipendente, pubblicata il 16 settembre dello stesso anno. In quel report si legge che tutte le prove raccolte dimostrano che i razzi lanciati erano di tipo terra-terra e che contenevano un agente nervino, il Sarin, individuato a Ein Tarma, Moadamiyah e Zamalka, tra villaggi della zona di Ghuta. I frammenti prelevati sul luogo hanno permesso di individuare due tipi diversi di missile: un 140 mm sparato da un vecchio lanciamissili di fabbricazione sovietica BM-14 e un 330 mm di fabbricazione siriana.

Anche il segretario dell'Onu Ban Ki-moon disse che i risultati erano inconfutabili. Nonostante questo, il report non è stato in grado di stabilire la paternità dell'attacco. Quelle armi erano nella disponibilità del regime quanto in quella dei ribelli. Da quel giorno iniziò un lungo percorso per la distruzione delle armi. Entro la fine del 2013 al Siria si impegnò a consegnare quasi 1.300 tonnellate di componenti chimici all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, l'Opcw (che quell'anno vinse il Nobel per la Pace).

DICHIARATO TUTTO IL MATERIALE? Le armi vennero caricate su navi norvegesi e danesi e trasportate nel porto di Gioia Tauro dove furono trasferite su una nave militare statunitense, la Cape Ray, che le distrusse in acque internazionali. Nel giugno del 2015 l'Opcw annunciò di aver distrutto il 99% delle armi chimiche di Assad, pari a 1.328 tonnellate di iprite, gas mostarda e Df, un precursore del Sarin. Ma diversi Stati membri avanzarono dubbi sul fatto che il regime avesse dichiarato tutto il materiale in suo possesso.

Un'immagine bruciata di Bashar al Assad.

Il processo di distruzione non riguardò il gas cloro perché usato anche a scopi industriali. Nel tempo diverse denunce sull'uso di quel gas in attacchi del regime, attraverso i cosiddetti "barili bomba", sono state fatte tra il 2014 e il 2016. Un'inchiesta dell'Opcw e dell'Onu arrivò alla conclusione che le forze governative avevano compiuto tre bombardamenti con cloro, mentre lo Stato islamico aveva utilizzato iprite in almeno un attacco.

DIVERSI EPISODI SENZA "FIRMA". In particolare il regime avrebbe colpito il villaggio di Talmenes a Sud di Idlib nell'aprile del 2014 e il centro di Sarmin bombardato il 16 marzo 2015. Sullo sfondo molti altri episodi a carico dell'esercito siriano sono rimasti senza autore. Quasi tutte le indicazioni sono arrivate nel Nord-Est del Paese in un area che va da Aleppo a Kifr Zita, un villaggio a Ovest di Latakia.

SANZIONI DA PARTE DELL'UE. Il 28 febbraio 2017, tuttavia, la Russia e la Cina hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu per l'adozione di sanzioni contro il governo siriano. Il 20 marzo è stata l'Unione europea ad aggiungere 4 alti funzionari militari siriani alla lista di membri del regime soggetti a sanzioni, proprio perché sospettati dell'uso di armi chimiche.

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